L'itinerario al bivacco Igor Crasso © Melania Lunazzi
L'itinerario al bivacco Igor Crasso © Melania Luanzzi
L'tinerario al bivacco Igor Grasso © Melania Lunazzi
L'itinerario al bivacco Igor Crasso © Melania Lunazzi
L'itinerario al bivacco Igor Crasso © Melania Lunazzi
L'itinerario al bivacco Igor Crasso © Melania Lunazzi
L'itinerario al bivacco Igor Crasso © Marzo Zanatta
L'itinerario al bivacco Igor Crasso © Marzo Zanatta
L'itinerario al bivacco Igor Crasso © Marzo Zanatta
L'itinerario proposto è un percorso piacevole attraverso sentieri storici della Val Resia, che rivelano le tracce del lavoro dell’uomo sui versanti più soleggiati (sud-est) della valle, fino a raggiungere la panoramica cresta del Picco di Mezzodì, dove nei pressi di una sella, a quota 1654 metri, sorge il Bivacco Igor Crasso. È una camminata ideale, da compiere nella luce dorata del pieno autunno, attraversando boschi di pino nero e faggete eleganti, lungo un sentiero che incontra anche una postazione della Grande guerra e diversi stavoli e ruderi di stavoli - tipiche costruzioni destinate al ricovero di fieno e/o animali-, parte dei quali vengono costantemente manutenuti dai resiani. Se ne possono ammirare alcuni facendo una deviazione e compiendo un giro ad anello più lungo, verso l’incantevole altopiano del Pusti Gost (in resiano “bosco abbandonato”).
Pochissimi metri sopra il bivacco Igor Crasso a Sella Buia (1.682 metri) si ha una vista splendida verso nord anche su parte della catena del Monte Cimone/Val Raccolana e verso sud verso le catene parallele della fascia prealpina giuliana.
Un itinerario tra uomo e natura
Lasciata l’auto a Stolvizza, dopo averne superato la strettoia (ampio parcheggio), si cammina per un tratto su asfalto verso la frazione Ladina e qui, tra le case, si individua il segnavia CAI 643, inizialmente su pista forestale. Dopo un paio di tornanti il percorso diventa sentiero/mulattiera e attraversa un bosco di pino nero. Segnalata da un cartello, poco dopo c’è una deviazione che permette di vedere una postazione della Grande guerra ricavata nella roccia. Il sentiero si aggancia poco sopra e sale gradatamente attraversando una prima radura con edifici e rientra poi nel bosco che diventa perlopiù di faggio. Il percorso ondeggia leggermente lungo il costone, tra il l’altura Ta-Na Rado e la località Glivaz di Stolvizza e si incontrano altri ruderi ed edifici di stavoli su quelle che un tempo erano radure più ampie, percorse da tracce di sentieri antichi, ora in parte inselvatichite.
Attorno a quota 1100 metri si trova il bivio per Pusti Gost (in lingua resiana, “bosco abbandonato”), un altipiano valorizzato dalla cura dei resiani dove si incontrano diversi edifici in un luogo da sogno, frutto di fatiche e necessità di un tempo, in posizione calda e solatìa.
Suggeriamo di raggiungere Pusti Gost come alternativa di rientro. Anche in salita è ovviamente consigliabile: l’unico rischio è non aver più voglia di proseguire verso il Bivacco Crasso dopo averlo raggiunto, essendo un posto incantevole, da perlustrare con calma, anche come vera e propria meta. Il sentiero 643 fin qui intrapreso prosegue dunque tra la boscaglia con qualche piccolo tornante fino a raggiungere una conca rocciosa alla cui base c’è la scritta “Acqua” con una freccia che indica la direzione per una sorgente (acqua non sempre presente).
Con un ultimo sforzo si risale alla sella dove sorge il bivacco Igor Crasso (1.654 metri), costruzione in muratura realizzata dagli alpini dotata di tutto il necessario per sostare. Originariamente era un ricovero militare, ricostruito dal Settimo reggimento alpini nel 1892 e intitolato alla regina Margherita. Distrutto nel 1917 durante la ritirata di Caporetto venne ricostruito nel 1995 e intitolato alla memora di un giovane socio dell’associazione XXX Ottobre di Trieste morto in montagna.
Salendo ancora pochissimi metri si raggiunge Sella Buia e un piccolo rilievo panoramico dal quale godere di un’ampia vista a trecentosessanta gradi.
Una storia tutta da scoprire
La Val Resia è uno scrigno di cultura, tradizioni come il carnevale, musica, di un dialetto antico e unico e di un aglio pregiatissimo, lo strok. Il resiano è uno dei dialetti sloveni che si sono sviluppati a partire dal cosiddetto “slavo alpino” che era parlato tra le popolazioni insediate nelle Alpi Orientali tra il VI secolo e l’anno 1000. L’attuale lingua letteraria slovena è una discendente dello slavo alpino. A Stolvizza ci sono due musei da visitare, il Museo dell’arrotino e il Museo etnografico della gente della Val Resia e ci sono due punti d’appoggio dove fermarsi per ristoro. Un museo c’è anche a San Giorgio di Resia nella vecchia latteria che è anche rivendita di formaggi.
Discesa: per il medesimo percorso oppure, in alternativa, lungo la dorsale seguendo il sentiero CAI 632 fino ad una deviazione (la seconda) segnalata da un cartello che indica il Pusti Gost, una traccia di sentiero segnalata dall’Associazione ViviStolvizza.
Il Pusti Gost è servito anche da una strada carrozzabile che sale all’altopiano dagli abitati di San Giorgio e Prato di Resia. Con le stesse segnalazioni il percorso scende a Stolvizza seguendo il corso del torrente Lomming che crea anche una bella cascatella e permette di raggiungere l’abitato a poca distanza dal parcheggio in cui si è lasciata l’auto.
L'escursione in numeri
Partenza: Stolvizza, località Ladina (parcheggio ampio) 573 metri
Arrivo: Bivacco Igor Crasso 1654)
Lunghezza: ca 10 Km (andata e ritorno)
Dislivello: 1100 metri
Durata: 5 ore
Difficoltà: E
Punti d’appoggio: Bivacco Igor Crasso