Prima della scalata © Daniele Bonini
Il bisogno della montagna è un mal di montagna: non ha nulla di astratto ed è molto fisico—direi chimico (se non sviluppi endorfine il tuo stato di benessere psichico diminuisce). Ho bisogno di un contatto con il corpo della montagna perché il mio corpo ha bisogno di aderire al suo. Quando non riesco ad averlo mi manca, come un Sehnsucht dolente, che se prolungato diventa lancinante. Poi salire è un rito, in cui la preparazione del corpo e dell’attrezzatura procura già un benessere mentale.
Quando ci si prepara, ci si prende cura, si onora, si rende lode per la gratitudine del gesto, dell’azione. Il “guerriero” interiore sa che sta compiendo il suo dovere e che l’esecuzione del compito gli/le darà gioia. Dunque unghie, capelli, scarpette, imbrago, grigri, corda. Primo appoggio e prima, esplorativa, leggera, trazione. E sei in equilibrio. In volo. Cambi dimensione e prospettiva. La follia diventa il percorso di vita. La ricongiunzione con quello a cui apparteniamo, la nostra interezza, sono di nuovo, momentaneamente, raggiunti.
Arrampicata I
Finalmente la tocco.
Ho tanto aspettato.
Ne avevo così bisogno.
Ho tagliato le unghie
corte corte. Indossato
abiti elastici.
Legato i capelli
(e speriamo che i novelli
non mi vengano davanti
non mi barrino la vista).
L’imbrago mi cinge
i fianchi, il grigri
segna la vita.
Una corda mi tiene
ancorata all’aria.
Appoggio i polpastrelli
ai primi appigli, mi
isso su una gamba
poi l’altra in asse
verticale. Sono
una. Intera contro
questa materia questa
essenza questa roccia.
Arrampicata I appartiene ai “canti” alla montagna - e alla nostra relazione con la montagna- di In quota (2012 e 2024). Avevo cominciato a fare falesia e ne ero conquistata. Arrivavo in ambiente a volte a fatica, piegata dallo stress. Attaccavo la prima via pensando “Non sono mica a posto. Perché lo faccio?”—e ovviamente non c’è una ragione al mondo per appendersi in parete, come non ce n’è per molte cose belle e speciali della vita. E dopo pochi metri, riabituata alla verticalità, sentivo che quello era il posto in cui dovevo essere, per essere felice. Arrampicare è una piccola forma di meditazione: ti concentri su problemi circoscritti - little puzzles, li ha chiamati un’amica americana che arrampicava davvero- e non pensi ad altro.
Finché il corpo rilascia tutte le tensioni e ridiventa morbido, la mente tutte le preoccupazioni e torna serena, libera, in pace.