Il Trenino Rosso del Bernina: un viaggio "diverso" attraverso le Alpi

Dalla Valtellina all’Engadina, il viaggio del Bernina Express attraversa ghiacciai, vallate alpine e piccoli paesi di montagna lungo una delle ferrovie più spettacolari al mondo, patrimonio UNESCO e simbolo di un modo lento e accessibile di vivere la montagna

Un viaggio lento dentro la montagna

C’è un momento preciso, appena il treno lascia Tirano e inizia lentamente a guadagnare quota, in cui si ha la sensazione di entrare in un’altra dimensione della montagna. Le case valtellinesi scorrono lente dietro ai finestrini, i vigneti terrazzati restano più in basso, le strade iniziano a piegarsi lungo i versanti e il rumore regolare delle ruote sui binari accompagna il viaggio con un ritmo quasi ipnotico. Poi arrivano i primi ponti, le curve strette, i boschi che si chiudono attorno alla ferrovia e le montagne che sembrano improvvisamente più vicine.

Il Trenino Rosso del Bernina non dà mai l’impressione di “correre” attraverso le Alpi. Al contrario, sembra scalarle lentamente, metro dopo metro, lasciando il tempo di osservare il paesaggio cambiare continuamente. È forse proprio questo il motivo per cui, ancora oggi, viene considerato uno dei viaggi ferroviari più belli al mondo.

Conosciuto semplicemente come “Trenino Rosso”, il Bernina Express collega Tirano, in Valtellina, a St. Moritz, nel cuore dell’Engadina svizzera, attraversando vallate alpine, ghiacciai, laghi d’alta quota e alcuni dei paesaggi più spettacolari dell’arco alpino. Sessanta chilometri di ferrovia che salgono dai circa 400 metri della Valtellina fino ai 2253 metri dell’Ospizio Bernina, il punto più alto della linea.

E la particolarità è che tutto questo avviene senza cremagliera. Il treno affronta infatti pendenze impressionanti sfruttando soltanto l’aderenza naturale tra ruote e rotaie, un capolavoro di ingegneria ferroviaria che ha reso questa linea unica al mondo e che nel 2008 le ha fatto ottenere il riconoscimento di Patrimonio Mondiale UNESCO.

Ma il Trenino Rosso del Bernina non è soltanto un’attrazione turistica: è soprattutto un modo diverso di vivere la montagna. Un modo lento, accessibile e quasi contemplativo, dove il viaggio conta quanto la destinazione.

La ferrovia che ha unito le vallate alpine

La storia del Trenino Rosso del Bernina nasce alla fine dell’Ottocento, in un’epoca in cui attraversare le Alpi durante l’inverno significava spesso isolamento, difficoltà e lunghi giorni di viaggio. Le vallate tra Valtellina, Valposchiavo ed Engadina vivevano infatti per mesi separate dalla neve e dalle condizioni climatiche. Tutto rallentava, e i collegamenti diventavano complicati, lasciando molte comunità alpine isolate.

Fu allora che nacque l’idea di costruire una ferrovia capace di collegare queste terre alte: un progetto ambizioso, quasi visionario per l’epoca. Eppure, osservandolo da vicino, colpisce soprattutto l’equilibrio con cui questa infrastruttura si inserisce nel paesaggio alpino, uno degli aspetti più interessanti della linea del Bernina.

Già nel 1913, la ferrovia del Bernina riuscì a garantire il servizio invernale grazie a enormi spazzaneve rotativi che liberavano i binari dopo le nevicate. Una scelta fondamentale per mantenere vivi i collegamenti tra le vallate alpine.

Non bisogna dimenticare, infatti, che il Trenino Rosso nacque prima di tutto come infrastruttura per chi viveva queste montagne e solo successivamente diventò una delle esperienze turistiche più famose d’Europa. L’UNESCO, infatti, non ha premiato soltanto la spettacolarità del percorso, ma soprattutto il modo in cui la ferrovia riesce ancora oggi a dialogare con l’ambiente montano senza dominarlo. Ponti in pietra, curve strette, muri di contenimento e gallerie sembrano quasi seguire la forma naturale dei versanti.

Un caso unico? Non proprio

Un principio che ricorda altre grandi ferrovie alpine europee. La più famosa è probabilmente la ferrovia dell’Eiger (Eiger Express), in Svizzera, diventata simbolo dell’alpinismo e del turismo d’alta quota grazie alle sue linee che risalgono il cuore dell’Oberland Bernese e delle sue vette, fino alle stazioni scavate nella montagna. Ma anche in Italia esistono esempi simili, magari meno celebri ma altrettanto significativi, come la Genova-Casella, che continua ancora oggi ad attraversare lentamente l’entroterra ligure collegando paesi e vallate che per decenni hanno vissuto grazie alla presenza del treno.

Ferrovie diverse tra loro, ma unite dalla stessa idea: usare il viaggio ferroviario non soltanto come trasporto, ma come esperienza del territorio. E il Trenino Rosso del Bernina, forse più di tutte, riesce ancora a dare la sensazione concreta di attraversare la montagna seguendone davvero il ritmo.

Dai vigneti della Valtellina ai ghiacciai del Bernina

Il viaggio parte da Tirano, crocevia storico delle Alpi tra Italia e Svizzera. Prima ancora di lasciare la città, il trenino rosso attraversa il traffico cittadino, in poco tempo la linea oltrepassa il confine e inizia lentamente la salita verso i Grigioni.

La Valposchiavo accompagna il viaggio con prati ordinati, boschi di conifere, piccoli paesi di montagna e grandi pascoli aperti. A differenza dei grandi treni ad alta velocità contemporanei, qui il paesaggio non viene attraversato: viene vissuto.

Le finestre panoramiche permettono di seguire ogni cambiamento del territorio. Si vedono i contadini nei prati, le stalle isolate, le baite in legno, i muretti a secco e i laghi alpini che compaiono all’improvviso dietro una curva. Uno dei momenti più suggestivi è l’arrivo ad Alp Grüm, a 2091 metri di quota, dove il treno sembra quasi sospeso sopra l’intera valle sottostante.

Davanti ai finestrini si apre la vista sul ghiacciaio del Palü e sul ghiacciaio Cambrena, sulle cime del gruppo del Bernina e sulle grandi distese rocciose dell’alta quota. Qui il treno è quasi giunto al suo punto più alto. Poco più avanti compare il Lago Bianco, dove le sue acque chiarissime accompagnano il treno fino all’Ospizio Bernina, la “vetta” dell’intera escursione ferroviaria, a 2253 metri di quota.

L’altitudine, soprattutto in primavera, permette di avere ancora un assaggio di quello che in inverno rappresenta un paesaggio artico fatto di neve, ghiaccio e vento che avvolgono i binari, un bianco rotto soltanto dal rosso dei vagoni.

Dopo il Passo del Bernina il treno perde lentamente quota, iniziando la discesa verso l’Engadina. Prima che il paesaggio torni a cambiare nuovamente, si costeggia il maestoso ghiacciaio del Morteratsch, il terzo più lungo delle Alpi orientali. La quota continua a scendere e i ghiacciai lasciano spazio ai laghi alpini, ai boschi e alle grandi vallate aperte che circondano St. Moritz, tappa finale dell’intero percorso ferroviario. Una località diventata simbolo del turismo alpino internazionale ma che, raggiunta dal trenino, conserva ancora un fascino particolare e d’altri tempi.

Un cambio di velocità, ma non solo

Negli ultimi anni si parla molto di overtourism alpino, di traffico nei passi montani, di sostenibilità e della necessità di trovare un rapporto più equilibrato con la montagna. Il Trenino Rosso del Bernina, da questo punto di vista, rappresenta un modello, perché propone un’idea completamente diversa di viaggio. Un itinerario che restituisce alla montagna una dimensione più ampia e più reale, dove l’arrivo si conquista lentamente, osservando e attraversando il paesaggio.

Il viaggio diventa così espressione di un’accessibilità diversa alla montagna, che non significa soltanto costruire infrastrutture, ma anche creare nuovi modi di entrare in relazione con essa. I piccoli villaggi dei Grigioni, i prati falciati della Valposchiavo, i muretti in pietra e i residui di neve nei versanti più alti anche in estate raccontano una montagna ancora abitata e vissuta.

Forse è proprio questo il vero fascino del Trenino Rosso del Bernina: non tanto il lusso delle carrozze panoramiche o la fama internazionale, ma la sensazione di attraversare davvero una valle intera, di percepire gradualmente il cambiamento del paesaggio, passando dai vigneti della Valtellina fino all’ambiente severo dell’alta quota quasi senza accorgersene.

Un viaggio che da sempre nasce per unire i territori e che continua ancora oggi a raccontare una montagna fatta di collegamenti, lentezza ed equilibrio. Forse anche per questo il Trenino Rosso del Bernina continua ad affascinare viaggiatori provenienti da tutto il mondo. Perché in un tempo che corre sempre più veloce, attraversare lentamente le Alpi a bordo di un piccolo treno rosso permette ancora di avere la sensazione, rara, di entrare davvero dentro la montagna.