Il raponzolo di roccia, il fiore delle pareti che non sboccia mai

È una pianta erbacea perenne con una storia evolutiva che l’ha portata a crescere sul verticale, dove la maggioranza delle altre specie nemmeno sopravvive. Le sue infiorescenze viola non si aprono mai del tutto, la strategia riproduttiva è una rarità

Physoplexis comosa, ossia letteralmente dal greco “vescica intrecciata con chioma” (physa uguale vescica, plektos uguale intrecciato, comosa uguale chioma). È questo il nome scientifico del raponzolo di roccia, una pianta erbacea perenne che dà luogo a delle fioriture decisamente particolari: i suoi fiori, infatti, non si aprono! Procediamo con ordine. 

Una riproduzione piuttosto ingegnosa

L’infiorescenza è composta da una decina di fiori violacei a forma di vescica che non sbocciano mai completamente. Dalla loro punta escono solo gli stimmi, ossia le parti apicali dei pistilli (gli organi riproduttivi femminili). I fiori vengono visitati e impollinati dagli insetti e la pianta, per far sì che “si sporchino” le zampe con la preziosa polverina riproduttiva, ha adottato un sistema piuttosto ingegnoso. Le antere rilasciano il polline all’interno di un tubo formato dai petali, lo stilo via via che cresce lo raccoglie con dei minuscoli peli e lo spinge verso l’esterno della corolla, pronto a essere involontariamente veicolato su altri fiori della stessa specie.

Il raponzolo di roccia cresce spesso su pareti verticali © Denis Perilli

Non a caso, in lingua tedesca è chiamato “artiglio del diavolo” (Teufelskralle), proprio per i “ricciolini” dell’estremità dei fiori che ricordano, con molta fantasia, gli artigli o le corna del diavolo. Pure i semi abbisognano degli Insetti, sono infatti leggeri e, una volta spinti a terra dal vento vengono spesso dispersi dalle formiche.

La sua carta d’identità

Il nome l’abbiamo già visto, per completezza possiamo aggiungere che è l’unica specie del genere Physoplexis e appartiene alla famiglia della Campanulaceae.

Dove lo possiamo trovare? Fra le rocce (spesso verticali), in corrispondenza di fessure umide e ombrose. Il substrato deve essere calcareo o dolomitico, di origine sedimentaria quindi. Alcuni esemplari possono essere rinvenuti ben oltre i 2000 m, su pareti in cui si fa fatica a credere che dei fiori possano stare.

Aldilà del fiore, come è fatta la pianta? Ha un’altezza di 5-20 cm e contiene del lattice, motivo per cui si consiglia di evitare il contatto con la pelle per non incorrere in eventuali conseguenti irritazioni della stessa. Il ciclo biologico è perenne, con delle gemme che svernano a livello del suolo, protette, nella stagione sfavorevole, dalla lettiera, dalla roccia stessa o dalla neve. Il fusto è striato e con sfumature talvolta violacee, le radici sono a fittone. Le foglie, lucide sulla superficie superiore, sono di due tipi e le più caratteristiche sono quelle basali, con i bordi grossolanamente dentati e cigliati. Fiorisce nella stagione estiva, in genere a luglio e agosto.

Rosetta di raponzolo di roccia © Denis Perilli

 

Un areale ridotto

La specie è endemica dell’arco alpino, rinvenibile nel nostro Paese dalla Lombardia al Friuli-Venezia Giulia. Il raponzolo di roccia è piuttosto raro e a testimoniarlo sono i dati rinvenibili sul sito della IUCN (International Union for Conservation of Nature, https://www.iucnredlist.org). Il report, seppur datato sottolinea come, in Austria ci siano solo due aree in cui vive con al massimo 50 esemplari. In Slovenia è stato contato in circa 50 località, mentre in Italia sono 170 le postazioni in qui è stato rilevato. Non essendo numeri aggiornati non si possono trarre conclusioni, di certo è ben difficile che la specie si sia espansa nel tempo. Le certezze sono invece due, che è una pianta che ha un areale ben delineato e relativamente contenuto e che vegeta in un ambiente piuttosto delicato ed esposto ai drastici cambiamenti climatici degli ultimi tempi. 

È specie tutelata sia a livello europeo (Direttiva Habitat) che da leggi nazionali e regionali.

Osservare per imparare

Guardandolo possiamo, senza dubbio, constatare e affermare che è un bel fiore (infiorescenza per essere coerenti) e che non è facile trovarlo. Forse però Madre Natura ci vuol mostrare altro, dovremmo sempre andare un po’ oltre ai concetti istintivi e basilari per porci delle domande e ricercare delle curiosità. Anche il raponzolo di roccia ci viene in aiuto se cerchiamo ragionamenti e risposte. Il fatto che cresca sulle rocce, in ambiente ostile per gran parte delle altre piante che proliferano alle stesse quote, ci fa comprendere come la specie abbia cercato una propria nicchia ecologica, differenziandosi per evitare quella che noi definiamo “concorrenza”. Anche il mondo vegetale è dotato di una intelligenza, anche se si muove su binari logici difformi da quelli di noi esseri umani e il raponzolo, per certi versi, riesce a certificarlo più di altre specie.

Gli ambienti rocciosi su cui cresce il raponzolo di roccia © Denis Perilli