Le quattro stagioni della montagna

Ferragosto è l'esplosione dell'estate anche in quota, con tutte le contraddizioni che l'uomo porta. La natura però è capace di sorprenderci in ogni momento: pure una semplice escursione va affrontata sì con animo leggero, ma sempre con occhi e orecchie bene aperti

 

Ma come? Siamo a Ferragosto, simbolo ed evidenza di giorni caldissimi, l'apice dell'estate in ogni sua manifestazione e ci vieni a parlare delle quattro stagioni della montagna? L'obiezione sorge spontanea, ma se andiamo per gradi - speriamo non troppi, che già il termometro spinge- il ragionamento fila, eccome.

Gli occhi per vedere, la tradizione per conoscere

Ieri sono salito al Pizzo Stella (3.163 metri), in Valchiavenna: è una bella escursione che da Fraciscio porta in cima alla montagna, prima per un bosco sontuoso solcato da un generoso torrente, quindi per pascoli, ricordi di nevai e infine per cresta. Sono circa 1800 metri di dislivello e ci vogliono tra le 4 e le 6 ore per salire, soste comprese, a seconda del passo. Il percorso non presenza difficoltà alpinistiche se non che è richiesto il minimo orientamento indispensabile e la gamba allenata il giusto: per non ritrovarsi in difficoltà, magari al ritorno.


Mentre procedevo verso la magnifica vetta - dalla forma autentica di montagna con tutti i suoi crismi- un po' mi guardavo intorno e un po' ragionavo su quel che passa sui media in questi giorni: ho visto diversi escursionisti, più o meno preparati, più o meno abbigliati secondo necessità, più o meno schiamazzanti. Ho visto gente esausta salire con cani esausti, ragazzi perdere l'orientamento nell'unico passaggio che poteva far sorgere un dubbio, schiere di persone - a me non va di chiamarli turisti, sono in montagna a piedi quanto me- spiaggiati in riva al lago. Ho visto anche tanto buonumore, voglia di cantare e stare insieme, camminatori allenati che mi hanno letteralmente bruciato, alpinisti in perlustrazione, rifugisti dediti con passione al proprio lavoro. Ho pensato alla crisi idrica che le strutture fronteggiano come riescono - ciascuno con i propri metodi-, agli incendi, ai crolli accentuati dall'emergenza ambientale.


E, mentre salivo, all'improvviso mi è venuto in mente di quando ero ragazzino e "i vecchi" si raccomandavano prima di vederci partire "fate attenzione: in montagna, in un giorno solo, puoi vedere tutte e quattro le stagioni". A Ferragosto, nel 2026, in piena emergenza climatica e strangolati dall'alta pressione, può sembrare il momento meno opportuno per ricordare questo modo di dire, eppure è vero proprio il contrario, a ben guardare.

la montagna ha accelerato

Il fatto che da mesi stiamo vivendo un'estate caldissima, con temperature record e ridicole quantità di precipitazioni, ci sta portando a pensare che l'estate sia infinita. Endless summer non è però solo la vana idealizzazione di una giovinezza che non vuole terminare, ma letteralmente un abbaglio dato dal momento che stiamo vivendo.


La montagna davvero può cambiare e cambia faccia nel giro di un niente: non serve avere fatto qualche corda doppia sotto un forte temporale in Dolomiti per sapere che in pochi minuti le temperature possono precipitare insieme a torrenti di acqua gelida e terribili scariche di sassi. Basta leggere le cronache delle frane o delle valanghe che tormentano i pendii per capire come la natura in quota ci mette poco a mostrare il lato letale per noi umani che ci avventuriamo in alto. E non è un trattamento riservato agli alpinisti. Gli escursionisti - e anche i turisti che sostituiscono i mezzi di trasporto ai piedi- si possono trovare in ambienti che si trasformano da un momento all'altro e con una violenza che in determinati casi è maggiore anche rispetto al passato. Perché l'emergenza climatica ha portato all'accentuazione dei fenomeni, per intensità e frequenza.


Non ho interesse a tediarvi con commenti su persone in difficoltà, totalmente impreparate e inesperte, che si trovano a chiamare un elicottero per fronteggiare una situazione a cui non si erano precedentemente nemmeno avvicinate. Nè mi dilungherò qui su ciò che è assodato: vale a dire che nessuna informazione ricavata da internet può sostituirsi alla puntuale e quotidiana conoscenza del territorio di chi gestisce un rifugio o per mestiere accompagna persone in quota.

 

Ricordo solo che, davvero, anche a Ferragosto, la montagna in un giorno può passare dai colori freschi e profumati della primavera alla fiamma dell'estate, così come ai colpi di matto delle prime perturbazioni autunnali o alla furia di un inverno improvviso che domina la quota.


È la magia della natura, non c'è motivo di demonizzarla o di starne lontani ma, come dicevano sempre "i vecchi", "occhi e orecchie bene aperte". 


Osservare, ascoltare, conoscere e fare esperienza, un passo alla volta. In questo semplice procedere c'è tutta la meraviglia della montagna. Buon Ferragosto!