'Città di Bressanone': inugurato il nuovo rifugio alla Plose

Domenica è stata celebrata la rinnovata struttura della sezione CAI altoatesina, che ora offre 52 posti letto, sotto la gesitone di Marino e Claudia Fea. Dal past president Roberto De Martin un racconto che unisce una storia ultracentenaria al tributo per un impegno collettivo importante

 

Domenica 4 ottobre, dopo una lunga gestazione e con i lavori iniziati a maggio 2025, finalmente il rifugio Città di Bressanone alla Plose - Plosehütte (2.447 metri), si è presentato sotto una rinnovata veste. Il rifugio offre ora 52 posti letto in camere più intime da 2, 3 e 4 letti con bagno privato, sostituendo le vecchie camerate. La sezione ha individuato i nuovi gestori in Fabrizio Marino e Claudia Fea. Torinesi, di poco sopra i 40 anni e architetti di formazione, hanno scelto la montagna come vita e lavoro: dal 2015 al 2024 hanno già gestito i rifugi Fontana Mura e Palazzina Sertorio in Val Sangone (Piemonte).

 

La Sezione CAI di Bressanone ha celebrato l'evento con una festa a favore dei soci, degli ospiti e di tutta la cittadinanza. Il rifugio è di proprietà del Club Alpino Italiano dal 1923, ma fin dal 1907 ha subito diversi interventi di ampliamento e rinnovo. 

 

Eccezionale punto panoramico a giro d'orizzonte, dalla struttura si possono vedere le Dolomiti, le Alpi Breonie di ponente e di levante, le Alpi Sarentine, l'Ortles, l'Adamello ed il gruppo del Brenta. Punto di riferimento per gli escursionisti locali e per i turisti, non è solamente una struttura di accoglienza, ma un luogo ricco di storia, fascino e simbolo di cooperazione, come ha raccontato il past president CAI Roberto De Martin, in occasione dell'inaugurazione.

140 anni in cammino insieme

di Roberto De Martin

 

Sono 140 anni di vita vitale del nostro rifugio. Sono ben 28 lustri e sarebbe bello poterli raccontare tutti, iniziando dai sogni che lo hanno fatto nascere e poi gradualmente crescere. Sì, è cresciuto nel tempo in maniera continua, regolare ed ammirevole. Per seguire la sua storia, c’è il libro scritto con passione e competenza da Vittorio Pacati che vi invito a leggere. Sarebbe tempo ben impiegato, anche perché, foriero di interessanti riscoperte.


Personalmente, oggi, vorrei che prestaste attenzione a tre caratteristiche che da tanti anni intravvedo quando penso al rifugio: è una calamita-diamante, ha il nome legato alla città di Bressanone, è il frutto di una virtuosa cordata.

 

Calamita e diamante lo pensai anni fa, quando lavorando in Ariston, nelle Marche con i fratelli Merloni, volai qui sopra diretto alla fiera degli elettrodomestici a Colonia. Vidi la Plose nella luce del mattino e vidi come fossero tante le persone e gli sciatori, in particolare, che animavano i dintorni del rifugio. Lo vedevo calamita in grado di attrare tanta gente: escursionisti d’estate e sciatori d’inverno. Soprattutto, avvertii come il nostro rifugio avesse più facce: un poliedro, un diamante che brillava comunque. Senza il bisogno di aspettare i raggi del sole. Queste facce panoramiche, con diverse prospettive, per risplendere, avevano invece bisogno di venir strofinate, pulite, fatte risaltare. Come del resto i fondatori, i gestori, la sezione CAI aveva e avrebbe sempre fatto.


Continuando in quel volo, passai ad una seconda riflessione suggerita dal nome: rifugio città di Bressanone alla Plose. Non a caso, potevo scorgere contemporaneamente sia il monte che la città... nella più lieta delle valli e nella più bella delle città delle nostre Alpi Orientali..., come poeticamente l’aveva definita Diego Valeri.

 

Significativa espressione ripresa da Fausto Ruggera nel suo indimenticato contributo per i settant’anni del CAI Bressanone Montagne senza confini. Nel mondo dell’associazionismo alpinistico, in questi ultimi anni, si è fatta sempre più evidente la necessità di un rapporto complementare e positivo fra città e montagna. Si è arrivati a capire, che l’alleanza fra chi vive in montagna e chi vive in pianura, magari in una metropoli, è fattore necessario da perseguire con intelligenza. Non è il nostro l’unico rifugio alpino che abbia a contraddistinguerlo un nome di città, ma certamente è fra quelli in cui il rapporto con la città è seguito da sempre, con convinzione e collegamenti anche innovativi.


Infine, parliamo di cordata che è un simbolo alpinistico, il cui uso è prassi per chi va sui monti. Cordata può identificare anche l’impegno crescente che sfocia nell’inaugurazione odierna. C’è infati una cordata ideale che lega diverse date: 1884, 1887, 1905, 1907, 1946, 1964, 1972, 1976, 2003, 2005, e da oggi, 2026. Sono i momenti salienti delle manutenzioni straordinarie e dell’ampliamento del rifugio. Ma comprendono anche la manutenzione ordinaria che a questa quota richiede lavorio costante ed applicazione coerente. Vorrei con questo termine, cordata, dare importanza a tutte le persone, a tuti i soci, compresi, soprattutto, i cirenei delle ristrutturazioni. 

 

Come ha sempre sostenuto anche nelle pubblicazioni sezionali don Carlo Milesi, è bene fare più attenzione alle persone che ai fausti. Proprio per questo, vorrei citare ora in ordine cronologico la cordata dei presidente che rappresentano anche soci e volontari che li hanno sostenuti: Johan Merkel, Ignaz Peer I e II, Ignaz Mader, Josef Gstader, Augusto Cesa Bianchi, Orfeo Cesaro, Amedeo Trevisan, Ludovico Cappelleti, Marcello Refati, Remo Letrari, Lino Franchini, Franco Titton, Vinicio Sarti, Vittorio Pacati, Annibale Santini, Pietro De Zolt, Guido Peluso e Alessandro Fuschini. Vorrei anche richiamare un particolare aspetto del rifugio: è punto d’incontro fra i cittadini. Mi risulta che d’inverno, alle ore 11, ci sia un appuntamento ricorrente fra amici e coscritti. Persone che si ritrovano per gli aggiornamenti reciproci e senza risentimenti, perché questi non aiuterebbero a superare pregiudizi, che non hanno a che fare con l’alpinismo e l’amore per la montagna. Anzi, realizzano quel positivo rapporto intergenerazionale che funziona e che va mantenuto con convinzione.


Consentitemi di ricordare, anche in questa occasione, un caro amico innamorato del rifugio: Giorgio Cesaro, vicepresidente sezionale ed inventore del premio Putia, che ha portato a Bressanone due fuoriclasse della montagna: Spiro Dalla Porta e Bepi De Marzi. Il primo, alpinista, autore e presidente degli scrittori di montagna; il secondo, conosciuto in tutto il mondo come inventore e cantore del Dio del cielo, Signore delle Cime. Giorgio aveva imparato ad amare il rifugio dal padre Orfeo, mitico inventore della Sagra della Plose, nel lontano1931.


Concludo, con un auspicio che mi sento di fare: ci siano anche in futuro rapporti così profondi e così belli, magari suggeriti proprio da incontri e chiacchierate in questi locali del rifugio. Excelsior!