L'ingresso dell'abbazia
Il coro CAI L'Aquila
Erminio Quartiani presenta i cori
Il coro giovani del CAI Roma
La direttrice del coro giovani del CAI Roma, Matilde Biciocchi
Il vicepresidente Manlio Pellizon ricorda la storia dell'alpinismo abruzzese
Il presidente generale del CAI Antonio Montani
Il pubblico in sala
Il Chorus harmonie
foto di gruppo a fine serata
I cori uniti
Non c'è montagna senza canto e non c'è immagine più efficace per rappresentare la musica in montagna che un coro. È certamente espressione di tradizione, ma non va inteso come la difesa di un mondo ancorato al passato. La dimostrazione che il coro è vivo e animato da un costante rinnovamento è arrivata ieri a Sulmona, al memorial Gabriele Bianchi, nel corso della 27esima settimana nazionale dell'escursionismo e cicloescursionismo.
La giusta ambientazione
La serata si è tenuta come tappa della manifestazione canora organizzata dal Centro nazionale coralità del Club Alpino Italiano, presieduto da Giuseppina Antonucci. La quarta edizione è partita quest'anno a maggio a Bovisio Masciago, sezione di provenienza di Bianchi, past president del CAI e fondatore del centro nazionale coralità.
All'abbazia di Santo Spirito al Morrone, tre cori si sono alternati davanti al pubblico che ha gremito la navata della chiesa. Edificata nel tredicesimo secolo, l'abbazia ai piedi del Monte Morrone ha offerto un ambiente disteso ma non dispersivo. Tra i due altari dedicati a San Benedetto e San Pietro Celestino le note hanno allietato una serata che ha saputo offrire ai presenti un modo di fare musica che riporta l'uomo e la comunità al centro della scena.
I saluti del presidente generale del CAI Antonio Montani hanno ricordato l'unità del sodalizio nel nome delle montagne “perché non mi stancherò mai di dire che le montagne non sono solo Alpi, ma anche Appennino” e anche il vicepresidente Manlio Pellizon ha restituito centralità alla storia alpinistica locale, rammentando che "la prima salita al Gran Sasso è antecedente di duecento anni a quella del Monte Bianco, riconosciuta per convenzione come data simbolo della nascita dell'alpinismo". La serata si è aperta sulle note de La Montanara: l'inno del Club Alpino Italiano è stato eseguito dal coro CAI L'Aquila, diretto da Giulio Gianfelice.
Il coro CAI L'Aquila esegue 'La Montanara'Le esibizioni
La prima esibizione ha visto cantare il coro giovani del CAI Roma. Il primo coro giovanile del sodalizio, costituitosi da un anno e mezzo, ha esordito con La bomba imbriaga di Bepi di Marzi. I ragazzi hanno poi proseguito con Sotto Sieris, Brigante se more, Monte Nero e Nanneddu Meu. Il coro, diretto da Matilde Biciocchi, ha espresso una notevole vitalità e ha portato una ventata di freschezza alla serata. Proprio in tema di rinnovamento e sguardo al futuro, nel corso della serata amabilmente "cucita" dalle parole di Erminio Quartiani, lo storico componente del Cdc ha annunciato alla platea che il Centro nazionale coralità ha instaurato un rapporto di collaborazione con i licei musicali, aprendo così a nuove prospettive per il futuro del movimento.
Dopo il coro giovani del CAI romano è stata la volta del Chorus harmonie di Francavilla al Mare, diretto da Franco Pomilio. Il gruppo ha aperto con l'Ave Maria, continuando con Fratello sole sorella luna, Jesus Rex Admirabilis, Il bianco e dolce cigno, Gentil madonna, El grillo è buon cantore.
Come aveva aperto, il coro CAI L'Aquila diretto da Giulio Gianfelice ha chiuso le esibizioni. Il primo canto scelto è stato Lu piante de le fojie di Guido Albanese e Cesare Tizza, quindi Carezze di Marco Maiero. La struggente L'ultima notte ha riportato la sala alle sofferenze dei soldati italiani in Russia nel secondo conflitto mondiale, quando riuscirono a rompere le linee nemiche per iniziare una tremenda marcia verso casa. Io resto qui e La ballata del soldato hanno portato la sala verso la conclusione della serata.
Il congedo al pubblico è arrivato dai tre cori uniti sulle note di Signore delle cime, che ha salutato il pubblico con un canto che è ormai significato universale di amicizia, oltre che un augurio di serenità che si fa trascendente. Viva commozione in chiesa per un messaggio che unisce i presenti a chi è rimasto nel nostro cuore e - grazie ai cori del memorial Gabriele Bianchi- continua a risuonare con note dolci.