Schiera: "Ho schiodato due vie in Val di Mello e vi spiego perché"

L'alpinista lombardo motiva la propria azione su 'Il gioco dello scivolo' e 'Uomini e topi'. "Se si mette in sicurezza una via storica, si autorizza ad aggiungere qualcosa anche su un’altra, fino a cancellare le caratteristiche che rendono speciale questa valle".

 

Il tema delle chiodature e delle richiodature è molto dibattuto e ne abbiamo scritto su Lo Scarpone anche recentemente. Come c'è chi - con il beneplacito o meno dei tracciatori- rivede le protezioni sulle vie, c'è chi va a rimuoverle. Raramente queste azioni arrivano al dibattito pubblico – come per esempio è avvenuto in Spagna riguardo a una chiodatura di Chris Sharma- mentre più spesso si inseriscono in un retroterra di accuse reciproche sulla liceità delle iniziative.

Alla luce del sole

Per questo motivo abbiamo deciso di pubblicare il contributo di Luca Schiera, che ha avuto il merito – a nostro giudizio- di dichiarare pubblicamente la paternità di una schiodatura, motivandola. Lo Scarpone non prende posizione sull'azione in sé: non per timore di sposare una linea, ma perché riteniamo che il ruolo del giornale non sia quello di esprimersi necessariamente. Nel caso specifico, si tratta di un tema prettamente alpinistico, in cui sensibilità storica, conoscenza dettagliata della singola situazione e una provata esperienza sono fondamentali per fornire un parere significativo. A questo, aggiungiamo che l'opinione della testata non va confusa con quella del Club Alpino Italiano, che attraverso i suoi organi e singoli rappresentanti ha tutto il diritto di assumere o non assumere una posizione.


Noi faremo, in questa occasione e in futuro, quello che riteniamo più giusto: ospitare ogni opinione espressa con educazione e rispetto, che vada ad arricchire il dibattito, consentendo così a ognuno di farsi una propria idea o di arricchirla con nuovi elementi. A seguire lo scritto di Schiera, riportato nella sua interezza.

Una richiodatura controversa

di Luca Schiera


Consapevole di quanto ad alcuni possa suonare controverso quello che sto per scrivere, sono arrivato alla conclusione che sia meglio fornire le mie ragioni sulla schiodatura che ho fatto alcuni giorni fa di una via in Val di Mello insieme a una amica.


Dopo diversi anni dalla comparsa prima di alcuni fix, poi di resinati e poi ancora di altri fix - più o meno tutti di sosta- ho schiodato le storiche vie Il gioco dello scivolo sullo Sperone dell’onda (140m IV, aperta da Ivan Guerini e Monica Mazzucchi in mezz’ora nel 1977) e Uomini e topi (300m IV, aperta senza corda da Popi Miotti sempre nel 1977) .


La val di Mello è rimasta una dei pochi luoghi nelle Alpi in cui c’è una discussione sulle chiodature e sulla sicurezza. Questo perché è uno dei posti in cui è nata l’arrampicata libera in Italia (sottolineo libera, non sportiva) e c’è sempre stata una forte comunità di scalatori che vivono o frequentano regolarmente questa valle ereditata dai primi sassisti, quindi il rispetto per la roccia e di chi è venuto prima è sempre stato al centro del dibattito.

 

Questo non vuol dire che non si possano aprire le vie come si vuole, infatti scalatori da tutto il mondo hanno attrezzato vie lunghe e monotiri in tutti gli stili, va ricordato inoltre che la stragrande maggioranza delle vie sono attrezzate a fix, tanto che se ne contano a migliaia e il numero è sempre in aumento.

L’unica eccezione è per gli itinerari storici che, seppur addomesticati, mantengono la chiodatura originale.

 

Il perché abbia sempre funzionato è molto semplice. Ogni volta che è comparso uno spit sulle vie classiche c'è sempre stata una mano oscura che l’ha rimosso subito dopo.

Vari scalatori più o meno locali sono stati gli artefici di questi gesti, ed esclusivamente per questo si è interrotto un circolo vizioso in cui se si “mette in sicurezza” una via, allora è giusto aggiungere qualcosa anche su un’altra fino a cancellare le caratteristiche che rendono speciale questa valle. Solo per citarne alcuni, penso al traverso di Polimagò, agli 80 metri senza soste di Patabang, alla placca sprotetta di Stomaco peloso, alla fessura fuori misura di Oceano irrazionale e poi alla facile ma sprotetta Uomini e topi. Tutte vie che hanno fatto sognare (o erano incubi?) per generazioni di scalatori proprio per queste loro caratteristiche uniche.

Le Placche dell’Oasi erano l’unica struttura dell'intera Val Masino che non solo non era attrezzata, ma in più quasi ogni via era stata aperta senza nemmeno l'uso della corda. Addirittura Boscacci era stato criticato perché quando aveva aperto Cristalli di polvere nel ‘79, la prima via di VIII in Masino, la aveva provata prima con la corda dall’alto…


Ho parlato con alcuni dei sassisti e primi salitori ed erano d'accordo sulla rimozione. Non voglio cercare delle giustificazioni perché basta rileggere le due righe sopra per averle.

Le soste erano in buona parte utili solo per pura comodità e infatti è cambiato poco a livello di sicurezza, le vie risultano comunque sprotette, anche se è davvero difficile cadere vista la poca pendenza. Si può sostare tranquillamente su pianta o su qualche friend medio, nel diedro iniziale di Uomini e topi o se si sale la variante Baader conviene fare un tiro lungo fino all’oasi (tirati con corde da 60m) oppure fermarsi qualche metro prima sulla sinistra.


Perché ho deciso di espormi, pur sapendo che mettendoci la faccia questo gesto avrebbe perso di efficacia? Perché è l'unico modo per spiegare chiaramente le motivazioni, poi credo che il dialogo sia un buon modo per farci riflettere e magari di trovare dei punti in comune.


Questo discorso a mio avviso si inserisce in un contesto più ampio per questa valle. Vogliamo continuare in questa direzione, pur sapendo che a quaranta anni dalla comparsa dei primi spit la gran parte delle pareti hanno già quasi esaurito le possibilità? Cosa lasceremo alle prossime generazioni?


Se il consumo di suolo riguarda tutti i cittadini, il tema del consumo di terreno verticale prima o poi dovrebbe essere affrontato dagli scalatori, andando oltre al solito spit sì/spit no, ma mi rendo conto che per farlo serve un minimo di cultura e visione, che purtroppo non tutti possono avere e non è nemmeno una loro colpa. In ogni caso spero che parlarne faccia accendere qualche lampadina.