Un gheppio che fa lo "spirito santo" © Lorenzo Comunian
Lanario © Pixabay
Aquila reale © Andrea Miceli
La poiana, simile a un'aquila in miniatura © Lorenzo Comunian
L'elegante nibbio reale © Andrea Miceli
Il gipeto, un avvoltoio anomalo © Pixabay
Il grifone in volo mostra le penne remiganti aperte come le dita di una mano © Andrea Miceli“Un falco volava nel cielo un mattino, ricordo quel tempo quand’ero bambino…”. Quanti di noi avranno cantato e ricantato questo motivetto con gli scout o ai campi scuola. Una canzone ad oggi nostalgica, scritta nel 1971 da Franco Battiato. Sì sì, proprio quel Franco Battiato là, quello famoso, il Maestro, incredibile vero?
Ma siamo sicuri che fosse un falco? Siamo davvero in grado di riconoscere i rapaci in volo? La cosa sorprendente è che se spieghi a qualche escursionista incontrato sul sentiero che quel volatile che sta osservando è un’aquila, questo non riesce a crederci. I meno avvezzi stentano a credere che “proprio un’aquila” stia volando sopra la loro testa, cosa non così improbabile, anche se stiamo parlando di un animale da sempre idolatrato e reso per certi versi mitologico e quindi “idealmente irraggiungibile”. L’osservazione dei rapaci non è cosa rara, anche se abbiamo a che fare con animali relativamente poco numerosi (deve essere per forza così, visto che stanno all’apice della piramide alimentare). Li vediamo perché per loro natura si devono spostare molto, traslando sovente di valle in valle e compiendo a volte anche notevoli spostamenti giornalieri.
Proviamo a fare ordine
Rapaci diurni, di loro stiamo parlando. Un tempo riuniti in un unico “contenitore tassonomico”, a oggi sono confinati in due famiglie distinte, gli Accipitriformi (aquile, poiane, falchi pescatori, sparvieri, astori, nibbi, avvoltoi, ecc.) e Falconiformi (i falchi veri e propri e i caracara americani).
È un po’ complesso entrare nei meandri evolutivi e anatomici che hanno portato gli studiosi a questa ripartizione, ma a noi dilettanti dell’ornitologia forse basta sapere che, in genere, i primi hanno dimensioni più grandi mentre i secondi sfoggiano invece un becco più largo e robusto e una silhouette più slanciata e agile.
Aquila o falco? O altro? Dal più grande al più piccolo
Senza aver la pretesa di divenire degli esperti in poche mosse, possiamo definire alcuni semplici e basilari parametri che possono darci qualche soddisfazione nel momento in cui i nostri occhi si posano casualmente sul battito d’ali di qualche rapace. Quel che percepiamo è perlopiù la sagoma, elemento che può essere sufficiente per comprendere “di chi si tratta” o almeno per escludere alcune ipotesi.
Se osserviamo un volatile molto grande, che non abbia collo e zampe lunghe, sicuramente sarà o un avvoltoio o un’aquila. Gli avvoltoi hanno generalmente delle ali lunghe (oltre 2 m di apertura alare) e larghe, con la punta (penne remiganti) che sembra “una mano con le dita aperte”. A questa regola sfugge il gipeto, che ha delle ali lunghe e strette e una grande e inconfondibile coda a cuneo. Le aquile mostrano anch’esse delle ali lunghe, solitamente meno larghe però di quelle degli avvoltoi. Questi splendidi veleggiatori sfruttano spesso le termiche (le correnti calde ascensionali) per planare o guadagnare quota con le ali spiegate e le inconfondibili traiettorie circolari.
Ci sono poi i rapaci a scala leggermente più ridotta, tipo le poiane (che assomigliano ad aquile in miniatura, con circa 1 metro e mezzo di apertura alare massima), i falchi pecchiaioli (che si muovono anche in gruppo e hanno il collo leggermente allungato) e i nibbi (che portano una coda biforcuta e le ali strette). Astori e sparvieri, con le loro ali corte e arrotondate, sono invece i “padroni del bosco” in grado di compiere acrobazie fra gli alberi, ma di loro ci divertiremo a parlare in un articolo futuro.
L'elegante nibbio reale © Andrea Miceli
Cambiando gruppo filetico, si entra nel mondo dei falchi, animali più snelli e nervosi, che raramente sfruttano le termiche preferendo un volo ad ali battute, con le stesse che sembrano rigide nei movimenti. Le dimensioni solitamente sono contenute (120 cm di apertura alare nelle specie più grandi, ma solitamente più piccoli), il corpo agile e la propensione a gettarsi ad alta velocità sulle prede individuate, che siano uccelli in volo o malcapitati altri animali al suolo.
Le specie che sorvolano le nostre montagne
Difficile comporre un elenco esaustivo delle specie di rapaci diurni che sorvolano il nostro Paese, in quanto punto strategico per migrazioni e spostamenti che vedono addirittura il transito di esemplari ritenuti “improbabili” quali le aquile di mare, gli avvoltoi monaci e i capo vaccai, tanto per citarne alcuni. Ci possiamo però concentrare sulle specie stanziali e relativamente più comuni e quindi osservabili.
Il gipeto (Gypaetus barbatus) è specie alpina, avvoltoio che si nutre di midollo osseo e relegato nelle aree in quota del Gran Paradiso, dell’Ortles-Cevedale e degli Alti Tauri, dove lo si può ammirare abbastanza di frequente. Altro gigante dei cieli è il grifone (Gyps fulvus), osservabile fra le rupi di Friuli-Venezia Giulia (Riserva Naturale del Cornino), Abruzzo, Lazio, Sicilia e Sardegna. È un gran volatore che compie spostamenti giornalieri molto importanti. La vera “signora dei cieli” è però l’aquila reale (Aquila chrysaetos), distribuita su tutta la dorsale montana italiana isole comprese.
Aquila reale © Andrea MiceliLa poiana comune (Buteo buteo) è diffusa anch’essa in tutta la penisola, ma è decisamente meno esigente e si adatta a tutti i tipi di ambiente, non solo montano. Il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), il nibbio bruno (Milvus migrans) e parzialmente il nibbio reale (Milvus milvus) sono specie migratrici, non legate in modo esclusivo ai territori in quota. L’astore (Accipiter gentilis), amante dei luoghi alberati, presenta il corpo grigiastro con le parti inferiori chiare e rigate ed è grande quasi quanto una poiana, lo sparviere (Accipiter nisus) è morfologicamente ed etologicamente affine, ma ha le dimensioni di un grosso piccione.
La specie di falco più comune è probabilmente il piccolo e colorato gheppio (Falco tinnunculus), non di rado osservabile, anche sopra le campagne, mentre fa lo “spirito santo”, ossia se ne sta fermo in cielo battendo forte le ali per proiettare lo sguardo al suolo verso ipotetiche prede. Ancor più piccolo, e simile nella colorazione, è il grillaio (Falco naumanni), mentre più grande è il lodolaio eurasiatico (Falco subbuteo), riconoscibile per i suoi “calzari” di piume aranciate che proteggono la parte superiore delle zampe. A chiudere la carrellata ci sono poi il lanario (Falco biarmicus), il raro falco della regina (Falco eleonorae) che da migrante raggiunge le scogliere di Sardegna e Sicilia e il celebre falco pellegrino (Falco peregrinus), a cui abbiamo dedicato un recente scritto (https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/se-tu-scali-io-non-volo-la-delicata-convivenza-tra-falchi-e-climber/).
Un gheppio che fa lo "spirito santo" © Lorenzo Comunian
Per ora ci fermiamo qui, con la promessa di proporre gli approfondimenti che ognuno di questi meravigliosi animali merita. Un consiglio? Anzi due? Apriamo bene gli occhi nella lentezza del nostro cammino, osserviamo e proviamo ad accorgerci che le meraviglie animali sono spesso più numerose e vicine di quanto il nostro immaginario ci vuol proporre. Esistono poi numerosi manuali utili all’identificazione dei rapaci, libri in grado di far scattare una vera e propria passione in chi inizia a consultarli.