La via Messner al Nanga Parbat © IG Andrzej Bargiel
Bargiel durante la spedizione © IG Andrzej Bargiel
© IG Andrzej Bargiel
© IG Andrzej Bargiel
Andrzej Bargiel durante una salita di acclimatamento sull'Everest
Bargiel in azione © team Bargiel
Andrzej Bargiel già impegnato sulle montagne delle Ande. © Facebook Andrzej Bargiel
Bargiel in discesa dall'Everest con gli sci © Facebook Andrzej Bargiel
Missione compiuta. Andrzej Bargiel ha completato la prima discesa continua con gli sci dal Nanga Parbat (8.126 m), salendo la montagna senza ossigeno supplementare e sciando dalla vetta fino al campo base lungo la via Messner. Con questa impresa, realizzata il 30 giugno, lo scialpinista polacco aggiunge un altro capitolo alla storia dello sci estremo e chiude un progetto che sembrava quasi irraggiungibile: diventare il primo uomo a scendere con gli sci tutti gli Ottomila del Pakistan senza ricorrere all'ossigeno supplementare.
Poche settimane fa Bargiel aveva annunciato la partenza della spedizione, spiegando che il Nanga Parbat rappresentava uno degli ultimi tasselli del suo lungo percorso sugli Ottomila. La montagna, celebre per le sue pareti imponenti e per le condizioni spesso imprevedibili, era l'ultima grande assente dal suo curriculum di discese.
L'ultimo tassello del progetto
Nel raccontare l'impresa sui social, Bargiel ha scritto: "Dopo un lungo summit push, ho raggiunto la cima del Nanga Parbat e ho completato una discesa integrale con gli sci lungo la via Messner, sciando per oltre 3.700 metri di dislivello fino al campo base".
Lo scialpinista polacco è arrivato in cima all'Ottomila pakistano senza l'utilizzo di ossigeno supplementare per la via Kinshofer, per poi scendere fino al Campo Base lungo una linea che segue in gran parte quella percorsa da Messner sul sul versante Diamir. Nel video, che il polacco ha pubblicato sui social e che RedBull ha rilanciato sui suoi canali, si vedono tutte le fasi dell'impresa: la salita, in parte con l'ausilio di corde fisse, il momento della vetta e poi la discesa. Le riprese con il drone rendono perfettamente l'idea della verticalità della parete sciata da Bargiel, con curve strette e talvolta saltate.
“Con questa discesa ho completato un progetto che ha richiesto anni di lavoro: salire e sciare tutti gli Ottomila del Pakistan”
ha scritto lo scialpinista polacco.
Bargiel si è assunto una considerevole dose di rischio durante questa impresa: Dawa Sherpa, che era sulla vetta insieme al polacco, ha condiviso sui social un video ripreso dopo l'arrivo al Campo Base, in cui si vede un'enorme valanga abbattersi sulla parete Diamir del Nanga Parbat. Sembra che la squadra di Bargiel vi sia scampata per un pelo.
Un lavoro di squadra
Per il trentottenne polacco si tratta dell'ottavo Ottomila sciato dalla vetta senza ossigeno supplementare per il progetto Hic Sunt Leones, un percorso iniziato nel 2013 sullo Shishapangma e proseguito negli anni con Manaslu, Broad Peak, K2, Gasherbrum I, Gasherbrum II, Everest e ora Nanga Parbat. L'obiettivo del progetto è appunto realizzare le discese con gli sci di tutti i 14 Ottomila.
Nel suo messaggio social Bargiel ha voluto sottolineare anche il ruolo dei compagni di spedizione. "Sono davvero grato di aver condiviso questa vetta con Janusz Gołąb, che ha scalato al mio fianco e mi ha sostenuto durante tutta la salita". Un ringraziamento è andato anche al resto del team, che lo ha supportato con aggiornamenti meteo, indicazioni sulla traccia e assistenza logistica.
L'impresa conferma ancora una volta la filosofia alpinistica di Bargiel, basata su salite rapide, leggere e senza ossigeno, seguite da discese integrali con gli sci quando le condizioni della montagna lo consentono. Una visione che negli ultimi anni ha ridefinito i limiti dello sci estremo sugli Ottomila e che con il Nanga Parbat raggiunge un nuovo traguardo destinato a entrare nella storia dell'alpinismo.