Nuova via sul Nevado Santa Cruz Norte, in Perù

Cati Lladó e Tomeu Rubí hanno aperto un nuovo itinerario di 700 metri: 'Exiliats de casa nostra', salita in 20 ore e valutata ED, AI4, M7. È la prima via a raggiungere la vetta dal versante meridionale

Una lunga giornata in alta quota per la cordata maiorchina composta da Cati Lladó e Tomeu Rubí, che ha raggiunto la vetta del Nevado Santa Cruz Norte, 5.829 metri, nella Cordillera Blanca peruviana, aprendo una nuova linea sulla parete sud. La via, battezzata Exiliats de casa nostra, misura circa 700 metri ed è stata valutata ED, AI4, M7.

La salita è stata completata l'8 agosto in circa 20 ore di attività senza sosta. Secondo i due alpinisti, si tratta della seconda ascensione assoluta della montagna e della prima via a raggiungere la vetta dalla parete sud. Un precedente tentativo sulla parete risale infatti al 1997, quando Brett Wolff e Kris Erickson aprirono Caveat Emptor (ED, misto 90°, ghiaccio fino a 95°, 750 metri). La loro linea, secondo la descrizione dell'itinerario, corre più a sinistra rispetto a quella della cordata maiorchina, ma non raggiunse la vetta.

Una parete già osservata

L'idea di affrontare il Santa Cruz Norte era nata già nel 2025, quando Lladó e Rubí avevano raggiunto la vetta del vicino Santa Cruz Chico, 5.800 metri, salendone la parete Ovest. "Allora avevamo già visto la possibilità di aprire una via sulla parete Sud del vicino Santa Cruz Norte", raccontano a Desnivel.

Quest'anno tornano dunque nella zona dopo aver completato alcune salite di acclimatamento, tra cui l'Ichic Ulta, 5.350 metri, e il Chopicalqui, 6.354 metri. Come l'anno precedente, l'avvicinamento inizia dal villaggio di Hualcayan. La cordata allestisce il campo base poco prima della Laguna Yuraccocha, a circa 4.600 metri.

Il giorno successivo gli alpinisti raggiungono la laguna per studiare da vicino l'avvicinamento alla parete. "Abbiamo montato lì il campo alto a 4.600 metri per la facilità di ottenere acqua dalla laguna e per risparmiare strada in vista dell'attacco alla vetta", spiegano.

700 metri tra ghiaccio e misto

L'8 agosto i due partono alle 4 del mattino dalla Laguna Yuraccocha: dopo un'ora e mezza di avvicinamento attraverso un tratto di blocchi di roccia, raggiungono il ghiacciaio. "Abbiamo percorso i primi 300 metri in conserva, su terreno con pendenze comprese tra 45 e 50 gradi. Poi l'inclinazione è aumentata e la qualità della neve ha imposto una progressione più protetta. Le condizioni ci hanno obbligato a seguire un itinerario che forse non era il più logico o il più facile", raccontano. All'ottavo tiro arriva il passaggio chiave della salita: un tratto di misto M7, il crux della via. Seguono altri due tiri di misto più facili, fino a raggiungere la cresta est.

“Le condizioni ci hanno obbligato a seguire un itinerario che forse non era il più logico o il più facile”  Cati Lladó e Tomeu Rubí

A quel punto la vetta sembra un gioco da ragazzi, ma la neve zuccherosa tipica delle Ande la rende tutto il contrario, esposta e difficile da percorrere.

La vetta e la discesa al buio

Lladó e Rubí raggiungono la vetta intorno alle 16, con poco tempo a disposizione prima del buio. Decidono quindi di scendere dalla cresta Ovest: pur non conoscendola direttamente, sanno che era già stata utilizzata nel 1967 da una spedizione giapponese. Durante la discesa trovano infatti alcune tracce del loro passaggio. Iniziano le calate mentre c'è ancora un po' di luce, poi la visibilità si riduce al fascio delle lampade frontali, finché i due posano i piedi sul ghiacciaio. Qui sorge un nuovo interrogativo. 

"Ci sembrava di ricordare che attraverso la cresta fosse possibile accedere alla valle di Yuraccocha, dove avevamo il campo alto, ma questo avrebbe significato correre il rischio di incappare in un terreno complicato nel buio più totale. L'alternativa era scendere verso la Laguna Cullicocha, per trovare almeno dell'acqua, trascorrendo la notte all'aperto. Decidiamo di rischiare, troviamo un passaggio e dopo 20 ore dall'inizio dell'attività, raggiungiamo la Laguna Yuraccocha".

Esiliati da casa nostra

L'arrampicata è spesso un modo per parlare di politica e attualità: il nome scelto dagli alpinisti per questa via, Esiliati da casa nostra, vuole infatti essere una presa di posizione sulla trasformazione di Maiorca e, più in generale, di molte destinazioni turistiche.“Abbiamo deciso di battezzare la via Exiliats de casa nostra come rivendicazione del problema attuale che si vive a Maiorca, e in molti altri luoghi turistici, dove il turismo di massa e la speculazione minacciano di cacciarci dalla nostra terra”.