La spedizione in partenza a Kathmandu. © Cosmo Adventures
Gangapurna West
La squadra di soccorso © Pasang Rinzee Sherpa
Sono stati recuperati i corpi di Hidesuke Taneishi e Tetsu Hashimoto, i due alpinisti giapponesi dispersi sull'inviolato Gangapurna West (7.455 metri), nel massiccio dell'Annapurna, in Nepal. I due alpinisti avevano iniziato la salita il 10 ottobre, affrontando la montagna in stile alpino e senza supporto esterno. Non si avevano loro notizie dal 15 ottobre, quando i due si trovavano piuttosto vicini alla vetta.
Le ricerche sono iniziate il 19 ottobre. "Come pianificato, abbiamo iniziato la ricerca dal versante sud, localizzando i corpi a 6210 metri" ha detto Pasang Rinzee Sherpa, Guida Ifmga e operatore di soccorso a Everest Chronicle. La squadra di soccorso era costituita da tre membri: l'esperto pilota di elicottero Sobit Gauchan, il pilota di droni Manish Maharjan e Pasang Rinzee Sherpa.
Una nuova strategia di ricerca
Le ricerche sono state portate avanti tramite droni ed elicottero per quattro giorni prima di individuare i dispersi. Le operazioni erano condotte in questo modo: Gauchan procedeva a trasferire Maharjan e Pasang Rinzee Sherpa oltre i 5000 metri, e da quella quota il pilota di droni operava una ricerca dei pendii più elevati. "Si tratta di un metodo più efficiente e sicuro, oltre che meno costoso, che stiamo sperimentando" ha detto lo Sherpa.
Secondo le informazioni preliminari, non ancora confermate, gli alpinisti sarebbero precipitati per 900 metri prima di arrestarsi. Stando alle ricerche effettuate su entrambi i versanti della montagna, sembra plausibile che la causa della caduta sia stata una valanga a lastroni, che avrebbe trascinato gli alpinisti lungo il versante meridionale. La squadra di soccorso ha individuato il loro campo più alto intorno ai 7000 metri di quota.
I corpi sono stati trasportati in elicottero a Kathmandu e saranno consegnati alle famiglie una volta completate le procedure previste.
Gangapurna West
Il Gangapurna West è una cima secondaria ma piuttosto prominente nel massiccio dell'Annapurna. Aperta all'alpinismo dal 2014, la montagna è ancora inviolata. Nel 2016 una spedizione coreana si era fermata a 100 metri dalle vetta, mentre questo autunno una squadra russa aveva deciso di ritirarsi a causa delle cattive condizioni della montagna, con elevato rischio valanghe.