L’ondata di calore non risparmia il 'Colporteur du Mont-Blanc'

La celebre conformazione rocciosa, situata sull’Aiguille de Bionnassay, si mostra solitamente ogni agosto, ma negli ultimi anni il cambiamento climatico e il caldo estremo ne stanno anticipando l’affioramento. Quest'anno è già visibile

 

A Sallanches, in Alta-Savoia, ai piedi del Monte Bianco, c’è una ricorrenza che scandisce l’estate. O, per meglio dire, che la scandiva fino a qualche anno fa. Era l’affioramento del Colporteur du Mont-Blanc, il “Portatore del Monte-Bianco”, una sagoma di roccia che, con lo scioglimento della neve, affiorava attorno a metà agosto assumendo, di anno in anno, la forma di un alpinista. Per alcuni un segno premonitore o un simbolo che scandiva l'estate, per altri - tra i quali gli alpinisti - una vera e propria leggenda che, per quanto tramandato, sembra proteggere coloro che tentano l’ascesa all’Aiguille de Bionnassay durante l’estate. 

Questa ricorrenza, da alcuni anni, non avviene più nello stesso periodo in cui, da generazioni, gli abitanti di Sallanches erano abituati ad osservarla. Un segno tangibile, ancora una volta, dell’impatto del cambiamento climatico e della tremenda ondata di calore che in questi giorni sta attanagliando la Francia e gran parte dell’Italia. È Oltralpe, in particolar modo, che la morsa del caldo non sta dando tregua, con temperature che in questi giorni faticano a scendere sotto lo zero fin quasi alla vetta del Monte Bianco. Un fatto che ha portato il “Colporteur” a svelarsi per la prima volta, da quando ne hanno memoria gli abitanti di Sallanches, già il 23 giugno.

Chi è il “Colporteur”

Nonostante la figura del “portatore” sia ampiamente conosciuta tra la popolazione dell’Alta-Savoia, l’origine della leggenda e il suo significato preciso sono abbastanza incerti. Di oggettivo, infatti, c’è solo l’incredibile somiglianza tra il profilo dell’ammasso di rocce e le decine di alpinisti che, ogni giorno, frequentano i versanti innevati sui quali la figura si palesa, come un simbolo che ricorda quanto l’uomo sia ormai fuso con quei territori che, da secoli, frequenta e allo stesso tempo sfida, giorno dopo giorno.

Secondo la versione più accreditata e conosciuta, il “portatore” sarebbe il fantasma di Edward Whymper, famoso alpinista inglese che, per primo, scalò il Cervino nel 1865. Morì a Chamonix nel 1911, già malato, durante un “ultimo pellegrinaggio” tra le vette che portava nel cuore, e il folklore popolare vuole che sia proprio il suo spirito a proteggere tutti coloro che si avventurano sulle vette dell’Aiguille de Bionnassay, nonostante non sia mai stato dimostrato un suo forte legame con quella specifica vetta. Sono in molti, però, a motivare questa attribuzione con la somiglianza con alcune fotografie scattate all’alpinista. Non è difficile, infatti, riconoscere nella conformazione rocciosa le due gambe, sormontate dal busto e dalla testa, così come alcune attrezzature decisamente tipiche per la zona in cui la figura si palesa di anno in anno, cioè zaino e piccozza.

Per altri, invece, non si tratterebbe del fantasma di Edward Whymper, bensì di un omaggio che la montagna rende ciclicamente ai portatori, i mercanti ambulanti che, accompagnati da un bastone o una piccozza, raggiungevano i villaggi di montagna più popolosi con la merce in spalla. Altri ancora, infine, vedono nella figura nomi di punta dell'alpinismo come Jacques Balmat o Gaston Rébuffat. Una serie di associazioni, decisamente variegate, che dimostra quando queste rocce che si stagliano sul bianco della neve siano entrate a far parte, di secolo in secolo, nella vulgata delle popolazioni delle valli sottostanti. 

Un trend di svelamento preoccupante

È la stagionalità di questo affioramento, però, la vera anomalia di quest’anno. Gli abitanti e i frequentatori dell’area erano infatti abituati a vedere comparire la figura a metà agosto, e non certo a fine giugno. Già nel 2025, però, il “portatore” si era mostrato fin dai primi giorni di luglio, dunque 45 giorni circa in anticipo rispetto alla “normalità”. Un fatto che aveva sorpreso gli osservatori, e che si è poi aggravato ulteriormente quest’anno con un anticipo esteso a quasi due mesi. 

Molti hanno letto questo segnale non solo come un indicatore delle condizioni attuali del ghiaccio ad alta quota, ma anche come un trend ormai affermato di fusione precoce delle nevi che, oltretutto, sembra peggiorare rapidamente. Già nel 2025, un utente francese aveva scritto su un forum di fotografia che “la situazione delle nevi era catastrofica”. E, per quanto affascinante, il “portatore” somiglia sempre meno a una leggenda e sempre più a un sintomo, l'ennesimo, di un disastro ambientale che non risparmia tutto l'arco alpino.