Sul Kanchenjunga
Verso la vetta della terza montagna più alta della Terra
Joe Brown nel Peak District
Joe Brown a Snowdonia © J. Cleare
Il 15 aprile 2020, a 89 anni, muore l’alpinista inglese Joe Brown. Mitico scalatore! Il 15 aprile è stato un giorno funesto, perché il Coronavirus si è portato via contemporaneamente lo scrittore Luis Sepulveda e il fortissimo Brown, spentosi nella sua casa di Llanberis.
Nato il 26 settembre 1930 ad Ardwick, nella periferia di Manchester, ultimo di sette figli di una modesta famiglia, apprendista muratore, destinato a lavori umili e manuali, Brown aveva mostrato fin dall’adolescenza una particolare predisposizione per l’arrampicata su roccia, scalando con le sole calze di lana brevi e durissime vie nel Peak District. Temute ancora oggi. Era diventato famoso per lo stile, il carattere e perché alcune sue scalate erano state riprese dalla televisione britannica. Brown era un mito in Gran Bretagna.
La fessura Brown
Joe scalò con i grandi – Chris Bonington, Tom Patey, Don Whillans – firmando centinaia di vie nuove. Nel 1954, con Whillans, aprì la famosa fessura Brown sulla parete ovest dell’Aiguille de Blaitière e tornò sul Monte Bianco con Patey per firmare due vie importanti sull’Aiguille du Plan e sull’Aiguille Sans Nom, ma intanto aveva messo nell’obiettivo le grandi cime dell’Himalaya e del Karakorum. Nel 1955 il Kangchenjunga, terza cima ella Terra, non era ancora stato salito e rappresentava un obiettivo di altissimo prestigio internazionale. Le cinque cime del poderoso contrafforte all’estremità orientale della catena himalayana davano senso al nome tibetano: I Cinque Forzieri della Grande Neve.
I Cinque Forzieri della Grande Neve
La montagna si alzava al mitico confine tra il Nepal e il Sikkim e la marcia di avvicinamento verso il campo base era lunga e difficile. Brown ci provò e il 25 maggio 1955 arrivò in vetta George Band, coronando la spedizione diretta da Charles Evans partita da Darjeeling il 14 marzo con 310 portatori e 30 sherpa d’alta quota. Joe toccò per primo la cima di 8586 metri, anche se continuava a preferire la roccia, specialmente il granito, e nel 1956 scalò la Muztagh Tower, 7276 metri.
Dall'Himalaya al Sudamerica e ritorno
Nel 1973 con Mo Antoine, Hamish MacInnes e Don Whillans aprì la prima via sul Monte Roraima in Guyana e nel 1976 tornò nel Karakorum pakistano con Martin Boysen, Julian Mo Anthoine e Malcom Howells per completare la prima salita dell’impressionante Nameless Tower nel gruppo di Trango, superando tratti in libera con difficoltà mai superati prima in alta quota. E così entrò nella storia. Come molti brillanti alpinisti della sua epoca, è stato anche produttore e venditore di materiale tecnico e scrittore.