Cervinia, 90 anni fa irrompe la modernità con la prima funivia

Nel 1936 viene inaugurato l'impianto che porta a Paln Maison. Lo sci diventa non solo volano economico, ma un modello culturale che vuole le masse in montagna: l'imperativo è promuovere e moltiplicare la frequentazione dell'alpe

 

Nell’ottobre del 1934 la prima automobile entra nella piana del Breuil sulla strada sterrata, due anni dopo la funivia raggiunge Plan Maison e Gianni Albertini inaugura l’Hotel Cervinia.

L'arrivo della “modernità”

L’invenzione semantica è un omaggio al fascismo in dispregio all’etimologia francofona. “Cervinia, nome squillante ed italianissimo” si compiace nel 1937 il suo inventore Lora Totino. Ma Cervinia non è solo un ossequio all’italianità: corrisponde alla cancellazione del Breuil e alla modernizzazione del luogo antico e romantico per eccellenza.

Il Breuil è conosciuto dai tempi di Whymper e Carrel, da quando l’inglese e il valdostano gareggiarono per scalare la Gran Becca, ma tutto è cambiato dopo la Prima guerra mondiale,
quando la montagna è diventata una destinazione di massa e l’invenzione dello sci ha rovesciato le pratiche tradizionali della civiltà alpina aprendo strade, impianti e investimenti.
In realtà la modernità s’è insinuata in Valtournenche già negli anni Venti del ’900, con le società idroelettriche e lo sfruttamento delle acque del Cervino. L’architetto Giovanni Muzio ha progettato le centrali di Maën e Covalou, le strutture grigio-bianche di cemento armato che hanno segnato lo spazio in modo geniale e rivoluzionario.

Intanto il fascismo ha fissato l’eredità retorica della Grande Guerra nel mito eroico della montagna e all’elitaria poetica di Guido Rey ed Edmondo De Amicis s’è affiancata e
sovrapposta la visione populista dell’alpe che, ignorando il pensiero delle origini, punta a promuovere e moltiplicare. È il passaggio dal riserbo dei pochi alla partecipazione delle
masse, che, abilmente pilotate dal regime, salgono in valle con i campeggi estivi, le adunate giovanili, le associazioni alpinistiche, gli sport invernali e lo sci.

La rivoluzione dello sci

"Ben si può dire – scrive Carlo Felice Zanelli ne ‘I valori spirituali dello sci’ – che esso abbia veramente cambiato faccia all’Italia, giacché gli dobbiamo una delle più stupefacenti
trasformazioni degli italiani, con l’averli portati all’aria aperta e al sole nei mesi destinati un dì alla clausura".

"Allo sci dobbiamo una delle più stupefacenti trasformazioni degli italiani, con l’averli portati all’aria aperta e al sole nei mesi destinati un dì alla clausura". Carlo Felice Zanelli

Il matrimonio è fatto: lo sci sintetizza la nuova visione della montagna e il Breuil-Cervinia sembra disegnato dal dio degli sciatori. Pendii dolci e quasi sterminati, rivolti a mezzogiorno, all’ombra del Cervino, la montagna più bella e famosa. Così i cittadini incalzano i montanari perché cedano la terra. È solo questione di prezzo. Nel 1933 la famiglia Maquignaz vende all’ingegnere biellese Dino Lora Totino e alla sua cordata di imprenditori il primo lotto di pascolo: 11.000 metri quadrati, 10 lire al metro. Nasce la Società Cervino e comincia la nuova storia, mai finita. Ancora oggi si continua a costruire nella conca del Cervino, anche se le valanghe, le frane e il riscaldamento climatico minacciano il centro abitato.