Meno neve sui ghiacciai trentini, si preannuncia un'estate difficile

Sui ghiacciai del Careser, de La Mare e dell'Adamello l'accumulo nevoso risulta nel 2026 fortemente inferiore alle medie degli ultimi anni: è il quadro allarmante emerso dai recenti monitoraggi promossi da SAT e Provincia, insieme al Museo delle scienze.
Misurazioni dello spessore neve sul ghiacciaio de La Mare © Alessandro Fellin (SAT)

La stagione invernale 2025-2026 è stata caratterizzata da una nevosità ridotta, in particolare sul versante orientale delle Alpi. È quanto evidenziato qualche settimana fa dalle ricerche di Fondazione CIMA e Meteo Trentino, secondo cui lo Snow Water Equivalent nazionale – ovvero la quantità di acqua immagazzinata nel manto nevoso – si è ridotto, nel periodo di metà maggio, del 48% rispetto alla media tipica del periodo. Tutto questo mentre il bacino dell'Adige ha presentato un deficit, per quanto riguarda lo stesso valore, superiore al 56% e le condizioni del Triveneto sono rimaste interamente sotto la media per tutto l’inverno.

Si tratta di dati allarmanti per diversi motivi: anzitutto, la neve accumulata rappresenta da sempre una protezione fondamentale per i ghiacciai durante la stagione estiva. Un accumulo di neve ridotto sta infatti ad indicare una minore protezione del ghiaccio sottostante dall'irraggiamento solare e una maggiore esposizione ai processi di fusione che caratterizzano i mesi più caldi dell'anno. Allo stesso modo, la neve conservata in quota alimenta progressivamente torrenti, sorgenti e falde di fondovalle configurandosi, in tempi sempre più caldi, come una riserva idrica strategica per l'intero territorio montano, con particolare attenzione a tutte quelle aree che si trovano in sofferenza già da anni. 

La situazione delicata del Trentino

Come detto, il Trentino e le Alpi orientali generalmente intese fanno parte di queste zone. Fra maggio e giugno, sui principali ghiacciai della regione sono state portate a compimento campagne di monitoraggio condotte nell’ambito di una convenzione stipulata fra SAT – Società Alpinisti Tridentini, Provincia Autonoma di Trento e MUSE – Museo delle scienze, con la partecipazione dell’Università di Padova e del Servizio Glaciologico Lombardo.

Quanto emerso è che in alcune località specifiche, come il ghiacciaio del Careser, il ghiacciaio de La Mare e il ghiacciaio dell'Adamello, l'accumulo nevoso risulta nel 2026 fortemente inferiore alle medie degli ultimi anni, con valori che in alcuni settori si avvicinano alla metà di quelli normalmente registrati a fine primavera.

L'attività rientra nel monitoraggio annuale che gli enti coinvolti svolgono sui principali corpi glaciali del territorio, con l'obiettivo di misurare l'accumulo nevoso al termine della stagione primaverile e, successivamente, la fusione che interessa gli stessi ghiacciai alla fine dell'estate. Si tratta di un lavoro fondamentale per comprendere l'evoluzione dei ghiacciai alpini e il loro ruolo come indicatori sensibili dei cambiamenti climatici in corso. 

Un'estate da tenere d'occhio

I dati raccolti in primavera saranno completati dalle misure di fine estate, che permetteranno di valutare il bilancio complessivo della stagione glaciologica e di comprendere quanto della neve residua sarà riuscita a proteggere i ghiacciai nel periodo più critico dell'anno.

Ciò che è certo è come i dati raccolti sui tre principali ghiacciai monitorati confermino una situazione coerente con quanto osservato a scala alpina e regionale, caratterizzata da una marcata riduzione dell'accumulo nevoso rispetto agli anni precedenti. La diminuzione della neve conservata in quota, insieme a una fusione sempre più anticipata, può influire sulla disponibilità d'acqua nei mesi estivi che ci apprestiamo ad accogliere e conferma come i cambiamenti climatici stiano modificando non solo il paesaggio glaciale, ma anche gli equilibri ambientali e idrogeologici delle montagne alpine.