Adamello, Matteo Rivadossi e Cristina Oldrati concludano la loro 'Odissea'

I due alpinisti hanno tracciato una nuova via di oltre 400 metri sulla parete nord ovest dell’anticima del Corno di Grevo. Difficoltà fino all'VIII grado massimo, niente trapano al seguito. "Per me l’ambiente montano è ben diverso da una struttura di fondovalle"

 

Ci sono volute quattro uscite, in un ambiente piuttosto remoto e incontrando difficoltà non trascurabili, ma alla fine Matteo Rivadossi e Cristina Oldrati sono riusciti a concludere la loro Odissea, una via di 440 metri per 12 tiri, sulla parete nord ovest dell’anticima del Corno di Grevo. I due alpinisti hanno portato a termine il lavoro tra il 26 settembre e il 17 ottobre, incontrando difficoltà fino all'VIII grado, con un obbligatorio di VII+. La chiodatura, spesso spaziata, è stata valutata RS3.

Vade retro trapano

"La parete nord ovest dell’anticima del Corno di Grevo, non certo solare come le altre strutture della Valle Adamè, è l’unico settore ancora risparmiato dal trapano - spiega Rivadossi, introducendo l'avventura vissuta con Cristina-. L’idea di aprirvi una nuova via ci è venuta a luglio, dopo avere ripetuto la mitica e impegnativa 'Ultima tentazione', aperta a chiodi e spit a mano dalla guida alpina Rino Ferri e Angiolino Paroletti nel lontano 1990".


Data la quota, la parete e il contesto, Rivadossi ha deciso di non utilizzare il trapano. Matteo non giudica l'operato altrui, ma ritiene che tale rinuncia permetta di rendere un po' più selettive le aperture e di preservare la roccia. "Per me l’ambiente montano è ben diverso da una struttura di fondovalle, per quanto altrettanto nobile e a vocazione sportiva. Ognuno faccia come crede rispettando però il contesto e le persone, poi giudicheranno i posteri".

Curiosando in Valle Adamé

Dalla Val Salarno, che per Rivadossi è un po' il giardino di casa, l'alpinista lombardo all'inizio di questo autunno ha deciso di spostarsi nella parallela Valle Adamè aprendo i primi quattro tiri di una nuova via che pensava avrebbe concluso nel 2027. "Il meteo però era ancora ottimo: quindi siamo ritornati faticosamente sulla parete nord ovest dell’anticima del Corno di Grevo, continuando per altre 3 lunghezze, sempre bellissime e all’insegna dell’arrampicata in aderenza, raggiungendo la grande cengia mediana".


A quel punto un nuovo stop, a soli 4 tiri da un'uscita comunque piuttosto verticale. "Dieci giorni dopo però un’insperata ottobrata pare regali ancora giornate tiepide: giovedì 15 decidiamo per l’assalto finale. Risaliamo tutti i sette tiri e mezzo trascinandoci un pesante sacco da recupero. Solo verso mezzogiorno siamo in apertura sulla parte nuova. Per evitare di andare nella direzione della via 'Ultima tentazione', che sale sulla Torre Nera, ma dalla parte opposta a noi, decido di affrontare un difficile strapiombo a sinistra che però mi costa tantissimo tempo e fatica: molto esposto e da ripulire da erba e muschio gelati. Arrivo in sosta provato, alle 5 del pomeriggio, con la beffa di essere ormai a 60 metri dall'uscita. Ma purtroppo non c’è altra scelta che calarci. Ormai nella penombra, ci si incastra anche una doppia… Il sentiero con la frontale pare infinito arrivando all’auto a malga Lincino solo 14 ore dopo averla lasciata, sempre col buio…".

 

“Per evitare di andare nella direzione della via 'Ultima tentazione', che sale sulla Torre Nera, ma dalla parte opposta a noi, decido di affrontare un difficile strapiombo a sinistra che però mi costa tantissimo tempo e fatica” Matteo Rivadossi
 

L'assalto finale

Ma si sa, quando il tarlo inizia a scavare, c'è poco da opporsi e così lo stesso sabato i due si ritrovano ad armeggiare sull'ultima lunghezza. "Gli interrogativi sono tanti: ce la faremo a raggiungere la cresta, visto che c’è sicuramente da scalare? Come trovare il punto preciso? Ma noi, tra l’altro, riusciremo a spararci ancora 1200 metri di dislivello che questi zaini? Detto fatto: la mattina dopo siamo partiti addirittura da malga Bissina in Val Daone: un altro versante ma anche un'altra regione. Pur di risparmiare 200 metri di dislivello e gambe, saliamo fino al passo del Forcel rosso, poi verso il Corno di Grevo, da dove apriamo 3 tiri da 60 metri sulla cresta dell’anticima, arrivando giusti giusti sulla verticale della nostra via. Due doppie da 35 metri nel baratro ventoso della nord ovest ci depositano sull’ultima sosta del giovedì, che emozione! Non senza un certo timore recuperiamo poi la corda e ripartiamo dal basso. Il primo tiro, difficile e laborioso, mi fa perdere tempo. Fortunatamente la lunghezza seguente risulta più facile: uno splendido muro nero embricato con fessura finale da gustarsi prima di raggiungere la terrazza sommitale. È fatta, la nostra Odissea si è finalmente conclusa".

La via

L'itinerario è rimasto attrezzato con tutti i chiodi utilizzati (49, tra cui alcuni aggiunti in discesa) e 28 spit da 8 millimetri con placchetta inox (di cui 13 alle soste). Tutte le soste sono dotate di anello e sono utilizzabili per eventuali doppie. Per una ripetizione, gli apritori consigliano una corda singola da 60 metri più un rappello o mezze corde, 10 rinvii, friend dallo 0.3 al 3 BD raddoppiando le misure piccole dallo 0,3 allo 0,75. La discesa si effettua in 9 doppie lungo la via, oppure con 2 doppie e poi a piedi dal versante est, attraverso il passo del Forcel Rosso. Per arrivare all'attacco della via ci vogliono circa 2 ore da malga Lincino (900 metri di dislivello).