Montasio, una cassettina rossa per chi vuole scrivere al ghiacciaio

All'interno della scatola un diario, che raccoglie i pensieri di chi vuole salutare uno dei ghiacciai più "resilienti" dell'arco alpino. La musicista Giovanna Pezzetta, che ha promosso l'iniziativa legata a un dottorato: "Le persone augurano al ghiacciaio di tenere duro, di non mollare".

Dal 26 giugno di quest’anno esiste un “diario del ghiacciaio” del Montasio, il più orientale ghiacciaio delle Alpi italiane. Un diario che raccoglie le firme di chi passa sotto le pareti nord della nota montagna, culmine delle Giulie Occidentali, per proseguire verso qualcuna delle vie di salita che risalgono i bastioni settentrionali della iconica vetta delle Alpi Giulie tanto cara a Julius Kugy. O quelle di chi va di proposito a visitarlo, come fa negli ultimi anni la Carovana dei ghiacciai di Legambiente. 

L’ameno libretto è stato collocato all’inizio della via ferrata Amalia (detta anche via dei Cacciatori Italiani) all’interno di una cassetta rossa ben visibile e sono state diverse le persone che hanno firmato le sue pagine da fine giugno al 2 agosto, affidandovi i propri pensieri, ma soprattutto affetto e empatia per il gigante silenzioso che sopravvive nascosto sotto fascinose pareti a picco.

Un diario, un dottorato

L’iniziativa del diario rientra in un progetto artistico di dottorato della musicista Giovanna Pezzetta realizzata assieme all’Accademia di belle arti e il conservatorio statale di musica “G. Martucci” di Salerno, un dottorato di ricerca di interesse nazionale in visual arts, performing arts, new media, new technologies, music and cultural heritage incentrato sull'importanza della riscoperta e della cura degli ambienti sonori fragili, tra i quali il ghiacciaio friulano rientra. Dunque un’indagine artistico-musicale sui suoni del ghiacciaio e del suo ambiente. “L’idea di esplorare i suoni delle zone ghiacciate mi era venuta - ci racconta Pezzetta - grazie all’incontro e alla preziosa collaborazione con Paola Fattori e Pietro Tonchia, che avevano già ideato e realizzato il progetto Reson-Ice, dedicato all’ascolto e registrazione dei suoni dell’acqua e del ghiaccio. Sono stati loro a presentarmi Daniela Piussi, guida di montagna iscritta al collegio delle guide alpine del Friuli-Venezia Giulia, operante principalmente nella Valcanale, che, il 10 luglio 2025, mi ha accompagnato a conoscere il
ghiacciaio del Montasio: non eravamo sole, con noi c’era anche Andrea Peluso, sound designer friulano e costruttore del microfono a contatto Cjossul 2.0. Con lui ho registrato
per la prima volta le voci dell’ambiente e del ghiacciaio. Con Daniela è poi nata l’idea del diario per le firme”.

Quest’anno all’idea sono seguiti i fatti, con l’apposizione della cassettina rossa all’inizio della via Amalia e l’affissione di un foglio alle pareti del sottostante bivacco Stuparich, sul
quale è indicata la posizione della cassettina con il prezioso diario per chi avesse intenzione di lasciarvi un pensiero. “Le persone - prosegue la Pezzetta - hanno scritto finché è stato possibile scrivere - fino al 2 agosto perché poi la cassettina è stata coperta da un telo di protezione bianco ed è diventata invisibile fino al nostro successivo ritorno a settembre - augurando al ghiacciaio di tenere duro e di non mollare. Nella cassettina rossa adesso (da fine settembre) c’è un diario nuovo, appena iniziato e accanto ad essa anche una targa di legno, con la scritta ‘Diario del ghiacciaio del Montasio’, preparata con cura e affetto da Aristide".

Un ghiacciaio stabile

Il ghiacciaio del Jôf di Montasio nelle Alpi Giulie, documentato e misurato per primo da Ardito Desio nel 1920, è in controtendenza rispetto ad altri dell’arco alpino. Pur avendo perso nei decenni decine di metri di spessore, da un certo momento in poi ha iniziato a stabilizzarsi senza più perdere massa o quantomeno perdendone molto poca rispetto ad altri ghiacciai. Il “segreto” sta nella sua particolare ubicazione, proprio al di sotto delle pareti a picco del versante nord della catena del Montasio, che fanno sì che dopo ogni nevicata si scarichino grandi quantità di neve direttamente su di esso, nutrendolo con nuovi apporti, inverno dopo inverno. 

Inoltre in estate la sua superficie è ricoperta di detrito, che costituisce un velo di protezione dall’insolazione e ne limita la fusione, nonostante la quota relativamente bassa in cui si trova, a 1900 metri. Gli specialisti parlano di un ghiacciaio in condizioni di equilibrio. Non è la prima volta che il ghiacciaio è destinatario di iniziative correlate con l’arte e la musica: anche il documentario L’unico superstite scritto e girato nel 2025 da Stefano Floreanini, Giuseppe Tringali e Mario Veluscek e interamente dedicato al ghiacciaio del Montasio, riserva in tal senso delle sorprese nello sviluppo del film.

In attesa dei risultati della tesi di dottorato chi vorrà andare a far visita all’anomalo sopravvissuto, quasi una divinità da invocare nel rispetto dell’ambiente che lo tutela, e firmare il diario, potrà farlo anche nella stagione autunnale avanzata, finché la neve non lo impedirà, nascondendo anche la cassettina rossa: “Con la prossima stagione estiva - chiosa Pezzetta - e con il procedere della ricerca, torneremo a cercare il Diario, tra le pietre. Per ascoltare le voci di chi sa ascoltare la voce del ghiacciaio".