Ci sono luoghi in cui il ricordo sembra trovare una voce propria. Uno di questi è la chiesetta del rifugio Fratelli Garbari ai XII Apostoli, a 2489 metri di quota, nel cuore delle Dolomiti di Brenta. Domenica 26 luglio vi si rinnoverà la tradizionale giornata dedicata ai caduti della montagna, un appuntamento che dal 1953 riunisce alpinisti, familiari e appassionati provenienti da tutto il Trentino.
Dal 1963 la celebrazione è accompagnata dal Coro della Sosat, che durante la Messa esegue alcuni brani liturgici e paraliturgici del proprio repertorio. Terminata la funzione, i cantori si spostano nell’anfiteatro naturale compreso tra il rifugio e la chiesetta, dove le voci del coro tornano a intrecciarsi con quelle delle persone presenti.
Un centenario carico di significato
Quella di quest’anno sarà una giornata particolarmente importante. Il Coro della Sosat, nato nel 1926, festeggia infatti i suoi primi cento anni di storia.
A celebrare la Messa sarà don Giorgio Dall’Oglio, parroco mantovano che sale ai XII Apostoli da 48 anni, mantenendo fede a un impegno morale assunto dopo la scomparsa della madre. Nel 2026 don Dall’Oglio ricorda anche il cinquantesimo anniversario della propria ordinazione sacerdotale.
«Questa tradizione coniuga due elementi importanti dell’andare in montagna: l’amicizia e il silenzio», spiega Andrea Zanotti, presidente del Coro della Sosat.
«Per ritrovare in quota amici presenti e scomparsi si attraversano ghiaioni e mughi, si superano piccole balze e rocce. Il camminare diventa così dimensione interiore e memoria. Una memoria che si nutre di tempi lunghi, come quelli dei cento anni del Coro della Sosat e dei cinquant’anni di sacerdozio di don Giorgio».
Le due ricorrenze saranno festeggiate nuovamente insieme nel mese di ottobre, quando il coro raggiungerà don Dall’Oglio a Mantova.
Le nuove lapidi nella chiesetta
Anche quest’anno il gestore del rifugio, la guida alpina Alessandro Beltrami, ha collocato all’interno della chiesetta due nuove lapidi.
Ricorderanno Giovanni Andreis, morto il 5 aprile 2025 in seguito a una caduta in un crepaccio sulla Mer de Glace, nel massiccio del Monte Bianco, e Simone Navarini, caduto il 21 giugno 2025 sul Sasso di San Giovanni, nel gruppo delle Dolomiti di Brenta.
Durante la giornata il Coro della Sosat ricorderà anche Francesco Benedetti, presidente onorario del coro, scomparso nel gennaio di quest’anno.
Il ritrovo per la celebrazione della Messa è fissato alle ore 11.
Il pellegrinaggio verso il rifugio
Raggiungere il rifugio ai XII Apostoli è parte integrante della giornata. Gli alpinisti possono salire da Malga Movlina, dal lago di Valagola oppure dal Doss del Sabion, raggiungibile con gli impianti da Pinzolo.
I tre itinerari si incontrano nei pressi del Lago Asciutto. Da qui comincia la parte più impegnativa della salita: la cosiddetta Scala Santa, un ripido canale la cui parte finale presenta passaggi alpinistici attrezzati con corde fisse.
In un anfratto della Scala Santa si trova una piccola statua della Madonna dedicata a Maria Salvaterra, conosciuta come la “nonna del Brenta”, che per molti anni gestì il rifugio. Superata la gola, il percorso prosegue tra ghiaioni e balze di dolomia dell’alta Val di Nardis, fino al rifugio della SAT.
Una chiesetta nata da una tragedia
Alla base di Cima XII Apostoli si apre nella roccia una piccola chiesa, ricavata all’interno di una grotta di dolomia. L’abside, a forma di croce, si affaccia sulla Val di Nardis, mentre sulle pareti sono raccolte centinaia di lapidi dedicate alle persone morte in montagna.
La chiesetta venne costruita tra il 1951 e il 1953 per iniziativa di un comitato spontaneo guidato da don Bruno Nicolini, profondamente colpito da una tragedia avvenuta alla fine di luglio del 1950.
Quattro giovani universitari, Giuseppe Fiorilla, Maria Rita Franceschini, Vittorio Conci e Mauretta Lumini, stavano attraversando la Vedretta dei Camosci dopo essere passati dal rifugio ai XII Apostoli, diretti verso il rifugio Maria e Alberto ai Brentei. I quattro precipitarono in un crepaccio e vi rimasero, feriti e al gelo, per due giorni.
Giuseppe Fiorilla, Maria Rita Franceschini e Vittorio Conci non sopravvissero. I lamenti di Mauretta Lumini furono invece uditi da due alpinisti di passaggio, che raggiunsero il rifugio Brentei e diedero l’allarme. La giovane venne estratta dal crepaccio e salvata.
In un Brenta allora molto meno frequentato rispetto a oggi, il passaggio dei due alpinisti fu decisivo. La morte dei tre ragazzi scosse profondamente il mondo alpinistico trentino e portò alla nascita del piccolo tempio, diventato negli anni uno dei luoghi simbolici della memoria della montagna.