Il gruppo degli sherpa saliti al grande seracco © IG Bartek Ziemski
Ziemski in perlustrazione © IG Bartek Ziemski
Un punto attrezzato © IG Bartek Ziemski
Bartek Ziemski in cima al Manaslu © Polski Związek Alpinizmu
Bartek Ziemski al campo base dopo la discesa con gli sci del Manaslu © Polski Związek Alpinizmu
Bartek Ziemski © B.Ziemski
Conto alla rovescia in modalità on per Bartek Ziemski, che ha già iniziato a salire verso il primo campo dell'Everest. Obiettivo finale della sua presenza all'ombra del Tetto del Mondo è scalare il Lhotse (8.516 metri) ed effettuare la discesa con gli sci dalla quarta montagna più alta della Terra.
Prime mosse
Secondo quanto comunicato dalla guida locale Mingma G, due giorni fa “tre sherpa di Imagine Nepal, insieme a uno di Elite Exped e uno di Altipro, più Bartek Ziemski, hanno superato il blocco di neve [il grande seracco pensile, ndr]e hanno sistemato alcune scale e corde fisse verso campo 1. Sono dovuti tornare indietro quando erano molto vicini al primo accampamento a causa di un whiteout, ma la strada verso Camp 1 è quasi completa. Hanno trovato la via molto più sicura di quanto si stia parlando. Tutti gli scalatori che sono stati sopra il blocco di neve pensano che la via sia sicura. Crediamo che Mamma Qomolangma [il nomignolo locale per il Monte Everest] ci abbia mostrato un percorso per fare una salita sicura”.
“Tutti gli scalatori che sono stati sopra il blocco di neve pensano che la via sia sicura”. Mingma G
Il post di Mingma G vuole rassicurare l'opinione pubblica riguardo alle condizioni di uno dei punti più discussi della scalata all'Everest, un gigantesco seracco che minaccia le salite degli alpinisti nei pressi del Khumbu Icefall. Questa condizione di rischio sopra la media, al momento sta bloccando tutte le spedizioni all'Everest, con centinaia di alpinisti in attesa. Tra questi anche Ziemski, che punta alla discesa integrale del Lhotse.
Il progetto di Bartek
Ziemski, in questo momento, deve condividere la sorte degli alpinisti diretti all'Everest, sulla sua stessa linea di salita fino a al campo 4. Il polacco ha come obiettivo la salita del Lhotse senza ossigeno supplementare né supporto di sherpa. Lo sciatore estremo si trova da diversi giorni al campo base dell'Everest, dopo avere fatto acclimatato e avere sciato sul Mera Peak.
I precedenti
Nell'estate del 2022, Ziemski ha compiuto imprese simili a quella in programma sul Broad Peak (8.047 metri) e sul Gasherbrum II (8.035 metri). Ha poi proseguito con l'Annapurna (8091 metri) e il Dhaulagiri (8167 metri) nella primavera del 2023 (in quell'occasione aveva partecipato anche alla missione di recupero di Carlos Soria), seguiti dal Kangchenjunga (8586 metri) e da una discesa parziale del Makalu (8.485 metri) nella primavera del 2024. Infine, l'anno scorso ha scalato il Manaslu (8.163 metri). Ziemski si trova insomma al giro di boa, con il Lhotse che sarebbe il suo ottavo Ottomila in appena quattro anni. Una media non indifferente, considerando lo stile di discesa scelto dal 31enne polacco.
Prima senza ossigeno?
Quella di Ziemski, anche in caso di successo, non sarà comunque una prima assoluta. Nel 2018, gli americani Jim Morrison e Hilaree Nelson sono stati i primi a sciare sul Lhotse, ma la coppia ha utilizzato ossigeno supplementare. Nelson è poi deceduta sciando lungo il Manaslu nel 2022. Morrison è poi tornato a sciare lungo il Couloir Hornbein sulla parete nord dell'Everest nel 2025. Se dovesse completare salita e discesa, Bartek potrebbe comunque aggiudicarsi il primato come primo uomo a scalare e poi scendere il Lhotse senza utilizzo di bombole.
A differenza di tutte le spedizioni himalayane di Ziemski dal 2023, questa volta Oswald Rodrigo Pereira non lo accompagnerà a piedi per filmare la discesa. Pereira non ha in programma spedizioni sull'Himalaya quest'anno.