Dalle terme dimenticate alla Piccola Rocca dei Baranci: Alto Adige da riscoprire

Sopra San Candido si attraversano boschi, antiche sorgenti termali e uno dei panorami più belli dell'Alta Pusteria. Un itinerario che unisce natura, storia ed escursionismo

Ci sono sentieri che portano a una vetta e altri che, prima ancora della cima, fanno attraversare una storia. L'itinerario che da San Candido sale alla Piccola Rocca dei Baranci appartiene proprio a questa seconda categoria.

Dal paese al bosco

Ci troviamo a San Candido, la perla dell’Alta Val Pusteria. Qui nel cuore del paese, a circa 1.180 metri di quota incomincia l’escursione, all’inizio di Via Baranci. Da questo punto, dopo appena cinque minuti di camminata, tra le ultime case del paese ci si ritrova davanti al primo segnavia ben segnato dal club alpino altoatesino, l’Alpenverein Südtirol. Si imbocca quindi il sentiero, il AVS n. 105 direzione Valle Campo di dentro - Sesto, che lascia lentamente alle spalle le case di San Candido e inizia costeggiando, lungo tutto il suo percorso, la strada provinciale verso il comune di Sesto e il Rio Sesto. Il rumore del Rio Sesto, ingrossato dallo scioglimento delle nevi, accompagna il cammino quasi senza interruzioni, mentre il fondo ghiaioso risuona sotto gli scarponi e il sentiero si inoltra in un fitto bosco di abeti e larici che rivestono tutto il versante del promontorio che divide la valle di sesto dalla principale valle Pusteria.

È una salita impercettibile, dolce, regolare e che permette di immergersi gradualmente nell'atmosfera della valle. Dopo circa due chilometri si raggiunge un bivio, il primo dall’inizio. Il sentiero 105 prosegue a sinistra verso Sesto, ma per raggiungere la vetta bisogna seguire il sentiero AVS n. 7 che verso destra, sale in direzione Wildbad Innichen e Haunoldköpfl – Bagni vecchi di San Candido e Piccola Rocca dei Baranci.

La salita qui riprende con maggiore decisione ma senza particolari difficoltà. Dopo circa un chilometro, raggiunta la quota di 1.336 metri, il bosco si apre improvvisamente su un luogo che pochi si aspettano di incontrare durante un'escursione.

Le terme dimenticate nel cuore del bosco

Tra gli alberi compaiono all'improvviso le rovine del Grand Hotel Wildbad, gli antichi Bagni di San Candido. Muri invasi dalla vegetazione, finestre spalancate sul bosco e ciò che resta di un edificio che ancora oggi lascia intuire l'eleganza di un tempo. È difficile immaginare che, tra Ottocento e Novecento, questo fosse uno dei luoghi di villeggiatura e cura più rinomati dell'Alta Pusteria, frequentato da nobili, medici e membri delle famiglie imperiali dell'Europa centrale.

Tutto ebbe origine dall'acqua. Le cinque sorgenti minerali che sgorgano su questo versante della montagna sono conosciute da secoli per le loro proprietà benefiche. La più celebre è la Kaiserwasser, l'"Acqua dell'Imperatore", così chiamata dopo essere stata apprezzata dagli ospiti della corte austro-ungarica. La sorgente Lavaredo era rinomata come acqua digestiva, la Candida veniva utilizzata per i disturbi delle vie urinarie, mentre quella sulfurea era impiegata per bagni terapeutici e impacchi. A queste si aggiunge la sorgente ferrosa, scoperta nel XIX secolo e considerata una delle acque minerali più ricche dell'Alto Adige.

La storia di queste sorgenti è molto più antica di quanto si possa immaginare. Il ritrovamento di monete illiriche e anfore romane lascia infatti supporre che fossero conosciute già in epoca antica, anche se le prime testimonianze scritte risalgono al XVI secolo. Grazie anche all'arrivo della ferrovia, l'albergo divenne una delle più rinomate stazioni termali dell'Alta Pusteria, frequentata dall'aristocrazia mitteleuropea e da membri delle famiglie imperiali.

La prima guerra mondiale pose fine a quell'epoca. Il complesso venne trasformato in quartier generale dell'esercito, poi passò di mano più volte fino al definitivo abbandono. Oggi il Grand Hotel è un affascinante rudere immerso nel silenzio del bosco, ma l'acqua continua a essere la vera protagonista di questo luogo. Alcune sorgenti vengono ancora imbottigliate come acque minerali e, poco distante dalle rovine, un piccolo percorso Kneipp invita gli escursionisti a immergere i piedi nell'acqua gelida del torrente. È un dettaglio che racconta come i Bagni di San Candido, pur cambiando volto nel corso dei secoli, non abbiano mai smesso di essere ciò per cui sono nati: un luogo in cui la montagna e l'acqua si incontrano per offrire benessere e ristoro, prima di riprendere il cammino verso la Piccola Rocca dei Baranci.

Verso la Piccola Rocca dei Baranci

Lasciati i Bagni Vecchi, il sentiero cambia carattere. Da qui in avanti l'escursione diventa decisamente più alpina e a prova di una gamba più allenata. Il tracciato, sempre n. 7 continua a salire tra curve regolari e tratti più ripidi, sempre ben segnalato su alberi e rocce, attraversando un ambiente che cambia lentamente quota dopo quota.

Con l'aumentare della quota il bosco cambia volto. Gli abeti lasciano spazio ai larici e, più in alto, ai pini mughi che colonizzano il terreno sempre più sassoso, annunciando l'arrivo dell'ambiente d'alta montagna.

Superata la vecchia Gemeindekaser, l'antica malga comunale ormai abbandonata, il panorama si apre progressivamente sulla splendida Val Campo di Dentro. Tra un tornante e l'altro, quasi per gioco, le Tre Cime di Lavaredo compaiono all'orizzonte per poi scomparire nuovamente dietro le pieghe della montagna, riapparendo poco più avanti con prospettive sempre diverse.

Gli ultimi chilometri conducono fino ai 2.158 metri della Piccola Rocca dei Baranci - Haunoldkopfl. La cima, priva di croce, si affaccia sul grande ghiaione della Rocca dei Baranci, un fiume di pietra che sembra scendere direttamente dalla parete dolomitica. Inoltre, offre un panorama sorprendentemente ampio: sotto si distende San Candido, all’ombra della sua montagna, mentre tutt'intorno si riconoscono le altre Dolomiti di Sesto con cima dei Tre Scarperi, il Monte Elmo, primo di una lunga catena di monti di confine con l'Austria, i Monti Tauri e, nelle giornate più limpide, perfino le cime glaciali del Großglockner.

Un sentiero che racconta la montagna

L'itinerario misura poco più di sette chilometri fino alla vetta e richiede un buon allenamento nella seconda parte, ma ripaga con un'esperienza che va oltre il semplice panorama.

Camminando lungo questi sentieri si attraversano infatti due modi diversi di vivere la montagna. Il primo appartiene a un tempo in cui si saliva fin quassù per cercare le proprietà benefiche delle acque termali, quando i boschi custodivano alberghi eleganti frequentati dall'aristocrazia europea. Il secondo è quello di oggi, fatto di scarponi, zaini e sentieri che conducono verso panorami sempre nuovi.

Questo è il fascino della salita alla Piccola Rocca dei Baranci: ricordare che le montagne non sono mai state soltanto luoghi da raggiungere, ma spazi da vivere. Ieri attraverso le sorgenti, oggi attraverso i sentieri. E lungo il cammino, basta fermarsi qualche minuto davanti alle rovine del Wildbad per capire che, in fondo, entrambe queste storie continuano ancora a camminare insieme sullo stesso sentiero.