Apuane, oltre il danno la beffa: “Prenotazioni disdette dopo gli atti vandalici"

La gestrice del rifugio Orto di Donna lancia un appello sui social: “Non avevo mai visto un calo così. Non lasciateci sole”. Il CAi Toscana: "Una valle devastata dalle cave, ma ancora bellissima, rischia di non essere più frequentata per il gesto vile e sconsiderato di pochi"

 

A quasi un mese di distanza dai fatti di domenica 7 giugno, la coda lunga degli atti vandalici che hanno colpito oltre venti auto parcheggiate nei pressi del Rifugio Donegani si fa sentire ancora. E mentre, sul fronte delle indagini, non sono ancora stati resi noti eventuali sviluppi, a venire danneggiate – secondo la gestrice del rifugio Orto di Donna, Stefania Avanzanelli – non sono state solo le vetture appartenenti ai partecipanti alla “Camminata consapevole” sull’estrazione del marmo. Le conseguenze, infatti, si sarebbero riversate anche sui rifugi della Val Serenaia, che da quel giorno avrebbero registrato un drastico calo delle prenotazioni e alcune disdette.

Nei giorni scorsi un gruppo abbastanza numeroso mi ha chiamato e mi ha detto guarda, non veniamo più perché non ci fidiamo a lasciare le macchine parcheggiate giù al Donegani. Prenotazioni, magari, di due mesi fa, per le quali era già tutto pronto e organizzato, ma molti mi hanno detto la stessa cosa, cioè che gli dispiace ma non se la sentono di venire dopo ciò che è successo”, racconta Avanzanelli, autrice di un lungo post social in cui ha raccontato una delle conseguenze inattese della manifestazione ambientalista, invitando i frequentatori della montagna a non lasciare sole le gestrici dei rifugi presenti in zona. La situazione, che la stessa Avanzanelli ha definito “durissima, con la paura che ha preso il sopravvento in Val Serenaia”, potrebbe aver risentito anche della concomitanza di eventi organizzati in valle nelle ultime settimane, ipotizza la gestrice del Rifugio, così come del grande caldo che si percepisce anche in quota. 

Il boomerang della manifestazione per il rifugio Orto di donna

Avanzanelli, che gestisce il rifugio Orto di Donna da 23 anni, non nasconde l'amarezza per la situazione. Pur condividendo “da ben ventitré anni”, sottolinea, le ragioni delle proteste contro le cave, l’esito della manifestazione si è parzialmente e involontariamente ritorto contro anche a chi, proprio in Val Serenaia, vive di turismo: “Fare la camminata a inizio stagione è stato un errore, avevo suggerito di organizzarla in un altro momento. Per me, che condivido questa battaglia, è stato comunque giusto farla e dare un segnale a Comune e Parco, così come alle multinazionali del marmo. Ma noi che lavoriamo lì siamo i primi a farne le spese. Purtroppo, è diventato un boomerang”.

“Condivido questa battaglia, ma fare la camminata a inizio stagione è stato un boomerang” Stefania Avanzelli

Il suo supporto alla causa, sottolinea, non è una battaglia contro chi lavora in cava né una mancanza di supporto nei confronti di questa tematica: “Sono laureata in Beni Culturali, per me la conservazione del paesaggio è un pilastro. Viviamo, però, in un paese in cui il paesaggio stesso non viene tutelato, soprattutto qui da noi dove, a comandare, sono le multinazionali del marmo. Personalmente non sono amica dei cavatori, ma molte volte mi hanno aiutata, specialmente quando mi si è rotta la jeep. Nei giorni scorsi ha avuto nuovamente un guasto e ora, col clima che c’è, non posso certo chiedere nuovamente aiuto a loro. Sono operai come tanti, chi comanda è in alto”. 

Al Donegani il calo c'è, ma resta contenuto

Parzialmente diversa la lettura di Rebecca Lanfranchi, che gestisce il rifugio Donegani, l'ultimo raggiungibile in auto e posto proprio al termine della strada dove erano parcheggiate le vetture danneggiate: “C'è stato sicuramente un po’ di calo. Mi auguro che non sia legato a questi eventi, anche se purtroppo potrebbe esserlo. È probabile che a soffrire di più di questa situazione siano proprio i rifugi non raggiungibili con le macchine.  Per quanto riguarda il nostro rifugio non è stata una diminuzione così significativa, magari perché lavoriamo molto col ristorante o perché siamo aperti anche infrasettimana”. 

Ciò che auspica Lanfranchi, però, è che quello del 7 giugno sia stato un caso isolato: “I primi giorni a caldo era tutto un chiacchiericcio, però è un qualcosa che non era mai successo prima e non è più successo dopo, era un episodio legato proprio alla manifestazione secondo me. Ci sono altre zone, anche in Apuane, che purtroppo sono molto più bersagliate di noi. Qua, per fortuna, non era mai successo prima, e dopo un mese non ci sono stati altri casi”.

“Ci sono altre zone, anche in Apuane, che purtroppo sono molto più bersagliate di noi”. Rebecca Lanfranchi

Un invito a stemperare la tensione

Più netta la posizione di Elena Casolari, che gestisce il rifugio Val Serenaia: “Il calo c'è, su questo Stefania Avanzanelli ha ragione, ma non credo sia dovuto del tutto a quell'episodio isolato. Gestisco anche un'altra struttura fuori dalla Val Serenaia, e lì il calo è stato altrettanto marcato, probabilmente legato all’andamento economico”. E prosegue con un invito a stemperare l’argomento per non danneggiare ulteriormente l’economia della valle: “Più ne parliamo, più gli escursionisti si ricordano che lì sono state rigate delle auto, e questo può fare un po’ l’effetto opposto”. 

Il comunicato del CAI Toscana

Anche il Club Alpino Italiano - Gruppo Regionale Toscana ha commentato la notizia con una nota ufficiale, trasmessa dalla Presidente Benedetta Barsi.  

"Una valle devastata dalle cave ma ancora bellissima rischia di non essere più frequentata da escursionisti e alpinisti per il gesto vile e sconsiderato di pochi che, domenica 7 giugno, hanno danneggiato diverse auto dei partecipanti alla “camminata consapevole” contro l’escavazione selvaggia promossa dall’associazione Apuane Libere. 

Stefania, Elena e Rebecca, le tre donne che con grande passione e non pochi sacrifici gestiscono i tre rifugi della zona, hanno dovuto purtroppo registrare un calo di prenotazioni e presenze dovuto al timore di ritrovarsi vittime di analoghi atti vandalici. Tuttavia, fa ben sperare la reazione di condivisione e solidarietà seguita al post che Stefania Avanzinelli (Rifugio orto di Donna) ha pubblicato su Facebook la sera di lunedì 22 giugno, invitando semplicemente chi ama la montagna a tornare a frequentare la valle di Orto di Donna: nemmeno 24 ore dopo le reazioni sono state infatti quasi duemila e le condivisioni circa 700.

In questo angolo delle Apuane, Stefania, Elena e Rebecca costituiscono un presidio di accoglienza e di resistenza: nonostante l’avanzare dell’escavazione e della rapina della montagna, i loro rifugi rappresentano un unicum assolutamente da salvaguardare e valorizzare.

Non posso non sottolineare come oggi siano l’iniziativa e l’intraprendenza femminile a promuovere e far vivere la bellezza nonché a dimostrare che anche altre economie ed occupazioni sono possibili laddove l’estrattivismo imperversa, sempre che si abbia nei confronti del lavoro altrui lo stesso rispetto che si chiede per il proprio. 

Rispondere positivamente al loro appello è anche il miglior modo per contribuire davvero a quella tutela del territorio che le stesse istituzioni locali sembrano sempre meno in grado di garantire".