Una palestra di arrampicata su struttura artificiale con corda all'aperto © Adrian Tync, wikicommons
Un settore boulder in una palestra di arrampicata © Ka23 13, wikicommons
La palestra Level 24 a Bologna © levels24.it
Uno scorcio della palestra Rockspot di Milano © Rockspot, FB
Era comprensibilmente destinata a destare interesse tra gli addetti ai lavori la documentazione prodotta dalla Big Walls in seguito ai fatti del luglio 2022, quando un ragazzo taiwanese di 26 anni cadde dalla parete di arrampicata rimanendo paralizzato. Al di là della vicenda giudiziaria, però, ad essere tornato in auge è il tema della sicurezza all’interno delle palestre di arrampicata. Ampiamente noto e dibattuto, l’argomento è al centro dell’impegno della neocostituita Anpasi, l’Associazione nazionale palestre di arrampicata sportiva italiane, istituita a luglio dopo tre anni di riflessioni sul tema.
Un impegno comune
L’associazione racchiude le voci di oltre tredici realtà cardine dell’arrampicata indoor italiana: AVS, King rock, Level 24, Rockspot, Solid, Orobia climb, Just climb, Geko wall, Vertik area Dolomiti, Up urban climbing, New rock, Bside, Intellighenzia project. Altre strutture hanno già manifestato interesse a prendervi parte. L’obiettivo condiviso dai gestori confluiti all’interno dell’ente, spiega Luca Graziani, presidente e gestore della Level 24 di Bologna, è quello di “rappresentare le palestre e tutelare i loro utenti, promuovendo procedure condivise nel rispetto delle leggi e degli standard applicabili. Le principali aree di lavoro sono la sicurezza, le coperture assicurative, i regolamenti e i rapporti con le istituzioni”. Abbiamo rivolto alcune domande proprio a Luca Graziani, in rappresentanza dei diversi soci.
Come avete accolto la decisione del tribunale di Monza sul caso Big Walls?
Nel rispetto delle persone coinvolte e del lavoro della magistratura, riteniamo opportuno non esprimere valutazioni sulla specifica vicenda giudiziaria, anche perché non disponiamo degli elementi documentali necessari per un esame completo. Come ANPASI, il nostro impegno è promuovere condizioni di pratica sempre più sicure, attraverso un lavoro condiviso sulla formazione degli utenti, sulle procedure e sulla gestione delle strutture.
Oltre i regolamenti: la condivisione delle prassi
Il caso Big Walls vi ha spinto a rivedere le procedure di sicurezza?
La riflessione sulla sicurezza è parte integrante del percorso di ANPASI e prescinde dalla singola vicenda. Stiamo lavorando sui temi della sicurezza, dei regolamenti e delle coperture assicurative, con l’obiettivo di sostenere le palestre associate e tutelare chi le frequenta. Non riteniamo corretto formulare un giudizio generale sull’adeguatezza delle procedure di tutte le strutture. Il nostro orientamento è favorire un miglioramento continuo, attraverso il confronto tra gestori e professionisti e la condivisione di prassi chiare, applicabili e verificabili, nel rispetto delle norme e degli standard pertinenti.
Quale può essere il ruolo della documentazione elaborata nel corso del procedimento a carico di Bissi?
Non disponendo del documento completo, non possiamo esprimere una valutazione sui suoi contenuti o sulla loro possibile applicazione ad altre strutture. In generale, riteniamo che ogni contributo tecnico possa rappresentare un’occasione di confronto, purché sia esaminato nella sua interezza e nel contesto appropriato.
La definizione di criteri condivisi richiede un percorso di approfondimento che coinvolga gestori, tecnici e interlocutori competenti, tenendo conto delle diverse attività e caratteristiche delle palestre. È in questa direzione che ANPASI intende lavorare.
Il nodo della formazione e della verifica delle competenze
Secondo Anpasi, quali strumenti possono contribuire maggiormente alla prevenzione degli incidenti nell’arrampicata indoor?
Riteniamo che la prevenzione debba basarsi su più strumenti complementari: strutture e attrezzature correttamente mantenute, regole di accesso e utilizzo comprensibili, formazione degli utenti, verifica delle competenze e adeguata organizzazione dell’attività.
La formazione iniziale e la verifica dell’apprendimento rappresentano un ambito sul quale intendiamo concentrare particolare attenzione. L’obiettivo è favorire percorsi che aiutino i frequentatori a comprendere le manovre corrette, l’utilizzo delle attrezzature e i limiti della propria autonomia.
Non dimentichiamo, per esempio, che nell’arrampicata con la corda, un elemento fondamentale è il compagno di cordata, che a tutti gli effetti svolge la funzione di controllo attivo dell’attività di chi scala.
“Nell’arrampicata con la corda, un elemento fondamentale è il compagno di cordata, che a tutti gli effetti svolge la funzione di controllo attivo dell’attività di chi scala”. Luca Graziani
Formazione, verifica delle competenze e controlli durante l’attività, quindi, devono essere considerati nel loro insieme, tenendo conto del contesto e delle modalità di pratica. Il lavoro dell’associazione è promuovere una cultura della sicurezza condivisa e tradurla in procedure concrete, comprensibili e documentabili.
Molti i quesiti ancora senza risposta
La discussione sul tema, ad ogni modo, lascia molti interrogativi ancora aperti. Nell’eventualità di un’ipotetica normativa che richieda interventi particolarmente costosi, infatti, l’adeguamento per le palestre di dimensioni più piccole potrebbe risultare particolarmente oneroso e complicato.
Una possibile integrazione presa in prestito da alcune federazioni o gruppi di palestre estere, invece, potrebbe prevedere un momento introduttivo obbligatorio al momento del primo accesso in palestra per tutti i frequentatori, indipendentemente dal livello. Altri stati, invece, prevedono test d’ingresso o l’ottenimento di veri e propri tesserini che attestano la frequentazione di appositi corsi di formazione per l’accesso in palestra. La domanda, dunque, è aperta: quanto è probabile che il futuro dell’arrampicata indoor in Italia possa passare anche dall’istituzione dei patentini?