Chiamulera: "Le Olimpiadi hanno accelerato un cambiamento già in corso"

'Una montagna di libri' porta in Ampezzo scrittori, giornalisti, premi Nobel: uno spazio nato per ricordare la vocazione letteraria della capitale del lusso alpino, alle prese con la legacy della valanga olimpica. Il fondatore della rassegna: "Ora bisogna trovare un equilibrio"

Come ogni anno, dal 2009, anche quest’estate a Cortina arrivano i grossi nomi del mondo della letteratura, del giornalismo e della cultura italiano e mondiale che animano Una montagna di libri, una rassegna ormai molto radicata e organizzata in due edizioni annuali (estate e inverno), cresciuta al punto da diventare una sorta di “Milanesiana delle Dolomiti”. Fondatore e responsabile ne è Francesco Chiamulera (classe 1985), ampezzano doc, una laurea in Storia alla Sapienza di Roma, borsista alla Boston University, e collaboratore di diversi quotidiani e periodici. Il quale ci rivela di essere particolarmente soddisfatto del ritorno di Emmanuel Carrère, dal 2016 cittadino onorario di Cortina, che frequenta assiduamente da oltre dieci anni (23 agosto). Per lo spagnolo Manuel Vilas (4 agosto) è invece una prima volta, come pure per la sezione dedicata alla rilettura dei classici, con Emanuele Trevi su Philip Dick e Alessandro Piperno su Jane Austen e Truman Capote. 

Per gli appassionati di montagna, oltre all’evento passato con Erri De Luca e il suo Discorso per un amico, ci saranno gli incontri con Vittorio Sgarbi su montagna e arte (13 agosto) e con l’alpinista egiziana Wafaa Amer, diventata forte scalatrice in Italia, dove è arrivata a 9 anni, cui verrà assegnato il premio Cortina d’Ampezzo (22 agosto). 

Insomma, tutto intenso e interessante come sempre. Se non fosse che sarà la prima volta che “Una montagna di libri” si tiene all’indomani delle Olimpiadi. Uno di quegli eventi che, interpretando Chiamulera, pongono una sfida per il territorio soprattutto quando finiscono. 

Olimpiadi, uno spartiacque?

Francesco Chiamulera, nel libro di Massimo Spampani (Cortina 1956. Le prime olimpiadi bianche d’Italia, 2025) scrivi che i Giochi del ’56 rappresentarono uno spartiacque tra lo status di acerbo villaggio di montagna e quello di futura capitale della villeggiatura alpina. Nel 2026 invece in che modo hanno cambiato Cortina?

Se saranno state ancora uno spartiacque lo capiremo tra qualche anno. Di certo il cambiamento è forte, ma non dipende soltanto dall’evento olimpico: è un processo che osserviamo da quattro o cinque anni e che riguarda anche molte altre località turistiche, in Italia e nel mondo. Sta cambiando il modo di vivere la montagna. Alla abitudinaria e adorabilmente classica villeggiatura della borghesia italiana a Cortina si è affiancato un turismo più numeroso e più variegato nei gusti e nelle inclinazioni: amanti del trekking e della camminata, puristi della natura, delle Alpi e delle scalate. Su Corso Italia l’abbigliamento tecnico ha sostituito la vecchia foggia borghese che un tempo si esibiva per mostrare uno status. Sono arrivati molti visitatori dell’Europa del nord e dell’est. Questa trasformazione nasce dalla crescente passione per la montagna, ma anche dalla visibilità internazionale portata dai Giochi e dalla diffusione del turismo outdoor. Non parlo ovviamente da esperto di statistiche turistiche, ma da semplice residente che questo cambiamento lo vede ogni giorno.

“Su Corso Italia l’abbigliamento tecnico ha sostituito la vecchia foggia borghese che un tempo si esibiva per mostrare uno status. Sono arrivati molti visitatori dell’Europa del nord e dell’est. Questa trasformazione nasce dalla crescente passione per la montagna, ma anche dalla visibilità internazionale portata dai Giochi”. Francesco Chiamulera

Da residente, ritieni che le Olimpiadi abbiano lasciato benefici concreti ai cittadini? Se parliamo di casa, pare essersi aggravato un problema già presente: oggi in media 1 lavoratore su 4 è costretto ad andare a vivere a 50 chilometri da Cortina, mentre i giovani non possono permettersi di comprare case da 15mila euro al metro quadro*.

Bisogna essere pragmatici e onesti. Il valore degli immobili è aumentato di oltre il 30% e questo ha riguardato anche le case dei residenti. Chi possiede un’abitazione ha visto crescere in modo significativo il proprio patrimonio, anche se, naturalmente, quando si tratta della prima casa questo valore resta spesso solo sulla carta. Detto questo, il problema dell'abitare a Cortina è strutturale e non nasce con le Olimpiadi. La vera sfida è sfruttare la visibilità ottenuta con i Giochi per realizzare ciò che ancora manca: più alloggi, servizi pubblici, strutture sanitarie e sportive, spazi per congressi e incontri culturali. Sono investimenti di cui il territorio ha bisogno.

Cortina, da che parte stare?

Il solito e imprescindibile tema dell’equilibrio fra sostenibilità antropica e ambientale, che affligge molte località di montagna. Non una facile questione.

Cortina vive il dilemma di chi cammina su un crinale molto stretto. Da una parte c’è un mondo di lusso esasperato, che rende difficile la vita di chi ci abita; dall’altra c’è il destino di tante montagne dimenticate, come la vicina Carnia, un luogo di grande e selvaggia bellezza, che purtroppo si è spopolato in maniera drammatica. Pur volendo evitare gli eccessi del turismo di lusso, non vorrei cascare in un’idea romantica, professata spesso da chi forse non abita in montagna, a scapito delle esigenze di chi ci vive e lavora. Nessuna delle due strade è auspicabile. L’equilibrio, per quanto incerto, è quello che permette alla montagna di restare viva.

“La vera sfida è sfruttare la visibilità ottenuta con i Giochi per realizzare ciò che ancora manca: più alloggi, servizi pubblici, strutture sanitarie e sportive, spazi per congressi e incontri culturali”.

Esiste questa consapevolezza tra i residenti? C’è una cultura della tutela del territorio?

Sì, ed è uno dei patrimoni più preziosi della comunità ampezzana. Basta ricordare il piano regolatore approvato nel 1975, che bloccò l'espansione edilizia e fissò limiti molto rigorosi alle nuove volumetrie. È stata una scelta lungimirante che ha permesso in cinquant’anni una conservazione strategica del paesaggio. Ancora più antica è la tradizione delle Regole d'Ampezzo, che da secoli amministrano il territorio ampezzano, di cui sono largamente proprietarie, secondo una cultura della tutela che affonda le radici nel Medioevo. Da questo punto di vista Cortina è stata più avanti di molti altri territori alpini, anche vicini a noi. In Alto Adige, e altrove sulle Alpi, si è spinto molto sull’industria del turismo, anche in maniera audace, salvo poi attivare un ripensamento, certo importante, ma ogni tanto con qualche slogan che inneggia al silenzio e alla quiete che mi sembra più improntato al marketing che alla sostanza. 

Il futuro del turismo di montagna è cruciale in epoca di cambiamento climatico. Che esempio può esprimere sul tema una località come Cortina? 

Cortina ha sempre avuto un ruolo di piccola città di montagna, già da prima delle Olimpiadi del ‘56. Non avrebbe senso immaginare oggi un cambiamento traumatico e imposto della sua vocazione turistica. Però si può accompagnare un turismo che sta già evolvendo in una direzione interessante. Cresce il numero di persone che cercano l’esperienza della montagna, la contemplazione del paesaggio, che vogliono vivere il fuori stagione, la mezza stagione, a ottobre, o aprile, o maggio. Spero che, se continuerà, questa tendenza possa contribuire a distribuire la pressione turistica su tutte le stagioni.

“Cresce il numero di persone che vogliono vivere il fuori stagione, la mezza stagione, a ottobre, o aprile, o maggio”

In che modo iniziative come la rassegna Una montagna di libri e il museo diffuso Accadde a Cortina aiutano a raccontare una Cortina diversa da quella della ribalta consumistica?

È l’obiettivo con cui siamo partiti. Volevamo restituire una voce culturale alla montagna e ricordare che Cortina possiede una straordinaria tradizione letteraria e di incontro. In questi anni abbiamo invitato autrici e autori italiani e internazionali, mantenendo sempre al centro l’incontro più semplice e autentico: quello tra chi gli scrittori e i lettori. “Accadde a Cortina” è il progetto di cui sono più entusiasta. È il primo museo diffuso della letteratura nelle Dolomiti: diciotto installazioni interattive, realizzate con materiali pensati per integrarsi nel paesaggio, come il corten, che raccontano il legame tra Cortina e grandi scrittori come Ernest Hemingway, Edward Morgan Forster, Dino Buzzati, Goffredo Parise, Saul Bellow, Guido Piovene, Giovanni Comisso e molti altri. Vogliamo ricordare che qui la letteratura ha trovato ispirazione, che c’era uno slancio lirico… ma anche che molti autori hanno raccontato con ironia la mondanità di Cortina. Ironia, non invettiva, non celebrazione, ma uno sguardo intelligente su un luogo dove convivono natura e una vita sociale a volte forsennata e per questo anche un po' comica. In fondo, come scriveva Linuccia Saba in una lettera a Carlo Levi negli anni Sessanta dalla sua finestra sulla Croda da Lago, Cortina è un posto speciale perché “qui non ci si annoia mai”. E credo che questa definizione continui a raccontarla molto bene.

*Dati tratti dalla ricerca di Abitare.co, società di intermediazione e servizi immobiliari specializzata sulle nuove residenze