Api, vespe e calabroni: quando il sentiero punge

Le punture di insetto sono un inconveniente delle giornate in montagna e, nella grande maggioranza dei casi, provocano soltanto dolore, arrossamento e gonfiore. Api, vespe e calabroni meritano però maggiore attenzione, soprattutto in escursione con i bambini

Con la bella stagione aumentano le giornate trascorse all’aperto e, inevitabilmente, anche gli incontri con gli insetti. Durante un’escursione, un picnic o una sosta in rifugio può capitare che un bambino venga punto da un’ape, una vespa o un calabrone. Nella maggior parte dei casi tutto si risolve con una reazione locale di qualche minuto. Più raramente, però, il veleno degli Imenotteri può provocare reazioni allergiche anche importanti.

Nella maggior parte dei casi tutto si risolve con una reazione locale di qualche minuto. © Wikimedia Commons

Gli Imenotteri non pungono tutti allo stesso modo

Api, vespe e calabroni appartengono all’ordine degli Imenotteri e inoculano attraverso il pungiglione una piccola quantità di veleno contenente diverse sostanze biologicamente attive.
Dopo la puntura di un’ape può rimanere nella cute il pungiglione con parte dell’apparato velenifero. Vespe e calabroni, invece, generalmente non lo lasciano e possono quindi pungere più volte.

Dopo la puntura di un’ape può rimanere nella cute il pungiglione con parte dell’apparato velenifero. © Wikimedia Commons

Se il pungiglione è visibile deve essere rimosso il prima possibile. Per molto tempo è stato consigliato di raschiarlo con una carta rigida, evitando categoricamente di afferrarlo con una pinzetta o con le dita. In realtà, ciò che sembra contare maggiormente è la rapidità della rimozione: più a lungo il pungiglione rimane nella cute, maggiore può essere la quantità di veleno inoculata. 
Una volta rimosso, è sufficiente detergere la zona, applicare del freddo locale, utilizzando ghiaccio o un impacco freddo avvolto in un tessuto e mai direttamente sulla pelle ed, eventualmente, applicare una crema antibiotica locale. 

E se il gonfiore si estende?

Talvolta, dopo puntura di imenottero, il gonfiore può diventare molto più importante. Si parla di reazione locale estesa quando l’area interessata supera indicativamente i dieci centimetri e persiste oltre le 24 ore. 

Si parla di reazione locale estesa quando l’area interessata supera indicativamente i dieci centimetri e persiste oltre le 24 ore. © Wikimedia Commons

Può coinvolgere buona parte di una mano, di un avambraccio o di una gamba e continuare ad aumentare nelle ore successive alla puntura. Un concetto importante da ricordare in questo caso è che la dimensione del gonfiore, da sola, non correla con la gravità del quadro clinico.
Le reazioni locali estese possono durare alcuni giorni e talvolta assomigliare a un’infezione della pelle. L’arrossamento e il gonfiore provocati dal veleno, tuttavia, non equivalgono automaticamente a un’infezione batterica e non rappresentano, da soli, un’indicazione alla terapia antibiotica. Nei casi più fastidiosi sarà il pediatra a valutare l’eventuale necessità di una terapia sintomatica.

Attenzione alle punture in bocca

Una puntura nel cavo orale rappresenta una situazione particolare. Può succedere, per esempio, bevendo da una lattina o da un bicchiere lasciato aperto all’esterno e, in questo caso, anche un edema prevalentemente locale può diventare pericoloso, perché si sviluppa in uno spazio ristretto e può interferire con la respirazione. Per questo una puntura all’interno della bocca, sulla lingua o in prossimità della gola richiede una valutazione medica urgente, anche in un bambino senza precedenti allergici.

Attenzione alle lattine lasciate aperte, che sono insidiose perché non consentono di vedere facilmente ciò che è entrato all’interno. © James Wainscoat -Unsplash

Quando la reazione non rimane più locale

La situazione cambia quando, dopo la puntura, compaiono manifestazioni lontane dalla sede interessata.
Orticaria diffusa, gonfiore delle labbra o del volto, tosse persistente, voce alterata, respiro sibilante o difficoltà respiratoria, sensazione di costrizione alla gola, marcata debolezza, vertigini o, in casi estremi, perdita di coscienza devono far sospettare una reazione sistemica. Possono comparire anche sintomi gastrointestinali importanti. Non è necessario che siano presenti tutti contemporaneamente!


Le reazioni sistemiche gravi dopo puntura di imenotteri sono fortunatamente poco frequenti nei bambini ma, in seguito ad una manifestazione tale, è indicata una valutazione allergologica specialistica, che permette di ricostruire correttamente l’episodio, valutare il rischio individuale e stabilire se sia necessario prescrivere adrenalina autoiniettabile. In alcuni bambini selezionati può inoltre essere indicata l’immunoterapia specifica con veleno (VIT), un trattamento molto efficace nel ridurre il rischio di nuove reazioni sistemiche in occasione di punture successive. Indicazioni e modalità vengono definite dallo specialista sulla base del tipo di reazione e degli accertamenti allergologici.

Anafilassi: la regina è l’adrenalina

Per un bambino con allergia nota al veleno di imenotteri e autoiniettore di adrenalina prescritto, la comparsa di segni compatibili con anafilassi richiede l’utilizzo tempestivo del farmaco secondo il piano d’emergenza fornito dal centro allergologico e l’attivazione del sistema di emergenza. Su questo punto è importante essere molto chiari: nell’anafilassi l’adrenalina intramuscolare è il trattamento di prima scelta e salvavita. Antistaminici e cortisonici non la sostituiscono e non devono ritardarne la somministrazione. 


Chi accompagna in montagna un bambino al quale sia stato prescritto un autoiniettore dovrebbe sapere dove si trova, come utilizzarlo e controllarne periodicamente la scadenza. Se il bambino è abbastanza grande, anche lui può essere progressivamente coinvolto nell’apprendimento della gestione della propria emergenza. In montagna questa preparazione assume un significato ancora maggiore: i tempi di accesso ai soccorsi possono essere più lunghi rispetto all’ambiente urbano.

L'obiettivo è prevenire senza avere paura degli insetti © Samuel Lopez Cruz - Unsplash

Prevenire senza avere paura degli insetti

Durante le soste all’aperto è utile tenere coperti cibi e bevande, controllare bicchieri e borracce prima di bere e prestare particolare attenzione alle lattine lasciate aperte, che sono insidiose perché non consentono di vedere facilmente ciò che è entrato all’interno. Meglio evitare di camminare scalzi nell’erba e insegnare ai bambini a non avvicinarsi a nidi o a punti dai quali si osservi un continuo via vai di insetti.
Se una vespa si avvicina al cibo, agitarsi, cercare di colpirla o allontanarla con movimenti bruschi non è una buona strategia: meglio rimanere calmi e allontanarsi lentamente.
Per un bambino con allergia nota, naturalmente, la prevenzione comprende qualcosa in più: avere sempre con sé i farmaci prescritti e il proprio piano d’emergenza.

Api, vespe e calabroni fanno parte dell’ambiente naturale che attraversiamo e svolgono un ruolo importante negli ecosistemi. L’obiettivo non è insegnare ai bambini a temerli né trasformare ogni puntura in un’emergenza, ma sapere riconoscere tempestivamente le condizioni che devono farci agire nell’immediato.