Il ritorno delle gru: migliaia di esemplari svernano nella Valle del Mezzano

Tra il delta del Po e le pianure agricole, migliaia di gru hanno ricominciato a trascorrere l’inverno nel nostro Paese. Un segno positivo per il recupero della biodiversità. Gustin: "Si vedono di nuovo anche l'aquila anatraia e l'aquila reale"

 

Sarebbe stata una vera e propria rarità, anche solo venti anni fa, osservare una gru in Italia a inverno inoltrato. Durante le ultime stagioni fredde, invece, vederle svernare nel delta del Po è diventato ormai abituale, accompagnato dai voli mozzafiato di stormi in formazione a V che raggiungono anche i quattrocento individui l’uno. Un fenomeno che, per gli ornitologi, rappresenta un segnale tangibile della biodiversità delle zone interessate, ancora non eccessivamente antropizzate: “La gru è una specie molto sospettosa, sverna anche in zone a coltivazione intensiva ma con scarsa presenza umana”, afferma Marco Gustin, responsabile Specie e Ricerca di Lipu. 

L’aumento del numero di esemplari nei cieli e il ritorno della specie in Italia per lo svernamento, ad ogni modo, sono fenomeni che, anche per gli addetti ai lavori, hanno un’origine incerta: “Non si è ancora capito perché, ad un certo punto, diverse popolazioni europee di gru siano aumentate molto di numero – prosegue Gustin –. Hanno avuto sicuramente un miglioramento del successo riproduttivo, forse anche a causa del cambiamento climatico che potrebbe aver inciso positivamente nel loro caso. Il ritorno in Italia per lo svernamento, invece, può essere una conseguenza di questo grande aumento di numero. Avevano bisogno di nuovi luoghi in cui trascorrere l’inverno e ne hanno trovato uno nella Valle del Mezzano, un luogo con grandi superfici, abbondanti quantità di cibo e scarsa presenza umana”.

Dove svernano oggi le gru in Italia

Oggigiorno, le principali aree di svernamento si concentrano soprattutto nelle grandi pianure del nord Italia. Oltre alla Valle del Mezzano, nel delta del Po, stormi numerosi di gru dirette in Spagna vengono osservati regolarmente anche tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, mentre altri gruppi volano sopra Campania, Calabria e Sicilia, diretti verso le coste umide del Maghreb. Le popolazioni che transitano sopra la penisola provengono dall’Europa del nord-est, e per decenni si sono stabilite soprattutto in Spagna e nelle grandi e poco abitate pianure ungheresi per lo svernamento.

“Alcuni esemplari si fermano anche solo uno o due giorni, altri tutto l'inverno”, Gustin.

Ma, se gli stormi che volano sul nord Italia si stabiliscono molto spesso nei terreni agricoli e umidi della Pianura Padana, quelli che transitano più a sud hanno abitudini diverse: “In alcuni casi possono fermarsi per uno o due giorni durante la migrazione. Lo fanno per riposarsi, per affrontare poi il lungo viaggio sopra il Mediterraneo. È un qualcosa che si può osservare praticamente in tutte le zone pianeggianti. Oltre al Mezzano, invece, un’altra zona in cui ormai si fermano stabilmente è la Sardegna, anche se in meno esemplari”, prosegue Gustin.

Secondo l’esperto, oggi in Italia svernano complessivamente tra i cinquemila e i diecimila esemplari di gru. Numeri impensabili fino a pochi decenni fa, anche se il quadro complessivo delle popolazioni resta fragile. Negli ultimi anni, infatti, migliaia di esemplari sono morti a causa di virus legati probabilmente all’influenza aviaria: “Al momento sono fenomeni episodici – osserva Gustin – ma virus di questo tipo possono incidere rapidamente anche su popolazioni in forte crescita”.

Come cambiano gli ecosistemi con l’arrivo delle gru

L’arrivo di migliaia di gru, però, non ha modificato solo il cielo invernale e primaverile della Pianura Padana e delle regioni del sud Italia, ma anche gli equilibri ecologici delle aree in cui le popolazioni si concentrano. Questa specie, infatti, migra in due occasioni l’anno: a novembre, quando si spostano verso le zone calde dopo la fase riproduttiva, e a marzo, quando percorrono lo stesso percorso a ritroso per l’inizio della nuova stagione riproduttiva. Nelle zone di svernamento come la Valle del Mezzano, la presenza di grandi uccelli acquatici come gru e oche ha favorito anche la presenza di rapaci e predatori, attratti da una maggiore disponibilità di cibo.

“Non è da escludere che le gru possano tornare a riprodursi in Italia”, Gustin.

Se prima era raro osservare specie come l’aquila anatraia o l’aquila imperiale in queste aree – spiega Gustin – oggi è molto più facile, proprio perché sono richiamate dalla presenza di migliaia di gru”, afferma l’ornitologo. Un fenomeno che racconta il valore ecologico di territori pur intensamente coltivati, ma che ancora oggi conservano superfici molto ampie e tranquille. E la Valle del Mezzano ne è uno degli esempi più evidenti, dove una specie schiva come la gru ancora oggi sceglie di fermarsi per mesi: “Non è da escludere che le gru possano, un giorno, tornare addirittura a nidificare in Italia. L’ultima nidificazione è avvenuta nella prima metà del secolo scorso, ma la situazione era ben diversa sia per densità abitative che per sfruttamento agricolo del suolo. Ma la gru è una specie che se trova il luogo giusto si insedia velocemente”, conclude.