Val di Fiemme, dal bosco ferito da Vaia rinasce la 'Foresta delle stelle'

Con 20mila nuovi alberi e una mulattiera di guerra da ripristinare, il progetto mira a restituire nel tempo un bosco “il più resistente e resiliente possibile”, con uno sguardo verso il cielo

 

A Predazzo il bosco sta ricominciando a crescere dove Vaia lo aveva raso al suolo, e ci sta riuscendo anche grazie a Foresta delle stelle, un progetto che ha già consentito il rimboschimento di 10 ettari di terreno colpiti dalla tempesta del 2018 con circa 20mila nuove piantine. “A oggi il rimboschimento è quasi concluso”, afferma Ilario Cavada, tecnico forestale della Magnifica comunità di Fiemme, che spiega anche quali saranno i prossimi passi da affrontare per completare il progetto: “Effettueremo anche il ripristino di un sentiero storico, una mulattiera della Prima guerra mondiale, dopodiché realizzeremo alcune strutture per l'osservazione delle stelle”, aggiunge, spiegando il perché di un nome così particolare per un progetto di rimboschimento. 

“Effettueremo anche il ripristino di una mulattiera della prima guerra mondiale, dopodiché realizzeremo alcune strutture per l'osservazione delle stelle” Ilario Cavada

“L’ambiente è privo di inquinamento luminoso, quindi si è rivelato molto adatto per l’osservazione della porzione visibile del cielo, essendo comunque una vallata alpina e, per questo, molto stretta”, spiega. L’iniziativa è stata promossa dalla collaborazione tra la Magnifica comunità di Fiemme, la fondazione dei dipendenti del Gruppo Vkr e Wownature, un’iniziativa di Etifor, impresa accademica dell'Università di Padova nata dal dipartimento territorio sistemi agro-forestali. L’obiettivo dei progetti promossi, come in questo caso, è quello di affiancare alla ricerca scientifica attività di tutela e rigenerazione concreta degli ecosistemi forestali, proprio come nel caso della Val di Fiemme.

Un bosco più resiliente 

Ma non è stata la tempesta di vento dell'ottobre 2018, da sola, l’unico avversario dei milioni di abeti rossi, abeti bianchi e larici abbattuti in tutti questi anni: “Il recupero del legname e la bonifica del territorio colpito sono stati completamente conclusi”, spiega Cavada, che aggiunge: “I danni maggiori, in realtà, non sono arrivati con Vaia, ma nel triennio-quadriennio successivo, con l'epidemia del bostrico tipografo. È un fenomeno tipico dopo eventi come questo e, purtroppo, non gestibile. Non c'è una cura, è possibile solo effettuare il recupero tempestivo del legname, al quale fa seguito poi la riforestazione artificiale”. Le stime più recenti, infatti, indicano che Vaia ha abbattuto circa 14 milioni di alberi nel solo nord-est italiano, mentre il numero di alberi uccisi dal botrico potrebbe arrivare ad essere addirittura il doppio in alcune zone: “In alcuni distretti specifici i danni da bostrico hanno già raddoppiato quelli di Vaia: per ogni albero abbattuto dalla tempesta, 2 alberi sani sono stati attaccati dal bostrico”, scriveva Etifor nel 2023. 

“Non c'è una cura per il bostrico, è possibile solo effettuare il recupero tempestivo del legname”.

Una volta completata la lunga opera di rimozione del legname abbattuto o malato, dunque, la sfida è diventata quella di ricostituire i boschi danneggiati. E proprio il rimboschimento attuato in Val di Fiemme ha seguito regole precise, dal momento in cui i boschi che sovrastano Predazzo sono stati ripopolati rispettando due certificazioni internazionali di sostenibilità ambientale, il PEFC e l'FSC. Le due certificazioni, ottenute tra il 1997 e il 2007, prevedono infatti che per il rimboschimento vengano utilizzate specie tipiche della fascia alpina: “Parliamo di abete rosso, larice, pino silvestre e qualche latifoglia montana come l’acero montano, il sorbo degli uccellatori o la betulla. È un mix di specie piantate simulando quello che avviene in natura, dando così il massimo grado di naturalità e ripristinando i boschi con l’obiettivo che siano il più resistenti e resilienti possibile a eventi come la tempesta Vaia o attacchi epidemici”, afferma Cavada. 

Una mulattiera di guerra in attesa del cantiere

Oltre al rimboschimento, il progetto è composto da un’altra grande sezione ancora ferma alla fase di progettazione. Si tratta del recupero di una mulattiera realizzata nel 1916 per l'accesso alla zona di guerra che, nel corso della Prima guerra mondiale, “toccava le creste del Lagorai, proprio sopra la valle”, racconta Cavada. Il tracciato del sentiero E339, che permette l'accesso a tre laghi alpini molto frequentati (Lago di Moregna, il più caratteristico e a forma di cuore, Lago delle Trote e Lago Brutto) è oggi “abbastanza degradato, a tratti difficoltoso”, afferma il tecnico forestale, che sottolinea come – essendo una mulattiera sottoposta a tutela – il ripristino richieda cautela. Gli interventi previsti riguarderanno soprattutto la sistemazione del fondo e canalette per lo scolo dell'acqua.

L’ultimo atto di questo progetto che, afferma Cavada, dovrebbe terminare nel 2027, riguarderà invece la realizzazione di alcune strutture per l’osservazione del panorama e delle stelle dopo che, raccontano gli ideatori del progetto in un comunicato, “la caduta degli alberi ha aperto nuove visuali verso il cielo”, prima coperto da alti fusti e latifoglie. Il progetto, che comprende anche la possibile installazione di pannelli informativi, verrà realizzato insieme agli esperti di “Chi ha paura del buio?” e a esperti dell’Università di Padova.