L'acqua che c'è: il monitoraggio evidenzia lo stress idrico in Italia

Il progetto 'Acqua sorgente' fotografa l'emergenza sull'ultimo numero de 'La rivista del CAI': la montagna intercetta il 40% delle precipitazioni, ma il Nord teme le precipitazioni intense, il Sud lamenta la mancanza di risorse idriche

 

Domani, domenica 27 settembre, sarà la giornata mondiale dei fiumi, world's river day, che dopo una estate calda e povera di precipitazioni come quella appena trascorsa assume un significato ancora più pregnante.

 

Un interessante approfondimento sul tema lo offre Matteo Nigro, con l'articolo Acqua sorgente, legato a un progetto lanciato nel 2024 per studiare e tutelare il patrimonio idrico dei territori montani e pedemontani attraverso il censimento capillare e il monitoraggio delle sorgenti.

 

Lo scritto è stato pubblicato su l'ultimo numero de La rivista del CAI, il periodico a cura del Club Alpino Italiano che ogni due mesi arriva in abbonamento gratuito ai soci. Ne riproponiamo qui un estratto.

L'acqua che c'è

di Matteo Nigro

 

L’acqua è uno dei pilastri di tutta la biosfera terrestre. Sulla disponibilità di risorse idriche si basa il funzionamento e il sostentamento degli ecosistemi e delle comunità, tra loro non separabili.

 

Di tutta l’acqua presente a livello globale, solo il 3% non è contenuto negli oceani che sono chiaramente non disponibili come risorse idriche a meno di opere di desalinizzazione. Di questo 3%, tuttavia, la maggior parte è contenuta nelle calotte glaciali e nei ghiacciai, nuovamente non accessibili come risorsa utilizzabile. 

 

Le acque superficiali (laghi e fiumi) costituiscono solo l’1% di tutta l’acqua presente sulle terre emerse, e sono disponibili come risorsa ma maggiormente a rischio di contaminazione e di sovra-sfruttamento. Le acque sotterranee utilizzabili (non salinizzate) costituiscono circa il 14% di tutta l’acqua presente sulle terre emerse e costituiscono la maggior risorsa idrica disponibile. Infatti a livello europeo il 65% dell’acqua potabile è derivata dalle acque sotterranee .


A causa soprattutto della crescita demografica e della conseguente produzione alimentare, il consumo idrico globale è quasi quadruplicato negli ultimi 100 anni, e la domanda di acqua si sta avvicinando alla quantità totale di acqua dolce rinnovabile oggi disponibile. I territori montani giocano un ruolo fondamentale nell’approvvigionamento di risorse idriche, sia localmente sia per le aree di pianura a essi connesse. L’orografia stessa di questi territori agisce come un catalizzatore per le precipitazioni. Infatti, pur coprendo solo il 24% circa delle terre emerse, le aree montane intercettano quasi il 40% delle precipitazioni globali sulla terraferma.

 

Viene stimato che 2.5 miliardi di persone siano dipendenti a livello globale dall’acqua derivante dalle aree montane.

Le sorgenti

Le risorse idriche sotterranee (o falde acquifere) sono composte da volumi di acqua –pioggia, neve o ghiaccio – che, trovate delle cavità nelle rocce o nei sedimenti che compongono il “suolo”, vi si infiltrano e scompaiono sotto i nostri piedi. Il sottosuolo, fatto di rocce e sedimenti, è pervaso (seppur in quantità variabili) da cavità e porosità di tutte le dimensioni; le più famose sono le grotte carsiche con estensioni chilometriche. Queste cavità, se sussistono in superficie precipitazioni sufficienti, verranno a riempirsi di acqua, dando vita alle acque sotterranee. 

 

Le sorgenti naturali sono le principali manifestazioni delle risorse idriche sotterranee e forniscono acqua a comunità ed ecosistemi. Nei territori montani e collinari europei tra il 35% e il 100% dell’acqua potabile è derivata da sorgenti naturali. A livello italiano il consumo d’acqua a scopo civile si basa per l’84,3% su risorse idriche sotterranee e il 36,3% deriva da sorgenti.


L’importanza delle risorse idriche è stata riconosciuta e sancita in più punti a livello comunitario in Europa dalla direttiva quadro sulle acque (2000/60/EC) e dalla direttiva quadro sulle acque sotterranee (2006/118/EC) e a livello internazionale dagli obbiettivi dell’agenda 2023.

 

L’obbiettivo SDG6, in particolare, ci chiede di lavorare per garantire come società l’accesso sicuro e universale alla risorsa idrica, di puntare verso il miglioramento della qualità dei corpi idrici e di un loro uso più efficiente. Purtroppo, anche a causa delle ultime annate siccitose e di caldo estremo e prolungato, non sono stati fatti progressi significativi. In Europa, e particolarmente negli stati meridionali, il livello di stress idrico è aumentato.

Il progetto

Il Club Alpino Italiano ha avviato ufficialmente nel 2024 il progetto di scienza partecipata Acqua sorgente, con i seguenti obiettivi: costituire un database di monitoraggi delle sorgenti sul territorio italiano e aumentare la consapevolezza e la percezione delle risorse idriche.

 

In quanto progetto di scienza partecipata, Acqua sorgente si basa sul contributo di tutte le persone e gli enti che contribuiscono al progetto, raccogliendo dati, fornendo capacità analitiche e competenze, organizzando eventi di divulgazione.

Il bilancio

Gli inserimenti presenti sul database del progetto a oggi ammontano a più di 3300 osservazioni di sorgenti. Per molte di queste sorgenti adesso abbiamo uno storico di osservazioni che ci mostrano il mutare di queste sorgenti in relazione ai cambiamenti stagionali e annuali.


I dati che possono essere raccolti per ciascuna sorgente comprendono coordinate, presenza o assenza di deflusso d’acqua, portata, temperatura e conducibilità elettrica (questi ultimi per chi è dotato/a dello strumento portatile). I dati sono poi corredati dalle fotografie che compongono un panorama digitale delle sorgenti e delle fonti (qui inteso come strutture di distribuzione dell’acqua) a esse associate in tutta Italia.


Dal questionario sono emersi elementi molto interessanti riguardo alla nostra relazione con le sorgenti montane. Le sorgenti rappresentano per molti un elemento fondamentale nella fruizione del territorio e addirittura nei modi in cui frequentiamo il territorio. Se consideriamo che il turismo legato alla frequentazione dei territori montani, e in generale il turismo outdoor, rappresenta a livello europeo un mercato multimilionario, riconoscere come le sorgenti montane garantiscano e influenzino la fruibilità dei territori le identifica come un pilastro non solo ecologico e culturale, ma anche economico. Si potrebbe quindi considerare la possibilità di destinare maggiori risorse alla manutenzione di queste “infrastrutture” e alla loro tutela.


Il questionario ci ha anche dimostrato come i territori influenzino la percezione della disponibilità idrica e del rischio idrogeologico. Le regioni, particolarmente al sud, che hanno subito maggiori periodi di siccità riportano anche una maggior preoccupazione per la mancanza di risorse idriche. Mentre le regioni del nord manifestano una maggior preoccupazione verso le precipitazioni intense. Tuttavia si riscontra una generale preoccupazione per gli impatti del cambiamento climatico, combinato all’inquinamento legato alle attività antropiche, e alla capacità di gestione delle reti di approvvigionamento idrico.

Non solo analisi scientifiche

In linea il secondo obiettivo, promulgare e disseminare le tematiche su territori montani, sorgenti e risorse idriche, le partecipanti e i partecipanti al progetto si sono impegnati a organizzare e aderire a eventi di divulgazione e promozione di tali tematiche.

 

Per esempio, durante il 2024 e il 2025 sono stati svolti molteplici seminari online con ospiti dal mondo della ricerca impegnati in tematiche legate alle risorse idriche. I temi affrontati vanno dall’idrogeologia di varie aree del paese, a nuove tecniche per lo studio dei dati, alla scienza partecipata in campo idrologico, allo studio delle sorgenti nel contesto dei cambiamenti climatici e molti altri. Tutte le registrazioni dei seminari sono disponibili sul sito del progetto nella sezione eventi.