Il bivacco Giusto Gervasutti, nel Parco naturale delle Dolomiti friulane © CAI Cervignano del Friuli APS, facebook
Giacomo Benedetti, coordinatore del gruppo di lavoro sui bivacchi deteriorati e Vicepresidente generale del Club Alpino Italiano © Giacomo Benedetti
Le condizioni all'interno del bivacco © CAI Cervignano del Friuli APS, facebook
Domegge di Cadore: dal centro città si vede Cima Cadin degli Elmi, al di sotto della quale è situato il bivacco Giusto Gervasutti © Antonio De Lorenzo, wikicommons
Il bivacco Giusto Gervasutti © CAI Cervignano del Friuli APS
L'utilizzo del bivacco Giusto Gervasutti è stato vietato dalla sezione del CAI di Cervignano del Friuli, che gestisce la struttura: “La chiusura si rende necessaria a causa del deterioramento del rivestimento interno, con possibile esposizione allo strato isolante sottostante contenente amianto”, si legge in un post pubblicato sui canali social ufficiali della sezione. La notizia ha allarmato molti appassionati della montagna, anche in virtù della diffusione del modello di bivacco lungo tutto l’arco alpino. Una doverosa precisazione in tal senso però è arrivata dagli stessi vertici del CAI locale. “La porta del bivacco è attualmente aperta per utilizzi di emergenza, ma l'utilizzo è proibito in quanto le condizioni interne lo rendono inagibile”, afferma Ivano Roppa, presidente della Sezione di Cervignano del Friuli.
L’intenzione, afferma Roppa, potrebbe essere quella di interdire l’utilizzo della struttura a breve, chiudendo a chiave la porta dopo opportune comunicazioni: “Stiamo comunque aspettando indicazioni dalla commissione giulio carnica sentieri del Friuli-Venezia Giulia e dal consiglio direttivo regionale per capire come procedere”, afferma.
“La porta del bivacco è attualmente aperta per utilizzi di emergenza, ma l'utilizzo è proibito” Ivano Roppa
Proprio per eventualità come questa, la sede centrale del Club Alpino Italiano ha stanziato con una delibera del marzo di quest'anno un fondo da 400.000 euro e istituito un gruppo di lavoro apposito per verificare le condizioni dei bivacchi ormai vetusti con, all’interno, fibre di amianto: “È un problema che abbiamo riscontrato e che esiste – afferma Giacomo Benedetti, coordinatore del gruppo di lavoro – ma che va affrontato nel modo giusto e senza creare allarmismi. Non ci sono pericoli oggettivi né imminenti come un crollo o un cedimento strutturale, la presenza di amianto è un pericolo a partire dal momento in cui assume determinate forme”. Il presidente generale del CAI, Antonio Montani, invita quindi il sodalizio, nelle sue emanazioni sul territorio nazionale, a prendere le iniziative del caso. “Esorto le sezioni e i gruppi regionali a utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal Club Alpino Italiano a livello centrale. Ci siamo mossi non appena il problema è stato segnalato e ora è importante che le realtà locali diano seguito al progetto, nelle misure opportune”.
“Esorto le sezioni e i gruppi regionali a utilizzare gli strumenti messi a disposizione" Antonio Montani
Le azioni del gruppo di lavoro: algoritmi e sopralluoghi
Il gruppo di lavoro è composto da membri del CAI, come i rappresentanti della struttura operativa e della commissione rifugi ed opere alpine, e da esperti ed esperte a livello nazionale e internazionale come Elena Belluso, docente universitaria, e Stefano Silvestri, consulente di Regione Toscana e di numerose procure in casi riguardanti l’amianto: “Il primo obiettivo che ci siamo posti come gruppo di lavoro è trovare un modo per censire lo stato reale dei vari bivacchi, così da capirne l’eventuale ed effettiva pericolosità. È un passo necessario per affrontare i casi di pericolosità riconosciuta e prevenire future situazioni di rischio”, afferma Benedetti.
Per farlo, è stato realizzato un algoritmo in grado di valutare una serie di parametri e caratteristiche proprie di ogni bivacco, valutandone così la situazione reale: “Nel realizzare l’algoritmo abbiamo seguito il suggerimento degli esperti, perché non è detto che due bivacchi simili siano nelle stesse condizioni. Dipende dalle condizioni del luogo in cui vengono installati, e questo algoritmo dovrebbe restituirci una graduatoria per determinare le priorità di intervento e capire dove è sufficiente monitorare la situazione e dove no. Già il prossimo 24 settembre effettueremo un primo sopralluogo in Val Gesso per capire come applicare questo metodo”, aggiunge Benedetti.
"Stiamo monitorando attentamente la situazione. Il CAI non ha sicuramente preso sottogamba il problema" Giacomo Benedetti
L’impegno del Club Alpino Italiano
“Stiamo monitorando attentamente la situazione – afferma il coordinatore del gruppo di lavoro –. Il CAI non ha sicuramente preso sottogamba il problema ma lo ha preso in carico con giusta preoccupazione, e in questo momento stiamo lavorando proprio per capire lo stato dei fatti”. Attualmente l’intenzione del Club Alpino Italiano, afferma Benedetti, è quella di monitorare e seguire tutte le situazioni che possono risultare pericolose senza creare allarmismi inopportuni, ribadendo allo stesso tempo la necessità di prestare massima attenzione agli interventi necessari. Nel lavoro di sensibilizzazione e monitoraggio sono state coinvolte anche le regioni dell’arco alpino, nel tentativo di ampliare quanto più possibile la portata degli interventi che potrebbero rivelarsi necessari.