Da sogno nasce sogno: Matteo De Zaiacomo e l’alpinismo slow

Cosa serve davvero per fare alpinismo ad alto livello? Poche cose e tanto cuore. Il presidente dei Ragni di Lecco si racconta per la prima volta in un libro, con “umiltà e passione”, nel volume CAI Edizioni “Le vie dei sogni”, a cura di Andrea Greci, dedicato all’“alpinismo italiano di oggi e di domani”. Con una prefazione di Erri De Luca.

Matteo De Zaiacomo conosce bene il valore del sogno: fino a pochi anni fa lavorava come idraulico dal lunedì al venerdì, e si allenava solo nei week-end, come hanno fatto tanti Ragni di Lecco. Oggi quel prestigioso gruppo di cui fa parte da oltre dieci anni lo presiede con orgoglio e rispetto dal 2024 e, come loro stessi gli hanno insegnato, si lancia in spedizioni verso luoghi dai nomi difficili e praticamente sconosciuti. Nell’elenco degli Accademici del CAI del gruppo centrale l'ordine alfabetico lo colloca tra Fausto De Stefani e Kurt Diemberger: di certo un buon auspicio!

 

Da sogno nasce sogno

In principio fu la Val Masino, nella Valtellina dove è nato nel 1993, impareggiabile palestra di arrampicata, su boulder e falesia. 

La prima spedizione extra-europea risale al 2014: apertura di Antartide nell’Ak-su Valley, in Kirghizistan, con il Ragno Luca Schiera. Nel 2015 inizia a legarsi in spedizione a Matteo Della Bordella, per un tentativo all’inviolata big wall del Bhāgīrathī IV (6192 m) nel Garhwal indiano, andrà meglio nel 2016 sull’Isola di Baffin, nel Canada Artico, con l’apertura, fra le altre, di Conoconut Connection sul Great Sail Peak, in una cordata italo-belga insieme a Nicolas Favresse, Sean Villanueva, Della Bordella e Luca Schiera. Alternando freddo e caldo (Etiopia, Madagascar, Yosemite californiano), nel 2019 è la volta buona per il Bhāgīrathī IV, sulla cui Parete Ovest apre una nuova via con gli immancabili Matteo Della Bordella e Luca Schiera (ha partecipato in quell’occasione anche suo padre, suo primo maestro), con il quale sale una settimana dopo anche lo Shivling (6543 m). Nel 2022 l’apertura di Brothers in Arms, sul Cerro Torre, con Matteo Della Bordella e David Bacci, corona un sogno davvero impensabile fino a pochi anni prima. Un sogno che ne ha generati almeno altri due: l’apertura di Less is more, un manifesto contro l’alpinismo consumistico, nella Rangtik Valley, nel cuore dello Zanskar Ladakh (India), con la compagna e anch’essa Ragno di Lecco Chiara Gusmeroli, e il giovane Davide Nesa, e il supporto del Club Alpino Italiano. E sempre con Chiara, e sempre in stile alpino, una nuova via nel 2024 sullo Sckem Braq, nella Nangma Valley (Karakorum pakistano).

 

La via dei sogni

L’avrà già detto Matteo (Della Bordella, e sì, confermiamo, NdR), ma non posso non dire Brothers in arms, abbiamo provato emozioni troppo uniche e raggiunto il compimento di un’intera carriera alpinistica”. Matteo De Zaiacomo risponde in bilico sulla cresta immaginaria che separa l’orgoglio per l’impresa (una nuova via sul Cerro Torre è qualcosa che rimane), dalla tristezza per una mancanza che lassù al Torre ha fatto la differenza: quella per i compagni Matteo Bernasconi e Matteo Pasquetto che avrebbero dovuto essere lì e invece erano andati avanti, nel 2020.

La mia via dei sogni però potrebbe essere ovunque”, prosegue, “in Africa come in Karakorum, perché non è in un posto preciso, ma un’arrampicata che mi prende così tanto, che mi fa vivere un’emozione così grande, che ogni volta che mi guardo allo specchio io so di essere quella persona che ha fatto quella cosa. Non importa se con le piccozze in mano, o con le scarpette e la magnesite, se sono stato più giorni in parete oppure no”. 

Una cosa è certa: “La via dei sogni è sempre la prossima! Non si è mai veramente pieni, perché il sogno è tutto. È quella roba che tieni nel cassetto, non sai se la realizzerai mai, ma quando hai il coraggio di tirarla fuori e diventa un obiettivo, allora è la ragione stessa che ti fa alzare ogni mattino. Il sogno e la passione ti danno la forza per metterti veramente in gioco, e quella si trova soltanto dentro te stesso. La condivisione con i compagni, l’avventura e tutto il resto vengono dopo”.

Quanto è pieno il tuo cassetto? “Ancora molto pieno! Ho 32 anni e ho avuto la fortuna di realizzare tanti sogni che dieci anni fa avrei detto irrealizzabili”. Ma conta così tanto la fortuna? “Premettendo che è sempre la montagna a concederti il privilegio di essere salita, e dunque a parte il fattore concreto del pericolo oggettivo, per me, allora idraulico ventenne di Sondrio, la fortuna è stata quella di incontrare delle persone con cui tirare fuori i sogni dal cassetto, condividendo ambizioni e progetti. E cioè i Ragni di Lecco, con la loro volontà di tendere sempre la mano alle nuove generazioni e la loro predisposizione al futuro”.

 

Alpinismo è… slow

Nel libro Le vie dei sogni, a cura di Andrea Greci e con la prefazione di Erri De Luca, appena uscito per CAI Edizioni (pp. 176, 18 euro), il capitolo in cui si racconta si intitola “Umiltà e passione”, e non poteva esserci un titolo più azzeccato per il debutto editoriale di Matteo De Zaiacomo. 

Gli amici e i fan lo chiamano “Giga”, perché è altissimo e fisicamente imponente: se lo mettete su un palcoscenico lo domina senza timore, riempiendo la sala con un’energia contagiosa. Il suo alpinismo è così: diretto, sincero e senza scorciatoie. Fatto di un’umiltà che gli ha insegnato a non sentirsi mai superiore a nessuno, e di rispetto per la montagna che gli ha dato la consapevolezza necessaria a capire che a volte si può rinunciare. Si deve saper dire basta se la motivazione non è quella della passione, della voglia di esplorare e di condividere con gli altri le emozioni che solo un grande viaggio nei luoghi più remoti del mondo regala. Se non c’è più etica, ma solo egoismo. La perdita degli amici e compagni Ragni Matteo Bernasconi e Matteo Pasquetto sul piano umano, e sul piano alpinistico imprese come quella a Baffin, realizzata con pochi mezzi, gli hanno ricordato una volta di più l’importanza dell’essenzialità: “Ho capito che è importante non aver fretta, non dover dimostrare niente a nessuno se non a te stesso”.