Osservatorio CNR sul Monte Cimone
Stazione al Vioz
Il rifugio Galassi all'Antelao © G. Borziello
Capanna MargheritaQuanto sono importanti gli effetti del cambiamento climatico in alta quota e come è possibile misurarli, in maniera strutturata e sul medio-lungo periodo? Su questo tema si intrecciano interesse scientifico e implicazioni pratiche di operatività, che si sono tradotte in una collaborazione tra CNR e CAI, grazie all'impegno del comitato scientifico centrale e all'interesse del comitato direttivo centrale, tramite il referente Mario Vaccarella.
Alla fine del 2019 è nata una rete di rifugi CAI e di osservatori CNR che percorre tutta la penisola, con lo scopo di mettere a sistema infrastrutture già esistenti in aree praticamente incontaminate, al fine di ottenere un quadro reale e aggiornato sullo stato del clima e dell’ambiente sulle nostre montagne. Il progetto - curato direttamente dal CSC - referente Giuliano Bonanomi - in passato è stato seguito operativamente da Giovanni Margheritini, autore dell'articolo a seguire.
Un progetto CNR-CAI che si estende dalle Alpi al Mediterraneo
di Giovanni Margheritini
Per il CAI è stato un po’ un ritorno al passato, quando nel 1876 sotto la direzione di Francesco Denza [religioso, meteorologo e astronomo italiano, ndr] venne costruita, dai soci CAI, la prima rete alpina con 14 stazioni meteorologiche attive sopra i 1000 metri, alle quali seguirono subito dopo, sulle Alpi e Appennini, altre stazioni a cura di alcune sezioni CAI.
Si arriva a questo risultato sulla base delle informazioni sul cambiamento climatico, che rappresenta una delle questioni più urgenti a livello planetario del nostro tempo e gli effetti a cui si sta assistendo ne sono una chiara prova. Le ricadute sull'ambiente e sulla società sono tali che sta divenendo sempre più comune riferirsi a esse come emergenza climatica. Sebbene la scala del problema sia globale, il cambiamento si manifesta con sfaccettature diverse perché la sua entità non si presenta in maniera omogenea sul nostro pianeta.
Gli hot spot
Le regioni maggiormente sensibili al cambiamento climatico sono definite hot-spot, ovvero punti caldi, dove il clima sta mutando più velocemente rispetto alle altre aree. Tra queste regioni vi sono l’Artide, il bacino del Mediterraneo e le regioni montane di alta quota.
A questo punto è evidente come le nostre montagne – Alpi e Appennini – possano essere considerate come delle vere e proprie sentinelle del cambiamento climatico, poiché oltre alla loro posizione dominante sul territorio circostante, risultano molto sensibili al riscaldamento globale. D’altro canto, a causa delle difficoltà di accesso e delle estreme condizioni ambientali presenti in alcuni periodi dell’anno, le regioni montuose sono meno monitorate di altre aree, sebbene vi siano quattro osservatori climatici CNR in alta quota. Ne consegue una bassa densità della rete osservativa idro-meteorologica.
Il ruolo dei rifugi
Per questo i rifugi di montagna possono assumere un ruolo attivo anche nel monitoraggio meteo-ambientale e nella ricerca scientifica, diventando “piattaforme” ideali per raccogliere dati e misure meteo, studiare il clima e le sue variazioni, e fornire supporto per la rilevazione di molti parametri meteo-climatici. I dati raccolti in queste aree così particolari possono inoltre fornire informazioni utili per perfezionare la modellistica meteoclimatica.
È in questo contesto ambientale e climatico che si inserisce il progetto rifugi sentinella del clima e dell’ambiente, che prende l’avvio nella giornata internazionale della Montagna, l’11 dicembre 2019 con la firma dell’accordo quadro CNR-CAI.
Da quel momento prende forma la rete dei rifugi sentinella lungo tutta la penisola fino alla Sicilia, che a fine 2025 conta 25 rifugi CAI e 4 osservatori CNR (16 sulle Alpi e 13 sugli Appennini ed Etna). In queste stazioni della rete sono state installate delle stazioni meteorologiche automatiche (AWS) nel rispetto delle direttive dell’organizzazione mondiale della meteorologia (OMM). Insieme a tutto questo e come supporto, prende forma anche la nuova funzione dei rifugi, visti come luoghi di scienza e di cultura.
Attraverso lo sviluppo di ben 59 attività locali (17 nei rifugi/osservatori, 41 nelle Sezioni CAI e 1 presso il museo della montagna a Torino) che hanno coinvolto, in presenza, circa 1700 Soci oltre a tutti coloro che hanno seguito tramite web sul tema La scienza nei rifugi – Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle nostre montagne: racconti dai rifugi dove la cultura scientifica è di casa. Inoltre dal 2025 si è inaugurata, con l’aiuto di CAI Scuola, l’attività di summer school presso i rifugi sentinella indirizzata a dottorandi, laureandi e studenti universitari sui temi delle ricerche in atto presso la rete.
L'accordo CAI-CNR
Per monitorare l’influenza dei cambiamenti climatici sugli ambienti circostanti ai nostri rifugi sentinella abbiamo definito nell’ambito dell’accordo CAI-CNR una serie di argomenti utili a studiare questi processi, a cui fa riferimento anche il gruppo di lavoro sulle montagne del dipartimento di scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del CNR. Questi argomenti, in sintesi riguardano: osservazioni glaciologiche, osservazioni geologiche, osservazioni botaniche, osservazioni faunistiche e monitoraggio inquinamento luminoso presso la rete rifugi sentinella. A oggi sono 14 i rifugi sentinella in cui sono sviluppate queste attività (8 sulle Alpi e 6 in Appennino-Etna) e che hanno visto la presenza di moltissimi soci CAI (titolati e non) in attività di citizen science, per il reperimento costante delle informazioni scientifiche necessarie.
Questo è un grande progetto per oggi e per il futuro, dove molte nuove generazioni di soci CAI e di ricercatori del CNR potranno portare avanti quanto iniziato in questi primi sei anni. Nel pieno accordo con quanto definito dall’articolo 1 dello Statuto del CAI: conoscere per aiutare la tutela dell’ambiente montano.