Rolando Larcher: "Schiodature? Meglio evitare, ma a volte bisogna andare giù pesante"

L'alpinista trentino sull'intervento di Schiera: "Le vie storiche devono rimanere come sono state pensate”. La via aperta dai giapponesi sul Cerro Cota 2000. "La parete è stupenda, per noi erano i 40 ruggenti". Il volo con il parapendio. "Ora mi godo le mie vie dall'alto"

 

In Patagonia, nel gruppo del Paine, i giapponesi Toru Nakajima, Yudai Suzuki e Kosuke Kawachi hanno aperto una nuova via sul Cerro Cota 2000. Parzialmente nuova, perché Echoes in the dark, nei suoi primi 6 tiri, va a riprendere Osa, ma non troppo. Si tratta di un itinerario di una ventina di anni prima, aperto da Elio Orlandi, Michele Cagol, Fabio Leoni e Rolando Larcher sulla parete est. “Erano gli anni dei '40 ruggenti'. – ricorda Larcher-. Elio tra l'altro aveva girato un documentario sulla via aperta nel corso di quella spedizione [I colori delle emozioni, visibile su YT, ndr]. La roccia era stupenda, una lavagna di granito da 700 metri. Noi volevamo aprire una via su un'altra parete lì vicino, ma in libera non era possibile. Allora siamo andati al Cerro Cota 2000 e abbiamo visto questa linea. I primi due tiri erano sul 7a, 7a+, siamo arrivati sotto uno strapiombo e lì abbiamo forzato, con un tiro in artificiale. Abbiamo messo a mano due o tre spit, per passare in libera ci vorrebbe un Favresse, uno di quelli lì...sarà stato 8a, 8b. Dopo quel tiro ci si è aperto il mondo”.

 

Le pareti dall'alto

La spedizione dei “40 ruggenti” è cosa del 2007, anni in cui Rolando Larcher non immaginava di volare con il parapendio come adesso. O forse sì, ma semplicemente le priorità al tempo erano altre. “Ho iniziato a volare ed è una cosa meravigliosa. Torno sulle mie vie dall'alto, le guardo, faccio le foto alle cordate che le ripetono. L'altro giorno, in Paganella, c'era una cordata sulla via che ho aperto con ‘il Gippo’ [Il re del Brenta, 7b max, 7a obbligatorio, aperta con Luca Giupponi, ndr], dedicata a Detassis. Mi sono avvicinato alla cordata e ci ho parlato un po'”. 

Il Bruno osservava le cordate in ripetizione sulle sue vie seduto fuori dal rifugio, Rolando Larcher ci vola sopra...tempi che cambiano ma la passione per l'arrampicata è la stessa. “Volare era una cosa che avevo lì da tempo, ma mi ero sempre detto che finché riuscivo a scalare su un certo livello potevo aspettare. Con l'età non si scala più come prima e allora ho iniziato”.

 

“Ho iniziato a volare ed è una cosa meravigliosa. Torno sulle mie vie dall'alto, le guardo, faccio le foto alle cordate che le ripetono". Rolando Larcher

Roalndo Larcher in volo

 

Quota 100

Sempre in tema di pensioni, Larcher ha dei progetti che fanno ben capire come in realtà non abbia per niente appeso le scarpette al chiodo. “Cerco di mantenere un livello buono, tra poco torno in Turchia e qualche idea su cose da fare ce l'ho. Sono a 98 vie aperte, me ne mancano due per arrivare a quota 100. Sul Parmakkaya c'è già una via che abbiamo aperto anni fa [Mezza luna nascente, con Maurizio Oviglia e Michele Paissan, 2005, ndr], l'idea è di aprirne un'altra, lì è sempre spettacolare a livello estetico. E poi in estate voglio fare qualcosa qui in Dolomiti”.

Chiodature e schiodature

Recentemente abbiamo pubblicato “l'autodenuncia” di Luca Schiera, che ha dichiarato di avere schiodato due vie in Val di Mello, un mesetto prima invece è stato Franco Nicolini a intervenire sul tema delle chiodature e delle richiodature degli itinerari classici. A nostra domanda, Larcher ci dà una lettura che sa di necessità, per la comunità degli scalatori, di trovare un limite. “Mi hanno già chiamato per esprimere un parere a riguardo, non posso che riprendere il concetto. Io non sono a favore di schiodare, non mi sembra un bel gesto, ma è anche vero che con la degenerazione che sta avvenendo, a volte bisogna andare giù pesante. Secondo me le vie storiche devono rimanere come sono state pensate”.

Sulla nuova via di Emanuele Andreozzi in Tosa, Larcher esprime un giudizio benevolo. “L'unico errore potrebbe essere aprire una via nuova dove ce n'è già una storica, ma se stiamo parlando di due tiri e in più non viene lasciato materiale, io sinceramente non vedo problemi”.

 

“Io non sono a favore di schiodare, ma con la degenerazione che sta avvenendo a volte bisogna andare giù pesante”.

Arrampicata in famiglia

Mentre Rolando progetta i propri “lavori” estivi, suo figlio Alessandro si diverte a ripetere le vie più belle di papà, come Hotel Supramonte. “È una soddisfazione vederlo fare le mie vie. Mi ritengo fortunato: si è già laureato in medicina e riesce a mantenere un bel livello in arrampicata. Era nelle selezioni del CAI Eagle Team, ma poi a lui piace l'arrampicata sportiva, la roccia più che la neve, è appena tornato da Yosemite”. Una cordata padre e figlio è di nuovo all'orizzonte? “L'anno scorso con Federica Mingolla abbiamo aperto una via insieme, ma è qualcosa che deve venire dal suo sacco, non posso essere io ad andargli dietro. Anche perché lui adesso viaggia sul 9a, 9a+. Sarebbe bello aprire una via qui in Dolomiti, ne abbiamo parlato. Ma è anche giusto e bello che trovi i suoi spazi”.