Luca Perazzini (42 anni) e Cristian Gualdi (48 anni)L’inchiesta per la morte dei due alpinisti Luca Perazzini e Cristian Gualdi è stata archiviata. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Teramo, Lorenzo Prudenzano, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Laura Colica. Alla stessa richiesta si erano opposti i familiari dei due alpinisti morti per ipotermia sul Gran Sasso, nei giorni intorno a Natale 2024. I corpi vennero ritrovati il 27.
Il tema della responsabilità
Il tribunale ha stabilito che il decesso dei due alpinisti non può essere messo in relazione diretta con una responsabilità da parte del delegato del soccorso alpino che aveva valutato la situazione, il quale aveva ritenuto che non fosse il caso di attivare il coordinamento con il NASOC. Il giudice, pur accogliendo l'osservazione dei legali, che avevano ravvisato un comportamento inerte, non ha ritenuto però tale condotta in alcun modo sufficiente a decretare una responsabilità perseguibile.
Dalle indagini, è emerso che le condizioni meteo erano già estremamente critiche al momento della richiesta di aiuto dei due dispersi, trovandosi la cordata in marcato white out. Un elicottero dei vigili del fuoco era riuscito a decollare, ma aveva dovuto abortire la missione a causa della neve e del vento fortissimo. Anche i tentativi di raggiungere la zona via terra non avevano dato esito.
I legali dei familiari, Francesca Giovanetti e Luca Greco, erano convinti che i due alpinisti sarebbero potuti essere salvati se il delegato di zona del soccorso alpino avesse richiesto l'intervento dell'Aeronautica Militare.
La posizione dei soccorritori
In una nota emessa nella giornata di ieri, il Soccorso Alpino rinnova il cordoglio per le due vittime, ma ribadisce anche la piena fiducia nel lavoro svolto dalla magistratura in questi mesi. “La decisione assunta dall’Autorità giudiziaria conferma quanto emerso nel corso delle indagini, riconoscendo l’assenza di negligenze o ritardi imputabili alla macchina dei soccorsi e consente allo stesso tempo di riabilitare la figura del delegato del Soccorso Alpino abruzzese coinvolto nelle indagini, che ha operato con l’unico obiettivo che accomuna tutti i soccorritori e le soccorritrici in ogni singola missione: prestare soccorso a chiunque sia in difficoltà (…) Non sempre, negli incidenti in montagna, esiste necessariamente un responsabile umano da individuare. Questa insistente e ormai ordinaria ricerca di responsabilità esterne a seguito di gravi incidenti in montagna, rischia di ingenerare un sentimento di avvilimento in chi accorre per prestare soccorso”.
L'amarezza dei familiari
Giancarlo Perazzini, il padre di Luca, non nasconde invece la propria contrarietà per la decisione presa, come ha dichiarato a Il Resto del Carlino. “Apprendo con dispiacere l’esito negativo dell’esposto che abbiamo presentato. Sinceramente avrei avuto piacere che questa vicenda fosse esaminata con maggiore considerazione, buon senso e responsabilità. Da parte nostra ritenevamo che quei soccorsi avrebbero potuto fare qualcosa di più”. I parenti avevano anche chiesto ulteriori approfondimenti su presunti errori di geolocalizzazione, ma per il gip l'evento si è configurato come una tragica fatalità, non evitabile dai soccorritori.