La Val Ferret vista dal sentiero che conduce al rifugio Bonatti, sullo sfondo il Monte Bianco © Hairless Heart, wikicommons
La Val Ferret, con in basso la frazione La Palud © Francofranco56, wikicommons
Sono terminate con 24 iscritti nel registro degli indagati da parte della Procura di Aosta le indagini condotte dai Carabinieri di Courmayer, da oltre tre mesi impegnati nel monitoraggio di una discarica abusiva a Entrèves, ai piedi del Monte Bianco. Proprio nella piccola frazione del comune di Courmayer, secondo quanto ricostruito dai militari, un’azienda locale avrebbe utilizzato un terreno ottenuto da privati per smaltire i rifiuti di altre sei aziende, cinque della provincia di Aosta e una di Varese. Le presunte violazioni, dunque, riguarderebbero il Testo unico ambientale, l’insieme di norme che gestisce la tutela ambientale e lo smaltimento dei rifiuti, soprattutto in materia di trasporto e smaltimento dei rifiuti.
Rilievi sulla procedura di smaltimento
Le persone coinvolte, secondo quanto è possibile apprendere, avrebbero utilizzato il terreno gestito da un’azienda edile locale come deposito temporaneo per materiali inerti di origine edile e detriti, che venivano poi trasferiti dalla stessa azienda in altri siti stavolta autorizzati allo smaltimento. Il sito, non distante dall’imbocco del traforo che conduce a Chamonix, sarebbe diventato così un punto di passaggio per alcuni rifiuti classificati come speciali non pericolosi, ma che richiedono comunque un preciso iter di smaltimento. È al vaglio degli inquirenti, infatti, anche la documentazione utilizzata per giustificare gli spostamenti e i successivi smaltimenti negli impianti autorizzati, il Fir, che secondo la stampa locale potrebbe essere stato contraffatto. Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati anche due mezzi appartenenti alla ditta coinvolta nella gestione del terreno, un autocarro e un escavatore, che sarebbero stati utilizzati presumibilmente per movimentare i detriti.
Anche gli inerti impattano sull'ambiente
Gli accertamenti condotti dai Carabinieri di Courmayeur e le indagini della Procura di Aosta non riguardano soltanto il contrasto agli illeciti ambientali, ma anche la tutela di una delle vallate simbolo del massiccio del Monte Bianco. Sebbene i materiali coinvolti siano classificati come rifiuti speciali non pericolosi, la gestione degli inerti da costruzione è soggetta a regole rigorose proprio per evitare che la filiera dei rifiuti perda tracciabilità e per limitare l’impatto sull’ambiente e sul paesaggio. Rifiuti come cemento e laterizi possono infatti essere reinseriti nel ciclo produttivo, riducendo l’estrazione in cava di nuove materie prime e il ricorso alle discariche.
Una gestione non corretta, invece, rischia di danneggiare l’ambiente e compromette la tracciabilità dei rifiuti, dal momento in cui i detriti da costruzione possono contenere o essere mescolati a materiali che richiedono trattamenti specifici come metalli o plastiche. Per questo, il trasporto e lo smaltimento devono essere monitorati secondo procedure che consentano di seguire ogni passaggio fino al recupero o allo smaltimento finale.
Val Ferret, un territorio già messo a dura prova
La stessa val Ferret, per le sue particolarità naturalistiche, è diventata negli anni un vero e proprio laboratorio di osservazione scientifica, con numerosi progetti di monitoraggio ambientale dedicati agli effetti del cambiamento climatico sul massiccio del Monte Bianco. Sul ghiacciaio del Pré de Bar, ad esempio, ricercatori e cittadini hanno collaborato alla raccolta di dati sulle acque di fusione e hanno osservato insieme l’arretramento della fronte glaciale, documentando una trasformazione dei ghiacciai e del paesaggio d’alta quota sempre più evidente. Le osservazioni effettuate nel corso del 2025, inoltre, hanno registrato temperature dell’acqua insolitamente elevate durante le ondate di calore estive, confermando così la crescente vulnerabilità delle masse glaciali della valle, particolarmente ricca di questi ecosistemi.
La corretta gestione dei rifiuti, dunque, assume un valore che va oltre il semplice rispetto delle procedure amministrative. In una valle dove il ritiro dei ghiacciai viene oggigiorno monitorato da ricercatori, cittadini e studenti e dove gli effetti dell’innalzamento delle temperature sono già osservabili sul territorio, ogni ulteriore pressione ambientale acquista un peso particolare. La tutela di ecosistemi fragili come quelli del massiccio del Monte Bianco, con la Val Ferret oggetto nei mesi scorsi anche di frane e smottamenti particolarmente voluminosi, passa infatti non solo attraverso il contrasto al cambiamento climatico, ma anche dalla gestione delle attività antropiche che insistono sulla valle e delle loro ricadute sul paesaggio.