Tra sogno e disordine: la via di Alessandra Prato e Camilla Reggio

Le due alpiniste che hanno preso parte alla prima edizione del CAI Eagle Team si sono raccontate nel libro 'Le vie dei sogni', che il 25 aprile diventerà una serata di Trento Film Festival

 

Col senno del poi, il CAI Eagle Team è stato un vero e proprio "dream team": Alessandra Prato e Camilla Reggio si sono conosciute infatti grazie alla prima edizione del progetto di formazione di giovani alpinisti del Club Alpino Italiano e Club Alpino Accademico Italiano, in cui sono entrate dopo una durissima selezione. 

Camilla, torinese del 1996, ha iniziato ad appassionarsi di montagna durante gli studi in Ingegneria Biomedica al Politecnico di Torino, approdando all’arrampicata e allo sci alpinismo con il CAI di Chieri dopo anni di basket e rugby a livello agonistico. È da poco tornata da un anno in Giappone, a Kanazawa, dove si è recata per un progetto di ricerca scientifica grazie a una borsa post dottorato nel campo dell’ingegneria biomedica, in collaborazione con il Politecnico di Torino, la Kanazawa Medical University e la Chubu University. 

“Senza sogni non si va da nessuna parte”. Alessandra Prato

Alessandra, milanese, classe 1995 (e socia SEM della Scuola di Alpinismo “Silvio Saglio”), aveva già una carriera avviata come fisica e astrofisica. A guardar molto le stelle, però, la testa deve esserle rimasta aggrappata a qualche montagna, al punto che quello che era un semplice hobby è diventato una scelta di vita, invertendo l’ordine: oggi infatti l’alpinismo occupa la maggior parte del suo tempo, solo marginalmente dedicato al lavoro come ingegnere in un’azienda di microelettronica. “Senza sogni non si va da nessuna parte”, afferma lei decisa. “E io un primo passo per realizzarli l’ho fatto quando ho scelto di mollare un contratto a tempo indeterminato e tutte le mie sicurezze senza un piano B”.

Dei tredici protagonisti intervistati da Andrea Greci nel libro Le vie dei sogni. L’alpinismo italiano di oggi e di domani (pp. 176, CAI Edizioni, 18 euro, prefazione di Erri De Luca), Reggio e Prato rappresentano i talenti più emergenti e giovani. Anche loro parteciperanno alla serata organizzata all'interno del programma del Trento Film Festival al Teatro Sociale, il 25 aprile, ore 21

Da zero a mille, con il CAI

Quando a gennaio 2025 sono partite per la Patagonia, scelte da Matteo Della Bordella fra i sei alpinisti su quindici che avevano partecipato alla prima edizione del progetto CAI Eagle Team, che con quella spedizione premiava i più meritevoli, Prato e Reggio non erano digiune di esperienze, ma si trovavano ad affrontare la loro prima spedizione internazionale. Non capita proprio a tutti di partire per un luogo così iconico come la Patagonia con due alpinisti come Della Bordella e Luca Schiera, appena pochi anni dopo avere iniziato ad arrampicare. Camilla ha aperto in quell’occasione Jineteada con Giacomo Meliffi, variante alla Rubio y azul, sulla Aguja di Media Luna (Cerro Torre), in stile trad e molto clean. Alessandra purtroppo è stata male e non ha potuto salire nulla sul Fitz Roy, dove era destinata la sua cordata.

Pochi mesi prima, le due erano state in Kirghizistan ad aprire la loro prima via insieme, in un ambiente sconosciuto e fuori dalle rotte tradizionali: Messy Dreamers, un nome scelto non a caso. L’idea di essere “sognatrici disordinate” aderisce perfettamente all’immagine che loro stesse danno di sé. L’impresa è valsa loro il significativo Premio “Paolo Consiglio” 2025, conferito ogni anno dal Club Alpino Accademico a spedizioni leggere, esplorative, indipendenti, possibilmente compiute da giovani in ambito extraeuropeo, in stile alpino. La via era stata candidata anche ai Piolets d’or.

Prima del Kirghizistan e della Patagonia, per Camilla Reggio è significativo il Diedro Rosso al Corno Stella, nelle Alpi Marittime, affrontato a luglio 2023 il giorno prima di compiere 26 anni, quando già sapeva di essere entrata nell’Eagle Team, infatti con lei c’erano anche Marco Cocito e Riccardo Volpiano. Mentre Alessandra Prato ama ricordare l’apertura di Ave Jacki sul Mont Greuvetta nel giugno 2024, con Cocito, Camilla e il tutor Alessandro Baù. “Ci sono vie che mi hanno segnato per come le ho vissute io innanzitutto, vie che ricorderò sempre perché sono tra le linee esteticamente più belle che abbia mai scalato: l’Etat de Choc al Petit Clocher du Portalet, o la Paolo VI alla Tofana di Rozes, la Tissi o la Cassin sulla Torre Trieste, la Via che non c’è in Brenta: indimenticabile anche perché c’erano 30 gradi sotto zero”.

La via dei sogni

Non so se ho più sogni o più progetti, ma il confine tra i due va abbastanza sfumando con il tempo, perché più prendo consapevolezza di me come alpinista e più capisco che ogni sogno in fondo è realizzabile. Basta avere tanta motivazione, tanta preparazione e i compagni giusti”. Lo afferma Alessandra Prato e fischiano le orecchie a Camilla Reggio, che evidenzia proprio il carattere mutevole dei sogni: “Ho sempre tante idee, tante vie che vorrei fare in giro per il mondo, anche se ora, dopo esser stata lontana così tanto dall’Italia, ho proprio voglia di stare vicino a casa, sul Monte Bianco, sul Cervino”. Non c’è nulla di paragonabile alpinisticamente in Giappone.

Il sogno non è però solo realizzazione, come spiega bene Camilla:È una via che se ci pensi all’inizio magari sembra impossibile, o molto difficile, ma piano piano inizia il processo di effettiva realizzazione del sogno, dalla ricerca del compagno all’allenamento. Anzi, ancor prima, da esperienze precedenti che ti inducono a pensare che ce la puoi fare a tentare una certa via con una buona possibilità di riuscire”. Per lei una fiammella si è accesa con una via storica e ambita come il Diedro Rosso al Corno Stella, ma è stato l’ingresso nell’Eagle Team a far divampare l’incendio. “I sogni si sono moltiplicati, con lo scambio di idee tra di noi o anche con l’influenza dei vari tutor, che mi hanno dato tanta ispirazione”.

La Messy Dreamers aperta in Kazakistan con Alessandra è arrivata così. “La nostra Avventura con la a maiuscola” la definisce infatti la Prato, “perché ha unito il tema del viaggio in terre inesplorate a quello di un grande progetto alpinistico personale. L’avventura si può cercare, ma si trova dove non sai bene cosa aspettarti”. 

"Non aprirei mai una via dove ce ne sono tante. In Europa è un po’ più difficile”. Camilla Reggio

Andare in un posto e disegnare la tua linea è stata una cosa molto molto bella” anche per Camilla. “Aprire vie nuove mi piace tantissimo perché dà spazio alla creatività, spingendomi a cercare pareti nascoste e sperdute dove trovare spazio. Non aprirei mai una via dove ce ne sono tante. In Europa è un po’ più difficile”.

Per Alessandra a guidare il sogno può essere “la pura estetica della linea”, come su Silbergeier in Rätikon, Delicatessen in Bavella (Corsica), Ali Baba a Aiglun (8a+, una delle più difficili vie di arrampicata sportiva della Francia), per dire di quelle tecnicamente toste ma più accessibili. Altro paio di maniche se invece parliamo di “ambienti pazzeschi e montagne mozzafiato”: in questo caso al primo posto ci sono “le Trango Towers, o le Torri del Paine, dove la sola idea di scalare mi dà le vertigini. Ad affascinarmi è proprio l’estrema complessità di vie come Eternal Flame o Riders on the Storm (la prima sulla Nameless Tower a Trango, in Pakistan, la seconda sulla Torre Centrale del Paine, nella Patagonia cilena, NdR), per ora più vicine al sogno che al progetto. Solo la logistica richiede una mega preparazione, un sacco di tempo e una buona dose di fortuna. Ma è proprio questo che alimenta la mia dedizione, la mia motivazione a crescere come alpinista, perché la combinazione tra ambiente, scalata e complessità rappresenta l’apoteosi dell’alpinismo per me. E non posso nemmeno dire che la via dei sogni è una sola, perché a me piace esplorare, ricercare sempre nuove avventure, e in quanto nuove spesso le trovo dove e quando non so bene che cosa aspettarmi”.

L’alpinismo è… un’occasione imperdibile

Entusiasmo, dedizione e determinazione”, ma anche “divertimento”: Andrea Greci ne Le vie dei sogni sintetizza così l’essenza dell’alpinismo espresso da Alessandra Prato e Camilla Reggio. Se la passione per la montagna è innata, entrambe devono al CAI la spinta in più a svegliarla e alimentarla. Un’occasione come l’Eagle Team passa una volta sola, ma anche le sezioni locali sono state fondamentali. Per imparare la tecnica, ma anche per dare uno spessore più culturale a quella vocazione verticale. E ora non resta che affinare l’esperienza, che più si va avanti e più si allarga anche ad aspetti che all’inizio sono meno pressanti, come la gestione della comunicazione sui social o gli sponsor. Come fare a continuare a bruciare di un grande fuoco, senza scottarsi?