La Citizen Science in aiuto del gatto selvatico

Un progetto sinergico tra Museo di Storia Naturale della Maremma, ISPRA e Ministero dell’Ambiente chiama a raccolta gli escursionisti per monitorare il "fantasma dei boschi".

Il 17 febbraio si celebra la Giornata Nazionale del Gatto, un’occasione nata nel 1990 per celebrare l’animale domestico che, oltre a rappresentare per molti un compagno di vita, è un immancabile abitante dei borghi italiani. 

Se il gatto domestico è una presenza comune tra le mura domestiche ed entro i confini urbani, nel folto dei boschi è possibile imbattersi in un suo parente, decisamente più schivo e misterioso: il gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris). Un vero fantasma delle montagne, che pur condividendo un’ancestrale parentela con il micio di casa, rappresenta un’entità biologica distinta e preziosa, oggi rigorosamente protetta dalle normative europee. 

Proprio per tutelare questa sottospecie minacciata e mapparne la presenza sul territorio, il Museo di Storia Naturale della Maremma, in collaborazione con ISPRA e il Ministero per la Transizione Ecologica, sta promuovendo un innovativo progetto di citizen science, volto a trasformare ogni escursionista in una sentinella attiva per la conservazione del gatto selvatico in Italia.

 

Un piccolo predatore da proteggere

Il gatto selvatico non rappresenta un gatto domestico tornato alla natura, ma una sottospecie distinta, protetta da convenzioni internazionali (CITES, Berna) e dalla Direttiva Habitat. Nel nostro Paese, avvistare un Felis silvestris silvestris, cacciatore efficiente e prevalentemente notturno che predilige gli habitat forestali, è un evento raro.

La distribuzione appare frammentata: la sua presenza è attestata nel Centro-Sud, dall'Aspromonte fino agli Appennini centrali, nelle Alpi orientali tra Friuli e Trentino e in Sicilia. In Sardegna è da evidenziare la presenza di una sottospecie differente, di origine africana, Felis silvestris lybica, introdotta sull'isola nell'antichità.

Proprio in questi giorni, con l’avvicinarsi della fine dell'inverno, inizia la stagione riproduttiva, periodo in cui i maschi si muovono su areali più vasti, rendendo (raramente) più probabile qualche avvistamento. Recentemente, segnalazioni sono giunte dall’Appennino pistoiese e dall’Alto Mugello, a conferma di una ricolonizzazione naturale in atto dell’areale storico del felino.

Nonostante l'espansione rappresenti un fattore positivo, la sottospecie affronta sfide critiche: la frammentazione degli habitat e, soprattutto, l’introgressione genica (comunemente chiamata ibridazione). L'incrocio con il gatto domestico, con cui è interfecondo, rischia infatti di "diluire" il patrimonio genetico del selvatico.

Per promuovere una adeguata salvaguardia del gatto selvatico è dunque necessario non solo raccogliere dati aggiornati sulla sua distribuzione ma anche sullo stato di salute e grado di ibridazione. Dati necessari allo sviluppo di piani di conservazione adeguati ed efficaci.

 

Come diventare sentinelle del gatto selvatico

Allo scopo di facilitare la raccolta di dati di presenza del felino in maniera capillare sul territorio nazionale, il Museo di Storia Naturale della Maremma, in collaborazione con ISPRA e il Ministero dell’Ambiente, ha lanciato un progetto di citizen science finalizzato alla realizzazione del Felis DB, una banca dati nazionale integrata dedicata al gatto selvatico. 

L’obiettivo è unire i dati storici - come il pionieristico database realizzato sulla base di oltre 40 anni di ricerca dal prof. Bernardino Ragni, massimo esperto della sottospecie in Italia scomparso pochi anni fa - alle segnalazioni attuali di ricercatori e cittadini.

Chiunque può dunque rendersi parte attiva del progetto, fornendo fotografie o link a filmati, anche da fototrappole, che mostrino lo schivo felino dei boschi. Ogni segnalazione è sottoposta all’analisi di esperti prima di essere inserita nella mappa di distribuzione del gatto selvatico, aggiornata in tempo reale sul portale dedicato gattoselvatico.it.

All’interno del sito il lettore viene accompagnato in un percorso di conoscenza. Accanto alla mappa di distribuzione sono disponibili informazioni sulla biologia della sottospecie e, soprattutto, una guida fondamentale al riconoscimento.

Distinguere un gatto selvatico da uno domestico non è banale. Si tratta di un felino dalla corporatura robusta, caratterizzato da una pelliccia folta color sabbia-grigio e da una coda clavata, dotata di una punta nera arrotondata e striata. La grandezza media degli esemplari adulti si aggira sui 50-60 cm di lunghezza testa-tronco, per un peso di circa 3-4 kg (i maschi sono generalmente più grandi delle femmine). 

Per un riconoscimento efficace, gli esperti suggeriscono di seguire il "metodo disegno-colore", analizzando le strie presenti sul pelo. Il portale fornisce immagini e testi descrittivi della distribuzione peculiare delle strie presenti sulla zona cervico-occipitale, sulle scapole e sul dorso e sulla coda.

I propri contributi possono essere caricati, mediante compilazione di apposito modulo, nella sezione “Immissione Dati” del portale. Dopo la validazione da parte di una commissione scientifica, ogni dato contribuirà a supportare la sopravvivenza della gatto selvatico.