Gasherbrum VI, team polacco tenta una delle ultime cime inviolate del Karakorum

Una spedizione polacca punta al Gasherbrum VI, un probabile Settemila nel Baltoro che ancora non è stato salito. La difficile vetta ha già respinto diversi tentativi in passato.

 

 

Il Gasherbrum VI è una delle ultime grandi montagne inviolate del Karakorum. La cima, la cui altitudine esatta oscilla tra i 6979 metri e i 7004 metri a seconda delle fonti, è l'unica ad essere rimasta vergine nel gruppo dei Gasherbrum, sul ghiacciaio del Baltoro. Non che non ci siano stati tentativi: questa montagna ha già costretto alla ritirata diverse spedizioni e nel 1998 è costata la vita al francese Nicolas Bonhomme: ora una squadra polacca torna a provarci.

Il suo isolamento alpinistico non dipende soltanto dalla quota. A condizionare i tentativi precedenti sono stati soprattutto pendii ripidi, creste tecnicamente impegnative e un'esposizione significativa ai pericoli oggettivi.

Una squadra polacca verso il Gasherbrum VI

La spedizione guidata dal polacco Jacek Paweł Czech, insieme a Szymon Kita e Aleksandra Kita, è partita in questi giorni per il Baltoro. L'obiettivo è quello di conquistare per la prima volta la vetta del Gasherbrum VI. Non è ancora stato chiarito quale sarà esattamente la linea scelta dalla squadra. Una questione tutt'altro che secondaria, considerando la storia dei tentativi sulla montagna. Infatti Ralf Dujmovits e Nancy Hansen, gli ultimi che hanno provato a salire il Gasherbrum VI nel 2016 per la cresta Sud Ovest, hanno raccontato di non aver considerato nessun'altra linea di salita. 

"L'unica altra opzione per chi aspiri a scalare questa montagna è esporsi al rischio di valanghe, caduta di seracchi e cornici sulla parete Nord Est. Questa, secondo noi, è impraticabile". 

I tentativi precedenti

Il Gasherbrum VI è stato affrontato almeno cinque volte prima del tentativo polacco di quest'anno. Una delle spedizioni più significative risale al 1998, quando la squadra francese composta da Nicolas Bonhomme, Jean-Paul Cache e Jean-Noel Urban raggiunse una quota di circa 6900 metri. Durante la discesa, Bonhomme morì travolto da una valanga.

Nel 2009, Paulo Roxo e Daniela Teixeira hanno tentato di scalare la parete nord est e la cresta est in stile alpino, scegliendo la linea meno esposta ai pericoli oggettivi. "La via iniziava su pendii di circa 55°-60°, che diventavano progressivamente più ripidi. Siamo rimasti vicini alla roccia per evitare possibili valanghe e cercare di trovare dei punti in cui proteggerci. Di conseguenza, abbiamo dovuto superare alcuni tratti di misto su roccia precaria

Ci siamo fermati a circa 60 metri sotto la cresta est. A quel punto stavamo scalando su ghiaccio a 70° e, sopra di noi, uno stretto canalone di ghiaccio conduceva a una parete di roccia verticale e marcia. L'unico modo per superare quel tratto sarebbe stato salire una parete di neve in cui proteggersi era praticamente impossibile. Inoltre, si vedeva che la cresta Est presentava numerose cornici aggettanti. Forse sarebbe stato possibile per qualcuno disposto ad accettare questi rischi, ma non per noi" si legge in un report del 2010 sull'American Alpine Journal, alla firma di Teixeira.

La montagna tornò al centro dell'attenzione nel 2016, con il tentativo di Ralf Dujmovits e Nancy Hansen. La cordata raggiunse il colle sud-occidentale e da lì provò a proseguire lungo la cresta sud-occidentale, senza però riuscire a trovare un passaggio attraverso una fascia rocciosa.

Adattarsi ai cambiamenti

La spedizione polacca arriva inoltre in un momento insolito per il Karakorum. La stagione alpinistica si concentra normalmente nei mesi estivi, mentre procedere verso una cima di quasi 7000 metri nella seconda metà di agosto significa esporsi a condizioni più instabili e a una finestra meteorologica potenzialmente molto breve.

Tuttavia, le condizioni ambientali degli ultimi anni, con estati calde e piovose, potrebbero rendere meno insolita una scelta di questo tipo. Ralf Dujmovits e Nancy Hansen, gli ultimi alpinisti ad aver tentato il Gasherbrum VI, ritengono che il calendario tradizionale delle spedizioni in Karakorum debba essere ripensato.

"Anche se non sappiamo da quale versante la squadra polacca voglia tentare il Gasherbrum VI, pensiamo entrambi che potrebbe essere una buona idea spostare in generale l'attività alpinistica in Karakorum a un periodo molto più precoce o molto più avanzato dell'anno. Negli ultimi anni, la stagione abituale, da metà giugno alla fine di luglio, è stata per lo più troppo calda e quindi troppo pericolosa per l'alpinismo d'alta quota. I regimi meteorologici stanno cambiando in tutto il mondo a causa dei cambiamenti climatici e quindi è una buona idea adattarsi" hanno detto a Explorersweb.