"Il chiodo d'oro" è un GSSP (Global Stratotype Section and Point) di riferimento internazionale che individua il passaggio tra due piani del Cretaceo Superiore (Santoniano e Campaniano) attorno ai 83-84 Milioni di anni fa © Mirko Demozzi
Il livello stratigrafico Bonarelli, di 94 milioni di anni fa, che segna il limite fra Cenomaniano e Turoniano © Di Picenus - Opera propria, CC BY-SA 4.0, wikicommons
La gola del Bottaccione, sulla destra l'acquedotto © Di Picenus - Opera propria, CC BY-SA 4.0, wikicommons
Il “chiodo d’oro” © Mirko Demozzi
Lo strato centrale (zona più scura) rappresenta il momento dell’impatto dell’asteroide sul pianate e la scomparta dei dinosauri non–aviani © Mirko Demozzi
Il sito del limite K-Pg con l’autore © Mirko Demozzi
Panoramica del sito del limite K-Pg © Mirko Demozzi
Il pannello informativo © Mirko Demozzi
Noi siamo sul pianeta Terra perché 66 milioni di anni fa un imponente asteroide ha impattato sul pianeta, cambiando radicalmente l’evoluzione biologica in atto. Un evento casuale, inaspettato che ha permesso, decine di milioni di anni dopo, al genere Homo di crescere ed evolversi. Stupefacente!
Ma andiamo con ordine.
Una precisa testimonianza
Poco fuori Gubbio, nella gola del Bottaccione, un apparentemente comune affioramento di calcari rossastri della Scaglia Rossa custodisce una delle pagine più drammatiche della storia della Terra. In quell'affioramento, un sottile straterello di argilla, con spessore di circa un centimetro, rappresenta uno degli avvenimenti più sconvolgenti nella storia del nostro pianeta. Questo sottile strato argilloso rappresenta il limite K-Pg: la superficie che separa il Cretaceo (Mesozoico) dal Paleogene (Cenozoico) e che registra la grande estinzione avvenuta 66 milioni di anni fa.
La gola si apre alle porte della città di Gubbio, fra il Monte Ingino e il Monte Foce, ed è stata incisa dal torrente Camignano. Lungo le sue pareti affiora la straordinaria successione di rocce sedimentarie marine rappresentata dai calcari e dalle marne della Scaglia Rossa. La Scaglia Rossa è una formazione del Cretaceo che si è depositata lentamente (fango carbonatico) sul fondo di un profondo e antico oceano collegato alla Tetide (il grande oceano di allora). Strato dopo strato, questi sedimenti hanno conservato una storia lunga decine di milioni di anni. A rendere il luogo ancora più suggestivo contribuisce l’acquedotto medievale, che attraversa il versante e accompagna il visitatore in un paesaggio nel quale storia umana e tempo geologico si sovrappongono.
Un centimetro, un cambiamento epocale
Tra questi calcari rosati del Bottaccione, il passaggio fra Cretaceo e Paleogene è quindi segnato da un livello di argilla rossastra spesso appena un centimetro. Al di sotto si trovano le rocce del mondo cretacico; al di sopra quelle di un pianeta profondamente trasformato. Proprio qui, negli anni Settanta, il geologo Walter Alvarez studiava la successione e la scomparsa improvvisa di numerosi foraminiferi planctonici, microscopici organismi marini preziosi per datare le rocce. Con il padre Luis, premio Nobel per la fisica, decise di analizzare quel sottile livello. Vi trovarono una concentrazione di iridio circa trenta volte superiore al fondo naturale.
L’iridio è rarissimo nella crosta terrestre, ma relativamente abbondante negli asteroidi. La stessa anomalia, riconosciuta anche in altri continenti, suggeriva quindi che una nube di materiale extraterrestre si fosse distribuita sull’intero pianeta. Nel 1980 il gruppo pubblicò sulla rivista Science un’ipotesi allora rivoluzionaria: la grande estinzione di fine Cretaceo era stata innescata dall’impatto di un asteroide.
Un messaggio dallo spazio
Alla fine degli anni ’90 finalmente fu trovato il cratere: il cratere di Chicxulub, oggi sepolto sotto i sedimenti della penisola dello Yucatán e del Golfo del Messico. L’asteroide aveva un diametro di circa 10 chilometri e colpì la Terra a una velocità prossima ai 20 chilometri al secondo, scavando un cratere largo all’incirca 180 chilometri. L’urto sprigionò un’energia immensa, provocando onde d’urto, terremoti, incendi e giganteschi tsunami.
Dopo l’impatto, le polveri, la fuliggine e l’aerosol ricchi di zolfo raggiunsero l’alta atmosfera e si diffusero attorno al globo. La luce solare diminuì drasticamente, le temperature crollarono e la fotosintesi rallentò o si arrestò: iniziò il cosiddetto “inverno da impatto”. In pochi mesi le catene alimentari terrestri e marine entrarono in crisi. Scomparve circa il 75% delle specie, fra cui ammoniti, grandi rettili marini e tutti i dinosauri non aviani. Non tutti i dinosauri, però: alcuni piccoli teropodi piumati superarono la catastrofe e i loro discendenti sono gli uccelli di oggi!! Sopravvissero anche mammiferi, coccodrilli, tartarughe e altri organismi capaci di trovare riparo o di adattarsi a risorse alimentari scarse e variabili.
i reduci ripopolarono il mondo
La vita non si fermò. Liberati molti ambienti ecologici dai dinosauri, i mammiferi si diversificarono e il mondo del Cenozoico cominciò lentamente a prendere forma.
La linea del Bottaccione racconta dunque una fine drammatica, ma anche un nuovo inizio. È sorprendente pensare che in un centimetro di argilla sia leggibile un evento drammaticamente distruttivo e di portata planetaria. Nel passaggio K-Pg è racchiuso un messaggio potente: i Dinosauri fino a quel momento dominavano il mondo da 150 milioni di anni e furono probabilmente miliardi i dinosauri che quel giorno di 66 milioni di anni fa persero improvvisamente la vita, pur essendo i signori della vita i allora. Adesso siamo noi umani a dominare il nostro Pianeta, ma tutto può cambiare direzione in un istante.