La cordata che nel 1966 salì l'Old Man of Hoy (da sinistra a destra, Chris Bonington, Tom Patey e Rusty Baillie) © Chris Bonington
Baillie nel tiro chiave del pilastro © Chris Bonington
La risalita sulle corde fisse all'inizio del terzo giorno © Chris Bonington
Disegno del 1817 che mostra l'Old Man od Hoy ancora provvisto di due 'gambe' © William Daniell
Il neo-ottantenne Chris Bonington e Leo Houlding nel 2014, durante la loro salite dell'Old Man of Hoy © Berghaus
Leo Houlding nel 1990, quando - ad appena 10 anni - divenne il più giovane arrampicatore ad aver scalato l'Old Man of Hoy © Archivio Leo HouldingUn pilastro di arenaria rosso fuoco, alto 137 metri e che si erge solitario, sfidando il vento e le onde, a circa 60 metri di distanza dal resto della scogliera. Siamo nel Mare del Nord, più precisamente nell'arcipelago delle Isole Orcadi, dove il faraglione più elevato della Gran Bretagna - che risponde al nome di Old Man of Hoy - ha attirato fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso fior fiore di arrampicatori, inglesi e non, finché tre intrepidi alpinisti - Chris Bonington, il dottor Tom Patey e Rusty Baillie - riuscirono fra il 16 e il 19 luglio 1966 a concluderne la prima ascesa, dopo ben 28 ore di arrampicata.
Una stravagante cordata
Se del britannico Chris Bonington, anche in Italia, sappiamo moltissimo, i suoi due compagni di cordata - ben conosciuti oltremanica ed oltreoceano - necessitano di un piccolo approfondimento. Lo scozzese Tom Patey, tragicamente scomparso quattro anni dopo la salita del pilastro, non fu soltanto un fortissimo arrampicatore, specie su terreni invernali, ma anche un medico di base piuttosto affermato e, soprattutto, un fine umorista, capace di partorire canzoni e prose dedicate al mondo dell'arrampicata inglese e caratterizzate da una sottile ironia, unita alla capacità di non prendersi troppo sul serio, che rende i suoi lavori godibilissimi e attuali anche al giorno d'oggi (recuperatevi 'One Man's Mountain', raccolta postuma dei suoi scritti, da cui in parte abbiamo attinto per questo articolo).
Allo stesso modo, Robert ‘Rusty’ Baillie, nato nello Zimbabwe britannico nel 1940 e cresciuto a Cape Town, in Sudafrica, partecipò durante la sua carriera - e prima di trasferirsi negli Stati Uniti - a diverse ascensioni di spessore quali la seconda salita britannica alla parete nord dell'Eiger, con Dougal Haston nel 1963, la prima ascensione della parete Søndre Trolltind, in Norvegia, con John Amatt nel 1967 e un'altra prima alla Dragon Route sulla Painted Wall, nel Black Canyon, in Colorado, con Scott Baxter, Karl Karlstrom e David Lovejoy nel 1972. Nel 1964, Rusty Baillie e Barry Cliff stabilirono un record di velocità di 21 ore e 40 minuti, concatenando la vetta del Kilimangiaro e quella del Monte Kenya - 497 km via terra compresi, per i quali utilizzarono nientemeno che una Jaguar. Nel 1982 fece parte di una spedizione canadese sull'Everest, dove sopravvisse miracolosamente ad una valanga. È infine scomparso, nel silenzio generale della comunità alpinistica, lo scorso dicembre.
Un'idea di Tom Patey, in un luogo unico nel suo genere
L'avventura dei tre ebbe inizio quando Patey telefonò a Bonington, proponendogli il tentativo su una delle poche ‘vette’ ancora inviolate della Gran Bretagna. “Da quando ho iniziato ad arrampicare nel 1948, - racconta Patey in uno dei suoi scritti - ho incontrato molti alpinisti interessati al misterioso Old Man. Alcuni lo consideravano impossibile da scalare, basandosi solo sulle fotografie. Altri, come me, concludevano che la roccia dovesse essere friabile ma non inespugnabile: la parola ‘impossibile’, generalmente, non ha un posto fisso nel vocabolario di un alpinista”.
“Ho incontrato molti alpinisti interessati al misterioso Old Man. Alcuni lo consideravano impossibile da scalare” Tom Patey
A richiamare la fantasia di Patey anche il luogo magico dove il pinnacolo tutto si erge. La verde valle di Rackwick è di fatto incantevole, caratterizzata da un'ampia spiaggia di massi levigati dal mare e sabbia dorata. Ma per raggiungere l'Old Man of Hoy, i visitatori devono lasciare la valle risalendo una ripida collina chiamata Moor Fea e poi camminando verso ovest lungo un sentiero roccioso. Dopo un'ora e mezza circa si raggiunge una piattaforma panoramica sulla scogliera di fronte al pilastro che, durante l'avvicinamento, sembra spuntare gradualmente da sopra il promontorio, in una sorta di magica visione.
Gli alpinisti devono quindi scendere la scogliera fino alla base del faraglione, che è fatto di roccia basaltica, mentre le parti superiori sono costituite da strati di arenaria. Nei vecchi disegni, l'Old Man aveva addirittura due ‘gambe’, una delle quali è tuttavia crollata vero la fine dell'Ottocento, lasciandovi alla base un grande e caratteristico mucchio di blocchi.
Storia di un'ascesa durata tre giorni
Il primo giorno di scalata, Bonington, Patey e Rusty decisero di affrontare il pinnacolo nella sua parete orientale, quella rivolta verso terra. La salita avrebbe richiesto un'arrampicata libera caratterizzata movimenti estremamente tecnici.
Nei primi 25 metri, inoltre, la progressione si rivelò piuttosto lenta, a causa della presenza fastidiosa dei fulmari, una famiglia di uccelli marini a metà fra gabbiani e albatri che ancora nidificano sull'Old Man e che di certo non si aspettavano un trio di arrampicatori pronti a tentarne la prima ascesa.
“I fulmari hanno la spiacevole abitudine di vomitare sul viso e negli occhi degli intrusi, - prosegue il suo racconto Patey - e questa sostanza oleosa e maleodorante lascia un odore pungente sulla pelle e sui vestiti, impossibile da eliminare”. Il tutto proprio ad un tiro di schioppo dal tratto di arrampicata più pericoloso e strapiombante, finito di attrezzare il quale i tre decisero di scendere per la notte. Dopo il riposo a Rackwick, grazie alle corde fisse installate il giorno precedente, la cordata raggiunse rapidamente il tratto chiave della via, un camino che tenne impegnato Rusty per almeno sei ore.
“L'Old Man of Hoy è a mio avviso una salita difficile come poche altre nelle Alpi” Chris Bonington
"L'Old Man of Hoy è a mio avviso una salita difficile come poche altre nelle Alpi - dichiarò al tempo, e senza esagerazioni, Chris Bonington - Ma è stato un piacere scalarlo sotto il sole, su roccia calda e senza preoccuparsi del congelamento". Lo stesso Bonington infatti aveva sofferto di severi congelamenti durante i due giorni che lo avevano tenuto impegnato, nel 1962, sulla nord dell'Eiger. Ma, nonostante i piaceri della calda roccia, alla fine del secondo giorno di scalata avevano completato soltanto i primi 60 metri del pinnacolo.
Il terzo e ultimo giorno la progressione fu decisamente più facile e veloce. Arrivati a quel punto, infatti, la parete dell'Old Man of Hoy era ormai quasi verticale e gli alpinisti riuscirono a guadagnare la vetta nel tardo pomeriggio: Bonington affrontò l'ultimo tiro da primo di cordata, trovando appigli generosi su arenaria più compatta e chiudendo infine la pratica alle 16.30. Gli scalatori festeggiarono costruendo un cumulo di pietre in cima e accendendo un falò, “che per poco non sfuggì al nostro controllo tra l'erica seccata dal sole!” commenta Patey.
La legacy dell'Old Man
I tre giorni erano stati soleggiati, caratterizzati da un leggero venticello infilatosi da ovest e dal fragore del mare che si infrangeva sugli scogli. Durante la scalata, Bonington - già appassionato fotografo - aveva scattato 18 rullini di pellicola e al cospetto della parete rocciosa si erano avvicendati per qualche ora alcuni curiosi spettatori. Ma, una volta raggiunta la vetta, non c'era nessuno a testimoniare il momento di gloria della cordata. Così, l'estate successiva, la BBC decise di trasformare l'ascesa in un documentario, riprendendo gli scalatori mentre ripetevano le gesta dall'anno precedente. Il film resta uno dei più apprezzati documenti della filmografia di montagna britannica, ancora oggi saltuariamente riproposto sui canali della televisione nazionale.
Nel 2014, Chris Bonington festeggiò i suoi ottant'anni tornando sul luogo del misfatto insieme a Leo Houlding, che nel 1990 era stato - ad appena 10 anni - il più giovane arrampicatore a raggiungerne la cima, record appartenuto oggi a Cody Weishaar, che ha arrampicato il pilastro nel 2023, a soli 7 anni. Ma forse la creatura più giovane di tutte ad aver conquistato l'Old Man of Hoy è un'altra: nel 1998, infatti, la fuoriclasse francese Catherine Destivelle - incinta di quattro mesi - diventò la prima donna a raggiungere la vetta in free solo.
Record a parte, l'Old Man of Hoy continua ancora oggi a richiamare un buon numero di climbers da tutto il mondo, grazie alla sua storia affascinante, ad un'arrampicata di certo non estrema ma sicuramente ingaggiante e, soprattutto, ad un ambiente che si mantiene ancora incredibilmente selvaggio.