Accompagnamento solidale: la salute mentale è un cammino fatto insieme

Un divertente equivoco nato durante un'escursione sull'acquedotto storico di Genova con i ragazzi del centro di Sestri Ponente innesca una riflessione sul significato della parola 'solidale'. Nella giornata mondiale della salute mentale, la montagna si ripropone come potente luogo di connessione

 

Accompagnamento solidale è un termine molto usato e identifica una ampia gamma di attività che vogliono diffondere la pratica di una montagna realmente inclusiva. All'interno del CAI, prende la forma di uscite insieme a gruppi di persone che presentano varie difficoltà: rendere la montagna accessibile a chi presenta disabilità motorie, sensoriali o fragilità è possibile grazie all'impegno della Sodas e alla capillare dedizione delle sezioni sul territorio nazionale.


Anche nel mio gruppo - sono socio della sezione di Sampierdarena, a Genova- si fa accompagnamento solidale. La scorsa settimana, con i ragazzi e il personale asl del centro diurno di salute mentale di Sestri Ponente, siamo andati in escursione lungo un tratto dell'acquedotto storico di Genova. Oggi, che ricorre proprio la giornata mondiale della salute mentale, vi riporto l'esperienza vissuta, che ho trovato ricca di stimoli.

Un luogo ricco di stimoli

Il percorso dell'acquedotto storico di Genova è adatto anche a famiglie ed è di impegno limitato, ma offre diversi spunti di carattere naturalistico e culturale: nel suo sviluppo si sommano infrastrutture del periodo romano ad altre più recenti, risalenti al Medio Evo e al Seicento. Uomo e natura convivono tra piccole frazioni, orti, boschi e prati, in una montagna di bassa quota facile da raggiungere.


Non si può certo parlare di montagna selvaggia, di quota e di soddisfazione nel senso stretto del termine, sotto il profilo escursionistico, ma la giornata è stata ricca di momenti piacevoli: la sorpresa dei profumi di un bosco di alloro, una pausa distesa presso una vecchia chiesetta, l'incontro a un antico lavatoio con un cane che ci ha fatto da "cicerone" in un placido abitato.

Uno spazio comune

Più di qualsiasi altra cosa, mi ha personalmente però fatto piacere chiacchierare con gli ospiti del centro: vedere la loro mente aprirsi allo spazio esterno, al contatto la natura, al dialogo con le altre persone. In particolare, mi ha dato particolare gusto una conversazione con una ragazza, che dopo circa un quarto d'ora di parole mi ha chiesto da quanto frequentassi il centro. Tra una risata e scuse assolutamente non necessarie, si è poi resa conto che no, io "facevo parte di loro", ma in realtà è stato bello che l'esperienza sia stata vissuta fuori dai reciproci "ruoli". Per camminare insieme, in fondo, serve solo andare allo stesso passo. 

Il significato di una parola

Da giovane non ho mai amato troppo studiare, preferendo l'andare per monti e in natura, ragion per cui la mia cultura chiede ancora oggi costante sostegno. Nel corso dell'escursione mi sono interrogato tra me e me sull'effettivo significato della parola "solidale". Certo, nel sentire comune identifica sicuramente empatia (termine oggi abusato), impegno, comunanza di vedute. Ma, tornando a casa, ho tirato giù dallo scaffale il Devoto-Oli per andare più a fondo nella definizione. "Solidale: 1. pienamente concorde con una linea di condotta seguita da altri, fino a condividerne i rischi, le responsabilità, gli impegni". Tralascio le successive voci, perché trovo già in questa definizione una prospettiva davvero interessante, che aggiunge non solo ricchezza di vedute, ma sostanza.

 

Essere solidale in montagna significa quindi vivere insieme l'indeterminatezza della quota, la coerenza dei valori che ci legano a quel particolare ambiente, il dovere di affiancare i fatti alle parole. Farlo in accompagnamento va addirittura oltre: corrisponde a sentire la cadenza del passo altrui, accogliere parole e soprattutto silenzi. Connessione, sicuramente, ma mai forzata, che la montagna è libertà innanzitutto.

Un invito alla partecipazione

È mai possibile trovare tutto questo in una escursione di appena mezza giornata, appena fuori città, con un gruppo di ragazzi che si conoscono appena? Sicuramente, basta porsi in ascolto e mettere un piede davanti all'altro. L'accompagnamento solidale è facile e bello, ma soprattutto fa bene a chi lo pratica, come accompagnato o accompagnatore.