Bernina, foto Bianco Lenatti © Bianco Lenatti
Bianco Lenatti, rifugio Marco e Rosa © Bianco Lenatti
Jack, il guardiano del Marco e Rosa © Bianco Lenatti
Il rifugio Marco e Rosa“Il rifugio Marco e Rosa rimarrà chiuso fino a nuova comunicazione". L'avviso arriva dal Bernina nel pieno di un'estate anomala, con il caldo che sta modificando rapidamente le condizioni dell'alta quota. A 3.609 metri, sul rifugio più alto della Lombardia, non è possibile arrivare: le vie di accesso dal versante svizzero sono state chiuse, quella italiana è interessata da una frana e, tra i 2.800 e i 3.000 metri, la crepaccia terminale si è aperta rendendo impraticabile il passaggio.
"È la prima volta nella storia che succede una cosa del genere", racconta Bianco Lenatti, rifugista e guida alpina. "Sopra le condizioni sono belle, ma sotto i 3.000 metri sono disastrose per il caldo. Anche le guide si stanno rifiutando di accompagnare i clienti sulle vie interessate dalle attuali condizioni”.
“Le guide si rifiutano di accompagnare i clienti sulle vie interessate dalle attuali condizioni” Bianco Lenatti
Il versante svizzero
Il problema riguarda in particolare gli accessi dal versante svizzero, utilizzati dalla grande maggioranza degli alpinisti diretti al rifugio. "Il 98% degli arrivi arriva dalla Svizzera. Siamo a 150 metri dal confine. Nelle ultime ore è arrivata l'ordinanza di chiusura della Biancograt, una delle vie più belle delle Alpi. Le altre vie di accesso sono chiuse o non vengono percorse perché non sono in condizioni". Sul versante italiano, aggiunge Lenatti, la situazione era già compromessa da tempo a causa della frana sopra Lanzada.
"Oggi avevamo 55 prenotati, tutti cancellati: in trent’anni da rifugista e cinquanta da guida alpina, non avevo mai visto una situazione così."
Le condizioni della montagna e le ordinanze hanno conseguenze immediate sulla gestione del rifugio. "Oggi avevamo 55 prenotati. Non è arrivato nessuno. Ci sono due persone arrivate ieri, che sono qui bloccate e non sanno come scendere, e tre persone che hanno messo la tenda al passo e sono venute solo per trascorrere qualche ora in rifugio e prendere acqua: dodici litri". Una situazione delicata anche perché, spiega Lenatti, "l'acqua sul ghiacciaio è sempre un problema. Molti non si rendono conto della situazione". Una parte consistente della clientela, aggiunge, arriva dall’estero: circa l'80%.
Per le condizioni meteo non consentono di fare previsioni sulla riapertura. "Deve arrivare almeno mezzo metro di neve per poter riaprire, ma non in quota: bisogna che nevichi fino a 2.700 metri". È stato quindi contattato il presidente del CAI Valtellinese che gestisce il rifugio, e insieme si è arrivati alla decisione di chiudere.
"È la natura. Lei comanda, noi siamo microbi. Non c'è intelligenza artificiale che tenga".
"Il cambiamento climatico è qui da vedere - conclude -. È la natura. Lei comanda, noi al suo cospetto siamo microbi. Oggi abbiamo l'intelligenza artificiale, che provino a farle risolvere questo problema: non lo risolve. La natura è troppo grande". Resta soprattutto l'amarezza. "È una situazione che non avrei mai pensato di vedere in trent'anni da rifugista e cinquant'anni da guida alpina".
Una storia lunga oltre un secolo
Il Rifugio Marco e Rosa nasce nel 1913, quando l’alpinista e mecenate milanese Marco De Marchi ne promuove la costruzione insieme alla moglie Rosa Curioni. Realizzato sulla Sella di Cresta Guzza, fu pensato come punto d’appoggio per gli alpinisti impegnati sulle cime del Bernina. Nel corso del tempo la struttura è stata più volte modificata e ricostruita, fino all’attuale rifugio, inaugurato nel 2003. Con i suoi 3.609 metri, il Marco e Rosa è oggi il rifugio più alto della Lombardia e uno dei punti di riferimento per l’alpinismo sul massiccio del Bernina.