Sir Leslie Stephen
Il Monte Disgrazia © Wikicommons
Il Monte Disgrazia visto dallo Stella
Edward Shirley Kennedy (1817-1898) © Wikicommons
L'Alpine Club a Zermatt, sulla sinistra Leslie StephenScrive Bruno Credaro: “Agosto 1862. A Chiesa in Valmalenco tornano i carretti che in mattinata hanno portato a Sondrio i carichi di ardesie. Insieme con i carretti arriva in quel giorno una carrozzella dell’Albergo della Posta di Sondrio e ne scendono viaggiatori inconsueti: due signori con lunga giacca e calzoni a tubo, che hanno in testa un grande cappello con un velo arrotolato; un terzo, vestito più modestamente, si affanna a scaricare strani bagagli; il quarto assomiglia di più nel vestito e nella struttura ai malenchi che stanno a guardare da rispettosa distanza…”.
“Arriva in quel giorno una carrozzella dell’Albergo della Posta di Sondrio e ne scendono viaggiatori inconsueti: due signori con lunga giacca e calzoni a tubo, che hanno in testa un grande cappello con un velo arrotolato” Bruno Credaro
I viaggiatori sono lo scrittore Kennedy e il letterato filosofo Stephen, famosi alpinisti inglesi, accompagnati dal maggiordomo Cox e dalla guida
svizzera Anderegg, che cercano un letto per la notte.
Un “dream team” di metà ottocento
Si tratta di una comitiva di primordine, con il coltissimo Leslie Stephen (padre di Vanessa Bell e Virginia Woolf, e di lì a pochi anni autore di The Playground of Europe, uno dei più iconici libri sulle Alpi e l’alpinismo), l’autorevole Edward Shirley Kennedy (secondo presidente dell’Alpine Club e salitore del Monte Bianco senza guide) e il grande Melchior Anderegg di Meiringen, una delle migliori guide dell’epoca, un uomo robusto capace d’intagliare centinaia di gradini nel ghiaccio e salire pendii fino a 45 gradi di pendenza. Anche senza i ramponi.
Un cambio di programma
Instancabili camminatori, i quattro viaggiatori venuti da lontano si fermano a Chiesa solo il tempo necessario a scaricare il bagaglio, cambiarsi d’abito e prenotare un boccone per la cena.
Da buoni pionieri sono ansiosi di studiare la meta e il percorso dell’ascensione, ammesso che esista una via percorribile sulla montagna che al momento neanche conoscono: il Monte Disgrazia, 3.678 metri. Una cima bellissima, che si vede anche da grande distanza. Senza riposarsi un istante, riprendono il giorno stesso l’avvicinamento e salgono in cerca di un buon punto di osservazione. I valligiani non li possono aiutare perché la parte alta del monte è terra inesplorata e il ghiacciaio non è mai stato meta di nessuno. Presto si trovano a circa 2.400 metri, la quota dove sorgono le povere baite in pietra dell’Alpe Sasso Nero. Sono di fronte al Disgrazia, o meglio della costiera che sale verso la vetta.
Studiano i possibili itinerari e decidono che si può fare. Non resta che tentare, ma gli inglesi provano inutilmente dalla Valmalenco e poi passano in Val Masino, dove la salita è decisamente più accessibile, e dal lato del Masino raggiungono la cima il 23 agosto 1862. Una data importante nella storia dell’alpinismo.