Stevia, montagna dai due volti: la via oltre il limite di Vinatzer e i dolci sentieri

Nel 1933, l'alpinista gardenese sale una difficile fessura sulla parete nord ovest, un itinerario che ha suscitato l'ammirazione anche di Reinhold Messner. Ma per godere dell'ambiente nei pressi del rifugio, non c'è niente di meglio dei sentieri che portano ai prati sommitali

 

Tra la Vallunga e le Odle, nel cuore della Val Gardena, si alza una montagna a due facce. Erbosa e comoda intorno ai 2.530 metri della vetta, dove in estate pascola un gregge di 500 tra
pecore e capre, la Stevia precipita verso il Vallone di Cisles con una impressionante e ombrosa parete verticale, dove uno straordinario alpinista, quasi un secolo fa, ha tracciato una via-capolavoro.

Dove nessuno era passato

Gian Battista Hans Vinatzer da Ortisei, Battista de Val per i vicini, tra il 1931 e il 1936 apre diciassette vie nuove sulle Dolomiti gardenesi e di Fassa. A tramandare il suo nome anche oggi sono capolavori come le placche della Punta Penìa, sulla parete sud della Marmolada, e la via diretta sulla nord della Furchetta, sulle Odle, che aveva respinto campioni come Hans Dülfer, Emil Solleder e Fritz Wiessner.
 

Passa quasi inosservata invece, per decenni, la via tracciata da Vinatzer nel 1933 insieme a Vincenzo Peristi sulla muraglia della Stevia, che è incisa da una profonda e strapiombante fessura di circa 180 metri di altezza. A rivelare l’interesse e la difficoltà di questo itinerario, quarant’anni dopo l’apertura, è Reinhold Messner. “Quando la giovane élite dell’arrampicata fece la ripetizione della Vinatzer alla Stevia si accorse con stupore che questa via era difficile come la Pumprisse, quindi di settimo grado” scrive negli anni Settanta l’alpinista di Funes.

“Quando la giovane élite dell’arrampicata fece la ripetizione della Vinatzer alla Stevia si accorse con stupore che questa via era difficile come la Pumprisse, quindi di settimo grado”. Reinhold Messner

“Insieme alla Furchetta, rappresenta probabilmente il massimo livello in arrampicata libera raggiunto sulle Dolomiti prima della seconda guerra mondiale” aggiungono Lorenzo
e Pietro Meciani nella loro guida Odle-Pùez pubblicata dal CAI e dal Touring nel 2000. Anche oggi, le ripetizioni della fessura Vinatzer-Peristi sono rare.

Una salita più riposante

La bellezza del paesaggio, il facile ma divertente sentiero che sale alla Forcella dla Piza, e la presenza di un accogliente rifugio privato costruito accanto alla malga poco più in basso della vetta hanno invece fatto diventare frequentata la larghissima vetta erbosa della Stevia, ottimo belvedere sulle Odle (in particolare le Fermede), il Sella, il Sassolungo e la Val Gardena.
Anche se i sentieri sono ovunque ben tracciati e sicuri, i prati intorno alla malga e al rifugio Stevia sono ripidi, e precipitano verso la Vallunga con salti e canaloni verticali. Anche il frequentato sentiero che scavalca la Forcella San Silvestro, e che consigliamo di percorrere per scendere verso la Malga Juac e Santa Cristina, comprende dei tratti esposti, traversa delle zone molto ripide e richiede sicurezza di piede e attenzione.

Ultimi giorni

Per chi vuole fare tappa al rifugio Stevia, questi sono gli ultimi giorni, visto che la struttura chiude il 27 settembre. La stagione del rifugio Firenze, con ristoro e pernottamento, termina
invece l’11 ottobre. Stessa data di chiusura per il rifugio Malga Juac, che riaprirà per la stagione invernale a Natale.

Dal Col Raiser alla Stevia e al suo rifugio
(600 m dislivello in salita, 1160 m in discesa, 4.30 ore, E)

Da Santa Cristina (Sankta Christina, Santa Crestina) o da Selva in Val Gardena (Wolkenstein, Selva) si sale con la cabinovia al Col Raiser (2107 metri), belvedere sulle Odle e il Sassolungo. A piedi, si imbocca il viottolo (segnavia 4), che conduce in discesa al rifugio Firenze (Regensburger Hütte, 2.037 metri). Si continua sulla strada sterrata che si abbassa nella Val de Cisles, dominata a sinistra dalla Stevia, fino a un bivio con cartelli (1.975 metri, 0.45 ore).

Qui si piega a sinistra, e si inizia a salire verso la Forcella dla Piza e il rifugio. Il sentiero (segnavia 17B) si alza ripidamente tra i larici, e poi risale senza difficoltà un severo canalone
roccioso attrezzato con gradini e scalette di legno, dominato a destra dalla parete della Stevia, incisa dalla fessura salita da Vinatzer e Peristi nel 1933.
Dopo aver costeggiato un imponente spuntone roccioso si esce sulla Forcella dla Piza (2.489 metri, 1.15 ore), dove ci si affaccia sulla conca erbosa compresa tra la Stevia, la Muntejela e il Col dala Pières.

Verso destra, per prati, si sale alla larghissima vetta della Stevia (2.555 metri), oltre la quale si apre la parete. Scendendo senza via obbligata sui prati, o seguendo il sentiero, si raggiunge il rifugio Stevia (2.312 metri, 0.30 ore), che offre un magnifico panorama. Si riparte in discesa sul sentiero (segnavia 17) che supera la Malga Stevia, e poi traversa con dei passaggi aerei due impressionanti valloni rocciosi e risale brevemente alla Forcella San Silvestro (2.280 metri).

Da qui il tracciato scende a strette svolte ai piedi dei contrafforti rocciosi della Stevia, continua in un bosco di larici ed esce sui prati davanti al rifugio Malga Juac (1.903 metri, 1.15 ore). Un viottolo e poi la strada sterrata della Val de Cisles, che in un tratto ripido e scomodo si evita a destra per un sentiero, riportano alla base della cabinovia (1.490 metri, 0.45 ore).