Festival dello Sviluppo Sostenibile. Marini: "La montagna va ascoltata"

Il position paper della rete di associazione pone l'accento sulla necessità di politiche coese: "I cittadini devono smettere di insegnare, bisogna comprendere esigenze e cultura di chi abita la montagna". Mario Vaccarella. "Il Green Deal non è superato"
Zoppé di Cadore © wikicommons

Il periodo 2023-2027 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite il quinquennio di azione per lo sviluppo delle regioni montane e questa affermazione è stata poi declinata in ambito comunitario e nazionale in una serie di iniziative di carattere legislativo. Il 2026, per “l'uomo della strada”, risulta perciò essere un anno in cui bisognerebbe riuscire per lo meno a tirare le somme dell'azione fin qui intrapresa, per muoversi verso la conclusione del lustro nel solco di un cammino già impostato. Ma a che punto sono le politiche intraprese? L'azione promossa è stata efficace?

Il position paper

In questo senso, l'Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile ha predisposto un documento – presentato all'apertura dell'omonimo festival- che vale come presa di posizione e che già dal titolo indica la direzione che la rete auspica. Sviluppo sostenibile per le regioni montane - dalla marginalità alla centralità vuole riportare la sostenibilità nella disponibilità di soggetti non solo interessati, ma che vanno visti anche e soprattutto come capofila del cambiamento. 

La rassegna si concluderà all'inizio di questo weekend e ne abbiamo approfittato per un punto della situazione con Raffaele Marini, moderatore del sottogruppo montagna e aree interne di AsviS. “Di montagna parlano tutti, ma ne parlano a pezzettini, noi proponiamo o cerchiamo di proporre una visione d'insieme. Per noi il termine centrale è coesione: politica, sociale, territoriale”.

Fiscalità agevolata? Non basta

Ma come si può tradurre questo concetto in azioni concrete? Lo spopolamento di determinate aree geografiche è un dato di fatto e – venendo alla recente cronaca- non bastano alcune misure fiscali a contrastarlo. Per esempio, come evidenziato da Il Sole 24 Ore questa settimana, l'estensione della flat tax al 7% per altri 81 Comuni del Centro-Sud, allarga il perimetro della misura al 90% delle amministrazioni dei territori interessati. Ma fino a oggi i pensionati che si sono trasferiti dall'estero sono solo 933, un risultato piuttosto magro.

L'estensione della tassa piatta ai Comuni fino a 30mila abitanti investe solo in parte il macro tema dello sviluppo sostenibile delle aree montane, un ambito di intervento molto vasto. 

 

Secondo Marini bisogna ripartire da un ribaltamento di prospettiva: “Dobbiamo fare nostro il concetto di equità territoriale. Traduco il tutto in alcuni concetti base: “Una volta, sulle nostre montagne, i figli morivano e con grande dolore ci si rassegnava all'idea di farne un altro. Se parli con un montanaro di quelli che oggi sono anziani, ti dice che se muore un figlio se ne fa un altro, se muore la vacca tutta la famiglia fa la fame per l'intero inverno. Dico questo, forzo il concetto, perché bisogna comprendere che il lavoro in montagna ha un'altra accezione, a livello culturale, rispetto alla città. E bisogna considerare e comprendere come sono fatti i montanari se vogliamo parlare di soluzioni per la montagna. Bisogna smettere di mostrare questa visione per cui i cittadini vanno a insegnare come fare reddito ai montanari e ascoltare”.

 

“Bisogna considerare e comprendere come sono fatti i montanari se vogliamo parlare di soluzioni per la montagna. Bisogna smettere di volere insegnare loro come fare reddito e ascoltare”. Raffaele Marini

Marini ritiene che sia necessario anche andare oltre le statistiche. “Zoppé di Cadore è l'ultimo Comune del Veneto per reddito e dista solo 30 chilometri da Cortina d'Ampezzo. Come si possono perdere 13mila euro di reddito in 30 chilometri? Dalla statistica tagliamo pure Cortina e Zoppé, ma rendiamoci conto che serve maggiore omogeneità, se vogliamo che la montagna sia davvero vivibile”.

Oltre gli slogan

Altro tema, quello della sanità. “Se bisogna fare 40 chilometri di strada tortuosa per arrivare a un pronto soccorso, è un dato negativo sia sulle Alpi che sugli Appennini. E non lo si risolve con l'elicottero. Perché con l'elicottero trasporti il malato, ma non i parenti che poi gli devono portare il pigiama o i calzini. Bisogna studiare una sanità territoriale efficiente”.

 

La conclusione è che la sostenibilità deve incontrare davvero azioni concrete e coese. “La sostenibilità non è un post-it che puoi mettere da ogni parte. Oppure lo puoi fare, ma per essere efficaci bisogna andare oltre gli slogan”. Il documento stesso infatti ribadisce “l’urgenza di coordinare le diverse strategie esistenti, dalla Strategia nazionale per le aree interne alle Green Communities, superando il cosiddetto ‘paradosso strategico’: la proliferazione di piani che faticano a tradursi in azioni concrete”.

Il ruolo del CAI

"La sostenibilità ambientale, sociale ed economica non è superata e crediamo che possa ancora fare la differenza per il nostro futuro". Mario Vaccarella

Anche il Club Alpino Italiano partecipa attivamente al festival diffuso dello sviluppo sostenibile, con diverse iniziative: il Cai Scuola al Salone del Libro di Torino, l'evento Verde urbano: un cammino di inclusione e rigenerazione a Cassino, ma anche Una Montagna di salute, con diverse iniziative. Per Mario Vaccarella, componente del comitato direttivo centrale del CAI con delega alle tematiche ambientali, bisogna agire ancora con maggiore convinzione oggi, che la situazione internazionale sembra muoversi in direzione contraria rispetto alle linee impostate in precedenza. Documenti come il position paper di Asvis possono risultare preziosi per mantenere alta l'attenzione sul tema. “Anche se il green deal è stato frenato a livello europeo, accelerando sul riarmo, le politiche sulla sostenibilità devono avere ancora il loro spazio e devono essere un obiettivo da perseguire. Nazioni che si trovavano in ritardo rispetto all’Italia, oggi hanno un costo dell’energia migliore del nostro. La sostenibilità ambientale, sociale ed economica non è superata e crediamo che possa ancora fare la differenza per il nostro futuro. Il festival è una iniziativa di sensibilizzazione sul territorio, educativa e formativa, che serve alla formazione delle nuove generazioni”.