La parete Diamir sul Nanga Parbat © Maziek Abramovic
Tiphaine Duperier, Boris Langenstein, e David Goettler in vetta al Nanga Parbat © David Goettler
Bargiel in azione © team Bargiel
Kammerlander sul Nanga Parbat © Hans Kammerlander
Kammerlander sul Nanga Parbat © Hans Kammerlander
Ziemski sull'Everest © Bartem Ziemski
Dopo l'Everest, Andrzej Bargiel è pronto a misurarsi con un'altra grande sfida del suo progetto Hic Sunt Leones, iniziato nel 2013 con l'obiettivo di salire e scendere le montagne più alte del mondo senza ossigeno supplementare. Lo scialpinista polacco è infatti partito per il Pakistan con l'obiettivo di realizzare una discesa integrale con gli sci dal Nanga Parbat (8.126 m), sull'unico Ottomila pakistano che ancora manca al suo impressionante curriculum.
L'annuncio è arrivato nei giorni scorsi attraverso il team dell'atleta, che ha confermato la partenza. Ad accompagnarlo ci saranno gli alpinisti polacchi Janusz Gołąb e Dariusz Załuski, oltre a una troupe incaricata di documentare la spedizione, composta dal fotografo Bartek Pawlikowski, dall'operatore d'alta quota Pasang Rinzee Sherpa e dal pilota di droni Jakub Gzela.
Giù per la parete Diamir
Secondo quanto comunicato dal team di Bargiel, questi tenterà di scendere la parete Diamir, sul lato occidentale della montagna. È qui che lo scialpinista polacco avrebbe individuato diverse possibili linee di discesa.
"La decisione finale dipenderà dalle condizioni che troveremo al campo base", ha spiegato il suo staff. La scelta dell'itinerario sarà quindi effettuata soltanto dopo un'attenta valutazione delle condizioni della neve e della stabilità della montagna. Come in tutte le sue precedenti spedizioni sugli Ottomila, Bargiel salirà per la via normale, senza l'utilizzo di ossigeno supplementare.
Una discesa completa
Il Nanga Parbat ha già avuto alcuni precedenti sciistici, ma nessuno è stato considerato una discesa integrale dalla vetta senza interruzioni. Nel 1990 il sudtirolese Hans Kammerlander effettuò la prima discesa con gli sci dalla montagna per la parete Diamir, ma fu costretto a percorrere a piedi gli ultimi 50 metri sotto la cima a causa della mancanza di neve. Lo stesso problema si presentò nel 2019 ai francesi Tiphaine Duperier e Boris Langenstein sulla via normale.
Più recentemente, nel 2025, la stessa Duperier insieme a Boris Langenstein realizzò la prima discesa sciistica della parete Rupal, per la via Schell. Anche in quel caso, tuttavia, le condizioni imposero alcuni tratti da affrontare senza sci, con brevi calate in corda doppia e sezioni percorse in disarrampicata. L'obiettivo di Bargiel sembra quindi essere quello di trovare una linea che gli permetta di scendere integralmente dalla vetta, senza togliere mai gli sci.
Uno specialista dello sci estremo
Bargiel si è affermato come uno dei più forti sciatori d'alta quota della sua generazione. Nel 2018 è infatti entrato nella storia dello sci d'altissima quota diventando il primo uomo a scendere integralmente con gli sci dal K2. In precedenza aveva già sciato il Broad Peak, mentre dopo il K2 aveva completato le discese dal Gasherbrum II e dal Gasherbrum I. Mancherebbe solo il Nanga Parbat per concludere l'opera sugli Ottomila pakistani.
Il suo curriculum può inoltre vantare le discese dallo Shisha Pangma e dal Manaslu, oltre alla recente impresa sull'Everest: nel 2025 è diventato il primo uomo a salire e scendere integralmente con gli sci dalla montagna più alta del mondo senza utilizzare ossigeno supplementare. Se dovesse riuscire anche sul Nanga Parbat, Bargiel aggiungerebbe l'ottavo Ottomila sciato alla sua carriera.
Bargiel e Ziemski: due visioni dello sci d’alta quota
Alla luce della recente notizia della discesa con gli sci dal Lhotse e dall’Everest di Bartek Ziemski, non si può non fare un paragone tra le concezioni dell'alpinismo dei due connazionali, ferma restando la completa libertà di chiunque di condurre come meglio crede le proprie spedizioni.
Se Bargiel ama organizzare spedizioni in pompa magna, seguite da troupe cinematografiche e spesso supportate da grandi produzioni come RedBull, Ziemski porta a termine le sue discese quasi di nascosto, lontano da qualsiasi riflettore. Sceglie inoltre lo stile alpino in modo molto rigoroso, senza farsi accompagnare da alcuno Sherpa e portando in spalla tutto il materiale da campo.
Dopo la storica discesa dell’Everest, in un’intervista con Angela Benavides di Explorersweb, Ziemski si è addirittura detto poco soddisfatto dell’esperienza sul tetto del mondo: "L'Everest non è più interessante, non è più affascinante. La folla è impazzita e quello che succede sulla montagna... non ha più a che fare con l'alpinismo. L'esperienza di montagna sull'Everest è stata completamente distrutta”, ha detto Ziemski, riferendosi alle code di clienti delle spedizioni commerciali sulla montagna.
La polemica stilistica era già emersa l’autunno scorso, quando Bargiel aveva realizzato la prima discesa integrale dell’Everest. Era intervenuto Kammerlander in persona, il primo a sciare l’Everest nel 1996, salendo in solitaria e senza ossigeno. A causa delle condizioni di innevamento, l’altoatesino era stato costretto a togliersi gli sci in alcuni punti, per questo quella di Bargiel era stata considerata la prima discesa integrale.
“Non avevo uno sherpa, ho trasportato tutto da solo e il tutto è finito in meno di 24 ore. Avevo con me solo un litro di tè e sono stato accompagnato fino a 7.000 metri da una troupe televisiva. Poi è calato il buio e hanno montato una tenda. Ero completamente solo, senza ossigeno. Ho indossato gli sci e sono partito” aveva raccontato Kammerlander, sottolineando le differenze di calibro tra le due imprese. Aveva poi aggiunto, indirizzandosi a chi non considerava integrale la sua discesa: “Quando sono sceso io c'era relativamente poca neve e a volte ho dovuto attraversare il canalone successivo dove la neve era stata spazzata via dal vento, ma in misura minima rispetto al percorso. Pertanto, la discesa può essere considerata una discesa a tutti gli effetti”.
Per questo si potrebbe affermare che l'impresa di Ziemski sia stata la più vicina a quella di Kammerlander, 30 anni fa, benchè forse il polacco non sia molto interessato a fregiarsi di questi allori.