Marmora, Canosio e Acceglio: la voce della montagna torna a farsi sentire

Il futuro dell’Alta Valle Maira riparte da mobilità sostenibile e cultura occitana con l'iniziativa 'Villaggi montani' del Club Alpino Italiano. I tre borghi presentano peculiarità che valgono una visita accurata: la lavorazione delle lose, l'arte sacra, il turismo basato su strutture ricettive a conduzione familiare

Prosegue la nostra rassegna dei Villaggi montani certificati CAI: dopo Bagnone, in Lunigiana e Crissolo, in provincia di Cuneo, dove tra l'altro pochi giorni fa si è tenuto il secondo raduno nazionale, il nostro viaggio alla scoperta dei borghi che hanno scelto la strada del turismo e dello sviluppo sostenibile prosegue in Valle Maria, attraverso il report di Alberto Ghedina e Renato Botte.

Ascoltare la montagna e i montanari

di Alberto Ghedina e Renato Botte
 

Incastonata tra le Alpi Occidentali, la Valle Maira rappresenta una realtà unica per il suo ambiente di particolare pregio e per le straordinarie testimonianze culturali del passato. Colpita, come tante località montane, da un profondo spopolamento a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, la valle ha saputo trasformare l’isolamento geografico e la storica assenza di impianti di risalita in un punto di forza straordinario, preservandosi con costanza dal turismo di massa. Oggi questo territorio, caratterizzato da un paesaggio di grande attrazione, interroga residenti e amministratori sul modello di sviluppo desiderato per il domani.


La risposta è stata netta: i tre comuni di Marmora, Canosio e Acceglio hanno scelto di aderire al marchio certificato del Club Alpino Italiano, costituendosi come Villaggio montano "Alta Valle Maira". Si tratta di un distretto virtuoso che unisce le tre amministrazioni sotto i rigidi criteri di salvaguardia, tutela e sostenibilità previsti dal disciplinare CAI.

Uniti ma diversi

Ognuno dei tre paesi porta in dote al progetto un patrimonio culturale e ambientale unico: Canosio (1.323 metri), dove l'allevamento ha ceduto il passo a un turismo rispettoso. Il borgo è dominato dal massiccio roccioso di Rocca la Meja e dal suggestivo altopiano della Gardetta. Di particolare interesse sono la lavorazione delle lose; in pietra grigia per i tetti e l'ubac (dal latino opacus, “scuro”), un agglomerato di abitazioni concepito per minimizzare lo spreco di calore d’inverno e proteggere gli ambienti di lavoro da pioggia, freddo e neve. Il 10 agosto, la borgata di Preit ospita la rievocazione storica della Bahia di San Lorenzo, che commemora con alabardieri in costume le antiche tensioni religiose del XVI secolo.

Marmora (1.223 metri): distribuisce i suoi 80 abitanti in numerose frazioni affacciate sull'imponente piramide del Monviso. Il comune è un vero scrigno d'arte sacra itinerante: spiccano la cappella di San Sebastiano, affrescata da Giovanni Baleison nel XV secolo, e la parrocchiale di San Massimo con le opere di Tommaso Biazaci, al cui interno è custodita persino un'antica ara romana del I secolo d.C.

Acceglio (1.200 metri): è l'ultimo paese al confine con la Francia, storicamente legato alle valli d’Oltralpe da intensi flussi commerciali, migratori e di contrabbando, ma anche antica terra di rifugio per i calvinisti Ugonotti. Con i suoi 151,5 chilometri quadrati di territorio, le sorgenti del Maira, le cascate di Stroppia e la maestosa Rocca Provenzale, è il comune che ha più beneficiato della rinascita turistica, registrando la maggior concentrazione di rifugi, posti-tappa, ristoranti, aziende agrituristiche, affittacamere e campeggi.

Ci troviamo di fronte a una straordinaria ricchezza, custodita però da un ecosistema fragile sia dal punto di vista socioculturale che ambientale. Oggi rimangono pochi abitanti a difendere e conservare il grande patrimonio della tradizione occitana, fatto di lingua, musica, storia, gastronomia e artigianato.

Fortunatamente, fin dagli anni Ottanta lo sviluppo ricettivo si è basato esclusivamente su strutture tradizionali a conduzione familiare integrate nelle borgate: un modello oggi sostenuto dai vincoli del marchio CAI.

Il nodo della mobilità

La battaglia più accesa si consuma sul fronte della mobilità d'alta quota, chiamando in causa le limitazioni ai mezzi motorizzati privati lungo le strade silvo-pastorali e le ex vie militari. L’altopiano della Gardetta, con l’omonimo rifugio CAI — sito geologico protetto, toccato dal Sentiro Italia CAI - e la strada dei cannoni a Elva sono da tempo nel mirino di chi preme per l'apertura ai fuoristrada. La comunità locale ha però le idee chiare: già nel 2021, oltre il 90% delle aziende del consorzio turistico ha votato a favore della chiusura totale ai motori, rivendicando con forza il
diritto al silenzio.

La governance del Villaggio montano vincola i tre sindaci al rispetto di criteri rigorosi. Tra questi vi è l'impegno formale a non variare gli strumenti urbanistici a danno del paesaggio, proteggendo il territorio dalle speculazioni edilizie. Si tratta di un tema di estrema attualità, dato che le amministrazioni stanno valutando proprio ora la redazione del nuovo piano urbanistico comunale.

Al contempo, il territorio dimostra come l'alternativa sostenibile sia già concreta grazie all'adozione di soluzioni di mobilità dolce. Per limitare l'afflusso di auto private verso i sentieri in quota, i comuni interessati e il consorzio turistico stanno valutando l’organizzazione di un efficiente servizio di navette e pulmini collettivi. L'Alta Valle Maira lancia così un messaggio chiaro: la montagna non va conquistata con la velocità dei motori, ma scoperta con la cultura della lentezza, offrendo un modello di rinascita alpina esemplare per l'intero arco alpino.