© IG Ryan Anderruthy
© IG Ryan Anderruthy
© IG Ryan Anderruthy
© IG Ryan Anderruthy
© IG Ryan Anderruthy
© IG Ryan AnderruthyDalla Part des Anges, ripetuta in primavera, quel diedro si vedeva bene. Una linea verticale, pulita, incastrata nella parete gialla dell'Aiguille d' Argentière. Talmente evidente da sembrare già tracciata sulla roccia. A Ryan Anderruthy è bastato uno sguardo per capire che prima o poi qualcuno avrebbe provato a salirla.
L'occasione arriva qualche mese dopo. Ryan torna il venerdì precedente per dare un'ultima occhiata alla parete e portare il materiale alla base. Il giorno seguente arrivano Hugo Peruzzo e Pierre Girot, dopo un tratto in bici elettrica e la lunga risalita del ghiacciaio.
Man mano che i tre si avvicinano, la linea appare ancora più evidente. Il diedro sembra indicare da solo la direzione da seguire.
Un diedro di granito perfetto
"È Pierre a entrare per primo nella lunghezza che si rivelerà essere il crux della via: 45 metri all'interno di un diedro continuo, su un granito arancione di qualità eccezionale" scrive Ryan su Instagram. La roccia non richiede alcun lavoro dietro le quinte. Niente da pulire, niente da scalpellare: tutto è già lì, pronto per essere scalato. La difficoltà sta però nel proteggere alcuni dei passaggi più impegnativi. Girot riesce a risolvere il problema con un breve passaggio in artificiale.
Alle sue spalle seguono altre tre lunghezze, di placca e verticali, sempre su roccia a cinque stelle. "Una volta arrivati in cima, il verdetto è chiaro: la linea merita di essere completata. Serviranno alcuni spit per attrezzare la lunghezza chiave e le soste. Ma sembra che per quest'anno non ci sarà il tempo di tornare" continua Anderruthy sui social.
Colpo di scena
La settimana successiva, però, cambiano le carte in tavola. Ryan è impegnato in uno stage con il gruppo di alpinismo della Federazione Francese, ma il meteo è incerto e il programma viene ridimensionato. La destinazione torna a essere Argentière. Charles Noirot si dice disposto a dare una mano con l'attrezzamento e, magari, a provare anche la libera della nuova via. "Alla fine, chiodiamo tutto il necessario ma la chiave per stringere gli spit decide di scendere dalla parete prima di noi, quindi attrezziamo tutto e stringeremo i bulloni il giorno successivo, facendo anche dei tentativi di salita in libera".
Il giorno dopo si unisce alla squadra anche Éric Bazot. "Per quanto mi riguarda, la libera sfugge per poco, Charles, invece, trova la sequenza giusta e libera la via!" scrive Anderruthy.
“Certo, sono solo cinque tiri, ma quanto è bella! ” Ryan Anderruthy
Cinque tiri che valgono la pena
Le chant des sirènes conta cinque lunghezze. Non molte per essere nel massiccio del Bianco, ma sufficienti per costituire una via degna di ripetizione, soprattutto per la qualità della roccia della lunghezza chiave e di tutta la salita (250 metri, 8a max, 7a obbligatorio). "Non sarò molto obiettivo, ma è una delle più belle lunghezze di granito che abbia mai fatto. Certo, sono solo cinque tiri, ma quanto è bella! Poi, se avete ancora fame, potete proseguire per altre vie fino in cima all'Argentiere", conclude Ryan.