Vette di Crescita, in ferrata © Claudia Alberico
Attendamento Vette di Crescita © Claudia Alberico
Attendamento Vette di Crescita © Claudia Alberico
Attendamento Vette di Crescita, il falò © Claudia Alberico
Attendamento Vette di Crescita © Claudia Alberico
Il gruppo Vette di Crescita © Claudia Alberico
Accompagnatori Vette di Crescita: Marcello Invernizzi, maestro di sci B-school, Daniele Frigerio, accompagnatore di media montagna Terre Alte Outdoor, Claudia Alberico, direttrice Fondazione Caccia, Tita Gianola, Guida alpina Mountain Dream Guide © Claudia Alberico
Ventiquattro adolescenti, due giorni senza smartphone e una montagna da vivere insieme. È la scommessa di Vette di Crescita, il progetto promosso dalla fondazione don Silvano Caccia con le guide alpine della Valsassina, per riscoprire la forza educativa della montagna nei suoi gesti più semplici: una chiacchierata attorno al fuoco, una ferrata affrontata insieme, il cammino verso il Lago di Sasso.
Per due giorni, un gruppo di ragazzi e ragazze tra i 13 e i 17 anni, arrivati dalla città e dalla valle, hanno sostituito notifiche e social con sentieri, tenda e falò. E’ successo in Valsassina il 21 e 22 luglio dove questo progetto ha proposto un’esperienza unica, completamente gratuita per le famiglie, che ha permesso al gruppo di vivere due giornate all’insegna della disconnessione e delle relazioni personali.
Una palestra di relazioni
Partiti da Introbio, i ragazzi hanno mosso i primi passi in parete, tra arrampicata, ferrata e tyrolienne, per poi raggiungere la Val Biandino dove hanno montato le loro tende e cenato al Rifugio Tavecchia. Il giorno seguente l'escursione al Lago di Sasso e le attività di orientamento hanno completato un'esperienza indimenticabile per la loro estate.
“La montagna è il collante che porta i ragazzi a condividere esperienze e difficoltà: non ci sono scorciatoie, si cammina, si osserva, si collabora. Ed è proprio così che nascono fiducia e legami”
La scommessa è stata vinta. “I ragazzi non si conoscevano, se non a due a due, ma hanno creato un gruppo in pochissimo tempo – racconta Claudia Alberico, direttrice della Fondazione Don Silvano Caccia, che ha accompagnato il gruppo insieme alle guide alpine –. In due giorni nessuno ha mai chiesto il cellulare che avevano consegnato al loro arrivo. Hanno inventato giochi, parlato, riso, affrontato insieme le attività. Questo ci insegna una cosa importante: spesso noi adulti ci concentriamo sul togliere lo smartphone, quando invece dovremmo offrire ai ragazzi esperienze alternative, capaci di coinvolgerli davvero”.
Anche Tita Gianola, guida alpina e istruttore del Soccorso Alpino, ha visto il gruppo trasformarsi ora dopo ora. “All'inizio c'è sempre un po' di distanza, poi la montagna crea naturalmente occasioni per aiutarsi, confrontarsi e conoscersi. Decidere insieme dove piantare la tenda o farsi sicurezza a vicenda durante una ferrata diventano occasioni di crescita, di fiducia e, spesso, l'inizio di un'amicizia”.
L'idea del progetto nasce all'interno del progetto centro per la famiglia Il Ventaglio, di cui la fondazione don Silvano Caccia è capofila. “Nel bando di quest’anno, Regione Lombardia chiedeva iniziative per il benessere degli adolescenti – spiega Alberico –. Abbiamo già molti sportelli psicologici sul territorio e ho pensato di partire dalla mia passione per la montagna, coinvolgendo Tita Gianola e le Guide Alpine per creare un'occasione dove i ragazzi potessero stare insieme, mettersi alla prova, conoscere il territorio e magari lasciarsi ispirare anche dalle professioni che trovano spazio in montagna”.
L'obiettivo, infatti, è andato oltre la disconnessione digitale. “Speriamo di aver acceso una curiosità. I ragazzi hanno trascorso quarantotto ore con quattro adulti innamorati del proprio lavoro. Vorremmo che questo diventasse uno spunto per il loro futuro: scoprire una dimensione diversa da quella online, conoscere un territorio che chiede di essere vissuto e custodito e recuperare il valore delle relazioni in presenza”.
"Spesso noi adulti ci concentriamo sul togliere lo smartphone, quando invece dovremmo offrire ai ragazzi esperienze capaci di coinvolgerli davvero". Claudia Alberico, direttrice Fondazione Don Caccia
Un momento inatteso ha contribuito a lasciare il segno: al momento della partenza, un breve acquazzone ha costretto il gruppo a rifugiarsi nella casa delle guide. “Ne abbiamo approfittato per raccontare il lavoro della guida alpina, del soccorso Alpino e dell'elisoccorso – ricorda Gianola –. Erano attentissimi, soprattutto quando si parlava di elisoccorso. E conosco guide alpine che hanno iniziato a sognare questa professione proprio dopo aver vissuto esperienze simili”.
Le iniziative future
Il progetto, apprezzato da ATS e Regione Lombardia, non si fermerà a questa prima esperienza. Nei prossimi mesi sono già in programma nuove attività gratuite per i giovani del territorio: biathlon ai Piani di Bobbio in collaborazione con B-School, partner del progetto, escursioni di due giorni simili a quella appena conclusa e giornate dedicate all'orientamento. “Il progetto durerà un anno e mezzo – conclude Alberico – ma stiamo già cercando nuovi bandi per ampliare il numero dei ragazzi coinvolti”.
Tita Gianola sottolinea come la montagna resti, ancora oggi, un formidabile strumento educativo e di crescita. “È il collante che ha portato questi ragazzi a condividere esperienze e creare le basi di un’amicizia. Molti di loro affrontavano le esperienze per la prima volta: la condivisione delle difficoltà crea legami forti. In montagna non ci sono scorciatoie: si cammina, si osserva, si collabora. Ed è proprio questo che insegna ai ragazzi a stare nel presente e a scoprire le proprie capacità”. A quel punto, lo smartphone non gli serve più.
La montagna non offre risposte preconfezionate, ma occasioni da vivere. E ci ricorda che, anche nell'epoca dell'iperconnessione, i traguardi più belli si raggiungono insieme, e con le proprie gambe.