Attraction of Heights

Regia Ratislav Hatiar; drammaturgia Ondrej Starinsky; musiche: Oliver Knovles e Peter Lambrou; suono Martin Šoltés; montaggio Ratislav Hatiar (Slovacchia 2018) 64 minuti Disponibile su www.inquota.tv fino al 23 gennaio 2024

 

Il film Attraction of Heights racconta le imprese, le scelte e la carriera dell’alpinista slovacco Peter Hámor, segnate dalle rinunce e dai sacrifici fatti in nome della montagna. Un ritratto intimo di un alpinista che per tutta la vita ha cercato di superare i propri limiti. Il film non è solo una descrizione completa delle imprese di Hámor, è anche la fotografia di un uomo, dello sviluppo del suo personaggio, per svelare i motivi che lo spingono ad affrontare sfide pericolose e incredibili. “Quanto la montagna da e allo stesso tempo quanto toglie”. Potrebbe essere il sottotitolo di Attraction of Heights: i rapporti interpersonali con i figli interrotti per lungo tempo, la perdita della moglie e il sentirsi solo, senza punti di riferimento, senza affetti se non l’assillo e a tratti l’ossessione per la montagna. Un prezzo immenso è stato pagato. 

Tecnicamente il film si avvale di una buona fotografia con inquadrature ben mixate che si susseguono con un ritmo adeguato. Il passaggio dalle immagini dinamiche alpinistiche a quelle più statiche delle interviste è realizzato secondo gli stilemi classici dei documentari di questa fattura e in massima parte funzionano e non hanno un ruolo secondario nella narrazione delle vicende. Interviste come filo conduttore e testimonianza di amici e compagni di arrampicata. Anche la scelta delle immagini e fotogrammi di repertorio sono equilibrate nella giusta misura: dai Tatra, al Cervino, alle Grandes Jorasses, alla nord dell’Eiger fino al 1995 e poi, dal 1998, i quattordici ottomila e altre vette. A mio avviso, alcune delle sequenze di Kathmandu sono eccessivamente stereotipate. 

Attraction of Heights non tralascia storie, polemiche, fraintendimenti e critiche sulla politica degli anni Ottanta e Novanta del suo paese. Si potrebbe pensare, così come per altri alpinisti, che alla base di questa passione irrefrenabile ci sia solo un forte egoismo. Vero? Impossibile giudicare o dare risposte che chiamerebbero in causa la filosofia, la psicologia, la sociologia e tanto altro. Ogni alpinista ha una sua motivazione e un suo obiettivo da raggiungere. Qualcuno riuscendo a bilanciare affetti e passione altri no. Condivido le parole di Denis Urubko pronunciate nella sua intervista: “… in montagna la realtà che ti sta intorno diventa un gioco, mai prendersi troppo sul serio … il vero scopo è quello di sognare.” Il film si chiude con le parole di Peter Hámor: “Ho paura. Questa è una cosa nuova. Temo che un giorno tutta questa felicità finirà.”