La locandina dell'evento coordinato
Il fiume Po a Piacenza
Marco Paolini © Gianluca Moretto
"Vediamo i fiumi dall'auto, se li attraversiamo. Se abitiamo vicino alle loro rive, li ignoriamo: sono dighe, canalizzazioni, confini amministrativi, oggetti di gestione tecnica. Eppure ogni goccia d'acqua che beviamo in un modo o nell'altro viene da un fiume. Ogni liquido che depuriamo torna a un fiume. E quando piove troppo, sono i fiumi che decidono se la nostra città rimane asciutta o viene travolta". Marco Paolini parte da questa disconnessione radicale per riportare i fiumi alla coscienza collettiva attraverso Atlante delle Rive, un progetto teatrale che li trasforma da sfondo a soggetto del paesaggio. Non attraverso convegni amministrativi, ma attraverso teatro, arte, incontri e festa. Oggi si celebra la giornata mondiale dei fiumi e il progetto si dirama come un corso d'acqua alla foce con una serie numerosissima di appuntamenti - oltre 60- lungo tutta la penisola.
Un atlante corale, in evoluzione
Atlante delle Rive è un progetto teatrale triennale ideato da Marco Paolini che non presenta una narrazione unica ma consente a comunità, artisti, ricercatori e cittadini di raccontare i loro corsi d'acqua ciascuno con la propria sensibilità. Un cast di cittadinanza, come lo definisce Paolini: teatranti, scienziati, agricoltori, giornalisti, tecnici, persone che custodiscono la memoria dell'acqua.
Il programma
Oggi, una rete di oltre 200 realtà darà vita a più di 60 appuntamenti. Ecco alcuni "assaggi" a disposizione della cittadinanza. Nel Trigno, il fiume che traccia il confine fra Abruzzo e Molise, presso il Ponte di Caprafica tra Tufillo e Montemitro, alle 16.30, l'azione corale flum hjùme rika Trigno y mi río trasforma il ponte in teatro: danza, musica e scienza si intrecciano per rinominare pubblicamente il fiume e restituirgli dignità narrativa. Lo spettacolo parte da uno strappo: il corso d'acqua è scomparso dal linguaggio quotidiano. Per due anni il gruppo Fantacuzzi/Sfragara, con l'Università degli Studi del Molise ha ricercato questa memoria persa: hanno ascoltato la lingua croato-molisana di soli undici abitanti di Montemitro, osservato il ritorno della fauna selvatica (lupi, aironi bianchi), raccolto storie di acqua rubata e abbandono amministrativo.
In Emilia-Romagna, regione dove i fiumi sono ossatura economica e memoria collettiva, quattordici azioni hanno già celebrato e celebreranno il Po, il Savio, la Secchia, l'Idice, il Rubicone e altri affluenti. A Boretto (RE), ieri l'Università popolare il pane e le rose ha portato in scena Io sono il Po, uno spettacolo costruito in mesi di incontri con cittadini, storici, agricoltori, una cena conviviale dove il grande fiume diventa testimone della memoria storica delle pianure padane. A Castiglione di Ravenna, oggi, il Teatro delle albe presenterà I fiumi invisibili, una performance dove le voci raccolte in mesi di laboratori teatrali diventano drammaturgia corale. Cento voci cittadine, nessuna inventata, tutte pronunciate in scena perché il fiume continui a portare con sé le storie di chi lo ha
attraversato.
In Veneto, quindici azioni descrivono il Bacchiglione, la Brenta, l'Adige, il Piovego. Il Bacchiglione diventa protagonista attraverso due spettacoli teatrali: a Dueville (VI) la Piccionaia presenterà B come Bacchiglione, a Selvazzano Dentro (PD) il progetto L'intelligenza dei fiumi di Tiziana Michelotto inviterà il pubblico a entrare dentro il fiume attraverso una narrazione corale dove esperti, cittadini, artisti e bambini si raccolgono attorno alle rive. La Brenta, da sempre luogo di villeggiatura aristocratica, diventa ancora una volta spazio di festa pubblica: a Mira (VE) il festival La Riscossa trasformerà l'intera via Riscossa, dall'alba al tramonto, in teatro: letture poetiche, musica dal vivo, spettacoli teatrali, laboratori creativi.
A Roma, il Tevere urbano racconta questa sera il conflitto millenario tra la città e la sua acqua. Al Teatro Trastevere, il Collettivo Civico Vajonts23 presenterà Roma scorre, una lettura scenica che ripercorre la decisione del 1870 di costruire i Muraglioni per separare definitivamente l'acqua dalla città. Una scelta che ha trasformato il rapporto collettivo con il fiume e che pone domande urgenti alla comunità di fronte alla crisi climatica contemporanea: quale strada percorrere? Cosa siamo disposti a sacrificare? Quale futuro per una capitale che deve convivere con i suoi fiumi?
In Piemonte, nove azioni trasformano Sesia, Dora Riparia e altri corsi d'acqua in spazi di apprendimento e meditazione. A Romagnano Sesia (NO), la fondazione La Nosta Gens organizzerà Il sussurrare della Sesia. Mi fai capire il fiume?, dove incontri con glaciologi, botanici ed esperti d'acqua trasformano il corso d0'acqua in archivio vivo di sapere scientifico e memoria locale. A Torino, nel contesto di Earthink Festival, Tékhné propone due repliche di una performance itinerante immersiva dove i partecipanti ascoltano la memoria dell'acqua in forma multisensoriale.
“Finché di acqua ce n'è va tutto bene, ma quando scarseggia si diventa rivali. Bisogna capire, per superare le rivalità” Marco Paolini
Gli stessi bisogni e un bene scarso. Che si fa?
Il termine "rivale" viene dal latino rivus e "indica colui o colei che attinge al medesimo corso d'acqua", spiega Marco Paolini. "Finché di acqua ce n'è va tutto bene, ma quando scarseggia si diventa rivali. Capire l'articolazione degli interessi nella gestione delle acque, delle falde e dei fiumi prima, e dei tubi poi, è un passo necessario per superare le rivalità, individuare i punti di forza di una necessaria alleanza e restituire alle acque il valore di bene comune. Il cambiamento climatico ci impone oggi di
impegnarci a farlo".